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E-commerce in Europa, Italia ancora terzultima

Domanda crescente per lo shopping online transfrontaliero, ma nel Belpaese fa acquisti sul web solo il 29% dei cittadini

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Cresce l’e-commerce in Europa: l’edizione 2017 del quadro di valutazione della Commissione Europea dimostra che sempre più consumatori acquistano online e che la loro fiducia nel commercio elettronico è aumentata, in particolare nell’acquisto da altri paesi dell’UE. L’Italia, però, non si distingue per i risultati: nel Belpaese solo il 29% dei cittadini fa shopping sul web, dato che colloca il paese al 26esimo posto su scala europea, prima soltanto di Bulgaria e Romania. Quanto alla spesa online per abitante nel 2015 l’Italia risultava in quart’ultima posizione seguita da Bulgaria, Ungheria e Romania.

Se la fiducia dei consumatori aumenta, maggiori riluttanze si registrano ancora tra i rivenditori, preoccupati quando la vendita si effettua fuori dal proprio paese, a causa del timore di frodi e di mancati pagamenti, norme fiscali diverse, differenze nel diritto contrattuale nazionale e nelle norme di tutela dei consumatori. Solo 4 su 10 tra coloro che vendono online hanno dichiarato che stanno pensando di allargare il proprio business a livello transfrontaliero.

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In dieci anni la quota degli europei online è quasi raddoppiata (dal 29,7% nel 2007 al 55% nel 2017). Il livello di fiducia dei consumatori è cresciuto di 12 punti percentuali per gli acquisti da rivenditori nello stesso paese e di 21 punti percentuali per gli acquisti da altri Stati membri. Per questo motivo la Commissione ha presentato una proposta di nuove regole per contratti digitali per armonizzare le norme per le vendite online e promuovere l’accesso ai contenuti digitali in tutta l’UE.

Rispetto all’edizione precedente dell’indagine, i consumatori sono più consapevoli dei loro diritti (lo è il 13% dei consumatori, +3,6 % dal 2014). Tuttavia, le condizioni dei consumatori sono generalmente migliori nei paesi dell’Europa settentrionale e occidentale rispetto a quelle orientali e meridionali. Il 94,5% dei finlandesi si lamenta quando incontra un problema, ad esempio, mentre lo fa solo il 55,6% dei consumatori bulgari. L’esposizione a pratiche commerciali scorrette, come l’uso di tecniche di marketing aggressive, varia anche notevolmente: il 40,9% dei croati ne è interessato, rispetto al 3,4% degli austriaci.


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