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D’orica un filo di seta tutto italiano

Da “sarti orafi” a rifondatori della seta italiana. È l’avventura di D’orica, laboratorio nato nel 1989 a Nove, in provincia di Vicenza che da qualche anno all’oro ha affiancato – appunto – la seta, facendo ripartire la produzione italiana dopo mezzo secolo.

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Giampietro e Daniela Zonta

Come quella di molti, anche la storia dei coniugi Giampietro e Daniela Zonta nasce in un garage per arrivare al mondo. Oggi, infatti, esportano il 95% della produzione in 22 Paesi e a dispetto della crisi globale per l’imprenditore «gli ultimi 5 anni sono stati i migliori». Il segreto? «Serietà, credibilità e prodotto su misura».

dorica 4La vocazione alla personalizzazione, del resto, è nata con l’azienda. «Dopo poco che ci eravamo messi in proprio, il nostro unico cliente dell’epoca ci annunciò che per due mesi non avremmo avuto lavoro. Mi sono detto: Devo vendere al mondo! Eravamo in due e la prima esportazione è stata in Corea del Sud. Mi hanno chiesto una catena a palline e da lì è nato il gioiello D’orica. In quel momento ho deciso di attrezzarmi per non dire mai “no” al cliente o ai miei dipendenti “non c’è più lavoro”. Ho continuato a investire e oggi siamo in grado di fare qualsiasi oggetto, anche in un solo pezzo, e produciamo 200 semilavorati diversi – chiusure incluse – che poi vengono assemblati a mano. Tutto internamente».

dorica 6-minNel 2014 arriva anche la svolta “serica”, nata dalla mente di Daniela, creativa di D’orica. «Il nostro gioiello richiama il filo – racconta – ed è stato naturale provare altri materiali. Il cashmere è piaciuto ma non era adatto all’estate, quindi ho pensato alla seta».

dorica 5-min Il problema, però, è trovarne di italiana, visto che questa produzione è cessata 50 anni fa. Perché, allora, non fabbricarla da sé? «Il destino ha voluto che fossero degli orafi a fare ciò in cui nessun tessile si è cimentato. Ma del resto quello di seta veniva anche chiamato “aureo filo”. E abbiamo voluto farlo in modo etico».

dorica 9-minTrovati i bachi al Crea di Padova, acquistano una macchina per la trattura dei bozzoli marca Nissan del 1971 e trovano persone che conoscono le antiche lavorazioni: direttamente da “Tina la filandina” arriva tra le mani emozionate di Daniela il primo filo tubolare per le collane. A VicenzaOro January, il gioiello in oro e seta riscuote interesse ma non viene capito. «La seta etica va compresa e spiegata – afferma Giampietro – e abbiamo realizzato che il contesto ideale era un altro. Una sfilata in una filanda è stata la svolta e il progetto è stato anche premiato a livello europeo. Abbiamo presentato i gioielli a 20 negozi di lusso, tra gli altri a Roma, Venezia, Firenze e Milano e sono rimasti affascinati, ma chiediamo che vengano prima da noi per capire il prodotto e con ognuno porteremo avanti un progetto specifico».

dorica 8-minNel futuro, però, potrebbe esserci anche la moda, visto che a Milano Unica lo stilista Alberto Zambelli si è innamorato della seta etica e l’ha voluta per un abito. Il primo di una collezione? «Non sappiamo come la cosa si svilupperà – concludono – Intanto a breve lanceremo due nuovi brand, uno legato al gioiello in oro e seta e l’altro proprio al filo di seta etica». (MEB)

 


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