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Distretti orafi, in crescita l’export. “Bisogna combattere le politiche restrittive dei dazi”

Nei Monitor di Intesa Sanpaolo Valenza in cima con vendite estere record. In positivo anche Arezzo e Vicenza. Francesco Barberis, Giordana Giordini, Claudia Piaserico e Tommaso Mazza commentano i dati


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capoversoSi chiude bene il 2017 per il gioiello italiano: i periodici Monitor dei distretti di Intesa Sanpaolo fotografano una ripresa dell’export per tutti i poli considerati – Valenza, Vicenza e Arezzo – con alcune destinazioni storiche della gioielleria made in Italy che tornano a mostrare forte interesse.


Le esportazioni di oreficeria e bigiotteria crescono del 12%


In generale, il settore dell’oreficeria e bigiotteria italiano vede crescere le esportazioni del 12% in un contesto di domanda internazionale favorevole testimoniato anche dai dati del World Gold Council: la domanda mondiale ha registrato un incremento del 4% con oltre 2.135 tonnellate. In particolare, si segnala un andamento positivo di India (+11,5%) e Cina (+2,6%) che invece nel 2016 avevano contribuito alla significativa contrazione che aveva interessato la domanda mondiale.


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Quanto ai singoli distretti, Valenza si posiziona in cima con incrementi che la collocano, per quanto riguarda la crescita in valore, al primo posto in Italia con un aumento di ben 524 milioni di euro tra il 2016 e il 2017. Inoltre, nel 2017 il distretto orafo piemontese è divenuto il distretto orafo italiano con il maggior valore esportato, ma se la cavano bene anche Arezzo e Vicenza. Preziosa magazine ha chiesto ai rappresentanti delle associazioni di categoria territoriali di commentare i singoli dati provinciali.


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Valenza record. Barberis: “Il risultato dovuto soprattutto al contoterzismo di alta gamma”

Anno straordinario per l’export del distretto Orafo di Valenza (+33,8%, pari ad un aumento di 524 milioni di euro).

Il distretto, le cui esportazioni hanno raggiunto il massimo storico di 2 miliardi e 73 milioni di euro, è divenuto il distretto orafo italiano con il maggior valore esportato: negli ultimi 15 anni, l’export è più che quintuplicato.


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L’analisi di Intesa Sanpaolo reputa fondamentale il ruolo di Bulgari nella spinta verso l’estero – a fronte dell’avvio di produzione nel nuovo stabilimento valenzano della maison – mentre Svizzera (+206 milioni di euro) e Francia sono i mercati che sono cresciuti di più nel 2017. Un contributo significativo è arrivato anche da Stati Uniti (+40 milioni di euro), Hong Kong (+45,8 milioni di euro) e Regno Unito, che insieme a Spagna e Germania hanno assorbito l’87% delle esportazioni del distretto. In lieve calo le vendite verso gli Emirati Arabi Uniti (-4,4 milioni di euro).

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Siamo molto soddisfatti

Confindustria valenza_Francesco Barberis-min – dichiara Francesco Barberis, presidente del Gruppo Aziende Orafe Valenzane di Confindustria Alessandria – anche se il dato risente dell’incremento export dovuto al contoterzismo di alta gamma, settore che ha guadagnato sempre più spazio nel nostro distretto accostandosi alla produzione più tipicamente valenzana, che risulta in linea con i dati dell’anno precedente. Molto dobbiamo all’Europa, ma anche a mercati tradizionali come gli Usa, la Cina e Hong Kong. Il Medio Oriente, invece, si presenta stabile, senza grosse oscillazioni. Mercati nuovi, per il nostro settore, non ce ne sono, perché già guardiamo all’intero pianeta, ma cerchiamo di studiare i modi per affrontare le difficoltà in alcune aree interessanti, come per esempio il Sud America, dove incontriamo ostacoli come i dazi e le complesse situazioni economiche dei paesi. Quanto al 2018, l’inizio anno sembra in linea e attendiamo con fiducia una maggiore stabilità politica, sia italiana sia europea, e una ripresa a livello macroeconomico”.


Bene Arezzo, trainata da Hong Kong e Turchia. Giordini: “In alcuni paesi i dazi ci penalizzano, bisogna ancora fare di più”


Anche Arezzo ha saputo difendere la propria posizione tra i distretti in crescita, collezionando un +5,5% (+99,6 milioni) superiore all’incremento medio della domanda mondiale. Secondo il Monitor dei Distretti della Toscana, realizzato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo per Banca CR Firenze, nonostante la dinamica non brillante della domanda espressa dagli Emirati Arabi (-5,1%) che rappresentano il primo mercato per l’Oreficeria del distretto toscana, le esportazioni di gioielleria e bigiotteria della provincia hanno ottenuto un incremento complessivo grazie al contributo di mercati come quello di Hong Kong (+21,6%) e la Turchia (+22,8%).


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Le esportazioni verso gli Stati Uniti, a livello regionale rallentate nel quarto trimestre 2017 (-3,3%), sono invece cresciute per il gioiello aretino (+11 milioni; +7,7%). A seguire, tra i mercati di destinazione, Francia, Repubblica Dominicana, Panama e Libano. Proprio in termini di mercati di riferimento è significativo evidenziare l’evoluzione della distanza media delle esportazioni dell’Oreficeria aretina: nel 2008 i chilometri medi percorsi dai beni del distretto erano pari a 4.500, mentre il corrispondente dato nel 2017 è aumentato di oltre 700 chilometri superando i 5.200 chilometri.

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Quel +5,5% ci piace moltissimo

Confindustria_Giordana Giordini-min– dichiara Giordana Giordini, a capo degli orafi di Confindustria Toscana Sud – perché riflette la forza, l’impegno e la determinazione che le nostre aziende profondono nella loro attività quotidiana. È una ripresa “leggera” e non uniforme, ma è comunque un risultato importante. Gli Usa tornano a dare il benvenuto al nostro gioiello, così come Hong Kong, anche se in questo caso il dato è influenzato dai tanti acquisti di semilavorati per aziende cinesi. Quanto a nuove destinazioni da battere, c’è sicuramente l’Europa. Abbiamo accolto con grande entusiasmo l’eliminazione del dazio del 5% imposto nel 2017  negli Emirati Arabi Uniti su oro e diamanti, perché quel mercato, anche se in calo, rappresenta un punto di riferimento importante che speriamo torni a crescere. Il tema delle barriere doganali resta centrale nel nostro comparto: è stato calcolato che se fossero abbattuti tutti i dazi, l’oreficeria godrebbe di un incremento di 1,5 miliardi di euro: con Confindustria Federorafi stiamo portando avanti da tempo una lotta senza sosta in tal senso e in alcuni paesi, come il Canada e il Giappone, già stiamo raccogliendo risultati significativi. Quando le nostre aziende vogliono posizionarsi su un mercato estero, devono infatti considerare non solo il suo potere d’acquisto, ma anche la facilità di penetrazione. È il caso dell’India, paese dal grande potenziale e contemporaneamente frenato da importanti barriere in ingresso, così come la Cina, che impone dazi in entrata compresi tra il 25 e il 40%”.



Gioiello vicentino in ripresa, Germania e Usa in testa. Piaserico: “L’export del gioiello si sta rimettendo in moto”


L’intero comparto vicentino della moda, fotografato dai Monitor di Intesa Sanpaolo, si presenta in ripresa nel 2017, anche grazie alla performance dell’Oreficeria di Vicenza, che come gli altri presenta 1,2 miliardi di euro di avanzo commerciale. Buono l’aumento delle esportazioni con un +3,2% (pari a +42,6 milioni id euro) dopo un 2016 deludente. Il 2017 invece si presenta in crescita, in particolare grazie all’accelerazione nel quarto trimestre 2017 (+ 4,4%). Un risultato dovuto al traino del mercato statunitense (+15,7%), tornato già l’anno precedente ad essere il principale mercato di sbocco (con una quota che torna su livelli elevati, simili a quelli precedenti la crisi del 2008-09).


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Deludono, invece, i mercati asiatici: le esportazioni di Vicenza verso Hong Kong registrano, infatti, una nuova contrazione, dopo quella del 2016, a fronte dei significativi incrementi registrati dagli altri distretti orafi di Valenza e di Arezzo su questo mercato. Sono inoltre da segnalare le contrazioni delle vendite verso Giordania, Romania e Regno Unito. Mostrano i primi deboli segnali di recupero gli Emirati Arabi Uniti, e spicca, come per Arezzo, la crescita, in netta ripresa, del mercato turco che costituisce un importante player nel mondo del gioiello e un possibile ponte verso le destinazioni centro asiatiche. Bene anche l’export diretto verso Stati Uniti e Germania, rispettivamente secondo e primo mercato di riferimento dei distretti veneti: la domanda statunitense ha dato un nuovo impulso all’Oreficeria di Vicenza (+10,4%).


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Le aziende si dichiarano ottimisteClaudia_Piaserico_Conf.Vicenza_1-min

– sottolinea Claudia Piaserico, presidente degli Orafi di Confindustria Vicenza – perché c’è stato un incremento che fa capire che il meccanismo dell’export si sta rimettendo in moto. Naturalmente, ogni prodotto ha il suo mercato preferenziale, così come ogni metodologia di vendita, ma certamente tutte le aziende sono alla ricerca di nuove mete. Quali? Per esempio l’Indonesia, che ad oggi non è ancora possibile considerare un mercato consolidato ma ha grandi potenzialità. Per il momento si presentano stabili i tradizionali mercati di Usa e Cina, mentre vive alti e bassi quello di Dubai. Un’area influenzata da questioni di ordine geopolitico ma che comunque mostra segnali di recupero”.


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Distretto campano, Mazza:

“Il 2017 è stato un anno difficile per il gioiello con corallo e cammeo”

Tommaso Mazza-minIl distretto campano, storicamente consistente sia nel campo dell’oreficeria sia in quello, più specializzato, della realizzazione di gioielli con corallo e cammeo, rappresentato dalle aziende attive a Torre del Greco, in provincia di Napoli, non rientra però nella definizione tecnica di “distretto industriale”, pertanto, pur essendo considerato un polo produttivo a tutti gli effetti, non è contenuto all’interno dei Monitor di Intesa Sanpaolo. “Il 2017 è stato un anno difficile per il nostro comparto – spiega Tommaso Mazza, presidente di Assocoral -: le aziende hanno sofferto molto, anche a causa della forte flessione in Cina che rappresenta da sempre uno dei nostri mercati di riferimento. Il Giappone, invece, si presenta in ripresa, anche se con incrementi non ancora significativi. Per accelerare sul fronte dell’export i mercati da guardare sono, oltre alla Cina, anche le Americhe. In particolare, l’America Latina sta mostrando grande interesse verso il nostro prodotto artigianale. Le nostre imprese hanno tutte le carte in regola per posizionarsi all’estero, dal momento che l’internazionalizzazione fa da sempre parte del Dna di Assocoral e dei suoi soci. Per il 2018 ci auguriamo una maggiore stabilità economica sia a livello nazionale sia a livello europeo, perché il Vecchio Continente potrebbe dare una grande spinta al nostro prodotto”.


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