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Editoriale: Homi fashion & Jewels, buona la prima, quello che manca è il prodotto

Giovanni Micera direttore di Preziosa Magazine

Da poche ore abbiamo archiviato la prima edizione di Homi Fashion & Jewels, firmata dal direttore Emanuele Guido. La manifestazione, nata dalla costola di Homi Milano, ha aperto i suoi saloni a febbraio, in concomitanza dei due eventi moda Mipel e Micam, creando per la prima volta, nel quartiere fieristico di Rho, un unicum di offerte dedicato alla pelle, alle calzature e al bijou/accessorio moda. È inutile negare che lo spostamento di data – circa un mese avanti rispetto alle passate edizioni – aveva creato dubbi e perplessità tra gli storici clienti di fiera di Milano (oltre 400 provenienti prevalentemente dall’Italia). Ma non solo, anche il cambio di padiglione – l’11 e il 13 sono stati sostituiti dagli attuali 8 e 12 collocati al piano superiore – e il riposizionamento degli stand all’interno del nuovo layout avevano generato perplessità.

Per valorizzare la ricchezza merceologica e rendere una maggiore fruibilità, abbiamo rinnovato il format espositivo che a febbraio non sarà più diviso per settori ma in percorsi strutturati secondo le esigenze dei visitatori e dei loro target finali.” – Aveva dichiarato mei mesi scorsi a Preziosa Magazine il direttore Guido. Ora, però, che siamo arrivati alla prova del nove, dobbiamo ammettere che le esitazioni inziali sono state superate da una fiera che ha dimostrato, pur nei tanti timori del momento storico, che un solco importante è stato tracciato. Ed è innegabile che sia stato fatto un importante lavoro di scouting: più di 120 nuove anagrafiche – molte microimprese -, il 32 per cento provenienti dall’estero, hanno arricchito il salone milanese, garantendo un’offerta di circa 600 espositori. Anche in termini di affluenza, sin dal primo giorno, all’interno dei padiglioni il pubblico non è mancato ma a dirla tutta l’unico addendo in questa addizione non pervenuto è il prodotto. Purtroppo, salvo poche mosche bianche, tutto il resto è noia. Vecchie collezioni – spacciate come novità – stand fotocopia senza nessuna fantasia rappresentano il cavallo di ritorno di chi va in fiera per fare affari. Ad ogni evento fieristico, le chiacchiere di corridoio, tendendo sempre ad incolpare gli organizzatori, i buyers che non ci sono, i bei tempi andati. Nessuno che faccia una vera autocritica su come è arrivato, sul valore della sua collezione, sul packaging, sulla qualità della propria comunicazione online/offline.

La colpa è sempre degli altri, dei gioiellieri che non vengono e della crisi; forse è arrivato il momento di aprire i propri armadi e capire esattamente che vestito indossiamo.

 


1 commento

  1. Nadia says:

    Anche il Bijorhca di Parigi a gennaio faceva una gran tristezza…


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