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Editoriale – Economia circolare, smart-working e sostenibilità

Le nuove frontiere commerciali sono legate a doppio filo ad una condotta commercialmente corretta e trasparente. Non ci sono più alibi: le imprese sono ad un bivio: assumere un atteggiamento difensivo, oppure trasformare la “minaccia” in “opportunità”, sviluppando strategie nelle leve della sostenibilità.

Giovanni Micera

Sempre più spesso si sente parlare di economia circolare, il nuovo sistema economico basato su processi di produzione di alto valore sociale, territoriale e culturale. È la nuova frontiera che tutti siamo chiamati a sostenere responsabilmente perché non rimanga solo teoria.

Il “green” presente nella nostra quotidianità ha perso quella connotazione “estremista ambientalista” che lo etichettava nel passato Novecento. È una concezione diversa della produzione e del consumo, ancora all’inizio del percorso per la verità, ma la sensazione è che piano piano le economie mondiali si stiano avviando verso una reale coscienza verde a cominciare dall’impiego di energie rinnovabili. Proprio in questa ottica, a mio avviso, vanno inquadrati alcuni fenomeni che, nel breve, potranno in qualche maniera influenzare le future politiche commerciali del nostro settore, a cominciare dal ri-uso di “vecchi” gioielli e, per quanto riguarda gli orologi, dalla pratica del “secondo polso”. Ma quali sono i punti cardine applicabili al mondo del gioiello e del bijou?

Le nuove frontiere suggeriscono la realizzazione di manufatti durevoli nel tempo tra le linee da perseguire, insieme al facile ri-utilizzo dei componenti in caso di frazionamenti o smontaggi (ci sarà un perché se per esprimere il loro valore si usano termini come “per sempre”, “intramontabile”, “senza tempo”).
Ma la vera rivoluzione sta a monte: nell’approvvigionamento delle materie prime e nella corretta filiera produttiva – da sottolineare in tal senso gli sforzi spesi negli ultimi anni, dal mondo istituzionale/associativo, per identificare politiche di condotta corrette.

Non ci sono più alibi. Le imprese sono ad un bivio: assumere un atteggiamento difensivo, limitandosi a rispondere alle eventuali sollecitazioni, rischiando però di perdere nuove opportunità di business; oppure trasformare la “minaccia” in “opportunità”, sviluppando strategie nelle leve della sostenibilità.

Da questo punto vista un segnale viene da Italian Exhibition Group che, nei due suoi quartieri fieristici, ha avviato un iniziale progetto di smart working proponendo di lavorare da casa un giorno a settimana ad un primo gruppo di dipendenti, che si traduce in una migliore qualità della vita oltre che ad una limitazione di traffico sulle strade con una derivante riduzione del livello di smog. Bravi!

Certo, non sarà facile lasciare in eredità un mondo migliore ma di certo è nostro dovere indicare quelle logiche diverse da attuare quanto prima, magari nell’immediato!


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