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E tra i “rottami” spunta una rarità

Le banconote asciugano le lacrime meglio del fazzoletto” sosteneva Antonio Fogazzaro, intendendo dire che aiutano a sopportare meglio le amarezze.

Quando mancano, infatti, anche una piccola complicazione può cambiare in un guaio, che l’usura, aggiungerei, fiuta come un segugio. L’alternativa possono essere i “compro oro”, oggi l’unica attività a vantare un pellegrinaggio esponenziale, pur se di gente disperata. Ma non è delle illegalità – a volte riportate dalle cronache -, di cui voglio parlare, bensì di etica poiché sul piatto di quelle bilancine si baratta (anche) il passato in cambio di quei contanti necessari a risolvere una qualche difficoltà o a soddisfare uno sfizio.

Già, perché in queste botteghe si stimano indifferentemente la collanina demodé, il bracciale scippato, la fede che qualcuno vergognosamente posa sul banco per far quadrare quei conti che non quadrano più. Evidentemente oggetti di bassa gioielleria ma intrisi di altri valori a cui i gestori di questi esercizi non sempre prestano la dovuta attenzione o mancano dell’adeguata conoscenza a cogliere tra essi qualche rarità a volte a forma di una vecchia spilla, di un orecchino deformato, di un bracciale pacchiano. Un’ignoranza di una gravità abissale che può concorrere a cancellare la tradizione per un pugno di carati.

E tutto nel breve tempo necessario a destinare la merce a quei forni dove il fuoco, unitamente all’oro, fonde creatività, idee e sapere, mandando in fumo storie importanti scritte dagli artigiani di ieri. Così, invece di valorizzare le culture e recuperare tecniche dimenticate se ne rimuove il segno negando a speciali esemplari un giusto spazio, magari nella teca di un museo. Un esempio per tutti i chianini, anelli della più schietta cultura popolare, semplici ma fortemente significativi per la peculiare lavorazione e per molti aspetti di forte rilevanza culturale, capitati anch’essi tra i “rottami” dei compro oro ma per buona sorte ritrovati e delegati a mantenere vivo il tessuto di quella memoria.

Ma, considerato che tutto dipende dalla lente attraverso la quale si guarda, di quanti e di cos’altro ancora se ne perderanno le tracce?


1 commento

  1. Maria says:

    È tutto vero


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