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E-commerce, la Cina apre agli stranieri

Sarà consentito anche a società a capitale interamente estero di vendere beni nel paese: restano in vigore altri requisiti come la licenza data dal ministero

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Importante apertura della Cina verso l’esterno: un provvedimento del governo dà la possibilità ai siti posseduti al 100% da attori stranieri di vendere beni nel paese. Una decisione storica che intende incoraggiare la concorrenza e gli investimenti, anche provenienti da Paesi stranieri. Fino ad oggi, per operare nell’e-commerce, era necessario che il soggetto in questione fosse di proprietà del 50% di società cinesi, e, dallo scorso gennaio, del 45% nella zona di libero scambio (FTA) di Shanghai. La sperimentazione ha dato buoni frutti e sarà perciò applicata su larga scala.

A stabilirlo, una circolare del ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’informazione sulla rimozione delle restrizioni sulla compagine delle società coinvolte nel business on line. Un approccio di sensibile liberalizzazione, anche se restano in piedi altri requisiti normativi delle imprese di telecomunicazione straniere, come requisiti minimi di capitale e una lunga esperienza nel settore oltre al possesso di un tipo particolare di licenza, concessa a discrezione del ministero.

E’ qui probabilmente l’elemento più restrittivo: non è chiaro infatti se sarà ancora più difficile per una società a capitale interamente estero ottenere le licenze. Quello che  è certo che le autorità cinesi sembrano aver capito l’importanza dello scambio commerciale con le aziende straniere per spingere il paese verso un’economia di consumo.

 


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