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Duo solo. Gioielli indagati in rapporto al corpo umano e ai sensi

E’ la solita vecchia questione: perché s’indossano i gioielli? Per se stessi – per sentirsi più belle e sicure di sé, o per qualcun altro – al fine di impressionare o dichiarare qualcosa? Questi  motivi spesse volte si sovrappongono l’un l’altro. Nel lavoro di Mi-Ah Rödiger e Annemarie van Gorkom, in mostra dal 23 ottobre fino al 17 novembre alla Galerie Rob Koudijs di Amsterdam, si vogliono mostrare i due poli opposti. In breve: introspezione versus comunicazione.
Gli oggetti di Mi-Ah Rödiger nascono da un bisogno profondamente sentito di fermare il mondo per un secondo. Si vuole limitare la corrente di sovraccarico di stimoli da ‘spegnimento’ o isolare alcuni sensi. Partendo da questo punto di vista sono state disegnate opere di gioielleria come addizione al corpo. Rödiger pone l’attenzione su occhi, naso o orecchie non rispetto alle funzionalità, ma anche alle loro forme specifiche.
Annemarie van Gorkom, d’altra parte, esplora i codici visivi che sono indissolubilmente legati alla vita quotidiana. Si concentra non solo sulle frecce e altri simboli, ma anche sulle rappresentazioni dei cartoni animati legate ai suoni ed alle emozioni.
Ciò che accomuna entrambi gli artisti è il loro interesse per il processo di produzione. Rödiger esegue il suo lavoro in splendidi colori e materiali. Per Van Gorkom la tensione tra fugaci immagini visive e nuove tecnologie è spesso il motivo per creare nuovo lavoro. Due modi per avvicinarsi allo stesso mondo, due aspetti diversi dell’utilizzo di gioielli.


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