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Donatella Zappieri: a Natale l’accessorio e il gioiello con valenza emotiva

Nel suo lavoro, un po’ esclusivo, è una professionista a tutto tondo con un ricco curriculum scritto step by step con la volitività di una self-made woman. Tenace e solare, ha percorso con modestia e determinazione una strada segnata anche da deviazioni che per qualche verso si sono poi dimostrate formative, perché, come lei stessa afferma: “Ogni esperienza ha la sua importanza. Niente accade per caso, per cui vivo tutto con intensità e curiosità”. Ci sa fare, è di quelle donne che del proprio nome hanno fatto una firma a livello mondiale. È partita dall’Emilia ed è arrivata a Milano, da tempo ormai la sua residenza ma non troppo fissa perché più che spesso è in viaggio per lavoro.

Oggi è tra gli esperti di gioielli e di lusso con un percorso iniziato come quello di tanta gente comune, frequentando prima il liceo e poi l’università. Ma a darle la svolta è stato proprio il trasferimento nella capitale della moda italiana, dove ha affinato l’occhio su quello che succede e sviluppato un fiuto strategico nel testare i mercati e le loro venature, mettendo a frutto ogni sorta di informazione. La sua expertise spazia dalla direzione creativa allo sviluppo prodotto, dal marketing strategico all’organizzazione di eventi. Ma nella pratica, qual è il suo ruolo?

È una problem solver: se le aziende sostengono il business, lei sostiene le aziende dando una soluzione ai perché, come, quando, quale e dove, coadiuvata da un network di collaboratori di diverse professionalità, per valorizzare un prodotto e collocarlo nel mercato giusto, nel modo giusto, nel tempo giusto.

Dal marketing al design alle PR, le posizioni importanti che ha ricoperto sono davvero tante ma ha fatto quadrare il cerchio fondando nel 2010 un proprio studio come Luxury Goods Strategic Consultant rivolto ad aziende premium. Un know-how d’alto profilo che ama condividere con le nuove generazioni a cui dedica l’insegnamento dello studio delle tendenze e dello sviluppo prodotto, non escludendo coaching individuali su start up e organizzazione di corsi di management a Ginevra e a Milano.

Pragmatica, certo, ma senza nulla togliere alla creatività.


donatella zappieri-min


Donatella, quando un’azienda si rivolge a lei?
Quando ha necessità di migliorarsi, puntare ad un nuovo mercato, ideare una nuova linea oppure innovarne una già consolidata. La mia è una collaborazione performante che accompagna il cliente su vari fronti e con tante sfaccettature, dal lancio all’ottimizzazione, cogliendo innanzitutto le reali esigenze. In termini pratici devo ‘creare’ la differenza tra l’azienda del mio cliente e le altre e per farlo tengo sempre in accordo le mie due anime: creativa e commerciale.

C’è una prima mossa?
Ascoltare. Qualunque sia la richiesta bisogna compenetrarsi nel cliente, conoscere le sue reali esigenze e solo successivamente cogliere le aspettative del consumatore e studiare la concorrenza per poter sviluppare collezioni mirate, i canali di vendita pertinenti e sostenere campagne promozionali. Prioritaria è la chiarezza.

Bisogna essere competitivi?
Siamo nell’universo del lusso e la competizione in questo settore ha propri e precisi valori. Piuttosto va incoraggiata la domanda, facendo leva sulle potenzialità del prodotto. In base alle sue caratteristiche, decido se destinarlo ad un mercato di nicchia o di base più ampia, su uno nuovo o già spianato. È un intreccio di mosse che devono combaciare ad hoc e il mio essere continuamente in viaggio mi ha permesso di conoscere gli scenari su cui spesso opero, schivando passi falsi o azzardati e raggiungere i risultati desiderati, a volte andando anche oltre.

Quanto le preferenze dei consumatori condizionano le aziende e, viceversa, quanto le aziende delineano la tendenza?
È una compartecipazione, un insieme di fattori che interagiscono tra di loro.

Ogni mercato ha le sue priorità?
Ognuno è diverso dall’altro, per questo bisogna capire chi sta sull’altra sponda. Ad esempio oggi si parla tanto di sostenibilità, un fattore nodale verso il quale alcuni mostrano scarso interesse mentre altri la pongono al primo posto per cui bisogna operare anche sull’eticità.


I social sono una risorsa importante, un biglietto da visita e allo stesso tempo uno strumento di ricerca ma vanno adoperati con equilibrio


Che peso hanno i social nel suo lavoro?
Sono parte del mondo di tutti oramai, non si può immaginare di fare senza. Sono una risorsa importante, un biglietto da visita e allo stesso tempo uno strumento di ricerca ma vanno adoperati con equilibrio. Personalmente ho una pagina Instagram che è una sorta di vetrina sul mio pensiero nel mondo del gioiello e un racconto della mia vita professionale. Con Facebook invece mi sono data un appuntamento bisettimanale per presentare le tendenze del momento.

Quali sono secondo lei le aspettative per il prossimo Natale?
Il Natale celebra il ritrovarsi e di conseguenza la voglia di fare regali, per cui resta un momento importante per la vendita del gioiello o dell’accessorio. Negli ultimi anni, il consumatore è un pò distratto dalla vasta offerta data dalla tecnologia ma, a mio avviso, il gioiello resterà il regalo giusto. Credo che ci sarà una richiesta più forte verso l’accessorio e il gioiello che abbiano un valore intrinseco e che portino con sé una valenza emotiva, legata magari alla personalizzazione. Il colore sarà un elemento dominante, mettendo l’accento su pietre semipreziose e smalti.

Vista la sua attività di docente “A Natale i millennials sono possibili acquirenti di gioielli?
I Millennials sono legati alla tradizione più di quanto si pensi. Uno studio di WGSN evidenzia che per i Millennials le 4C legate al diamante sono state sostitute dal PALS (price, appearance, lifestyle, source), cioè, la pietra preziosa, nello specifico il diamante, viene scelta in base al prezzo, alla sua estetica e “apparenza”, allo stile di vita e soprattutto alla provenienza. Le nuove generazioni reclamano la scelta di oggetti con carattere, che facciano la differenza rispetto alla massa. De Beers evidenzia che nel 2015 sono stati spesi 25 miliardi di dollari in gioielleria coi diamanti per cui comprano più di altre generazioni e i segnali restano positivi.

Un punto vendita quali strategie deve mettere in atto per attirare il consumatore?
Creare un legame emozionale con la clientela. Questo è attuabile grazie ad una buona politica di formazione del personale ma soprattutto ad un’ottima capacità di story telling al fine di raccontare dell’oggetto la creazione, la provenienza e valenza estetica. L’ottimale sarebbero piccoli eventi in-store per una conoscenza più approfondita delle collezioni e per creare un legame di fiducia tra il personale di vendita e l’acquirente. E aggiungerei più promozione sul gioiello inteso come regalo o auto acquisto. Un packaging mirato e perché no multi funzionale e una comunicazione online ineccepibile. Oggi è fondamentale saper comunicare attraverso i social al fine di “emozionare” le nuove generazioni.

Tre parole per definire il suo lavoro?
Consulente, docente, amante del gioiello.


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