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Diritto del Lavoro. Come cambia il lavoro occasionale accessorio

UNA INTERESSANTE OPPORTUNITÀ PER LE IMPRESE

La legge 92/12, meglio nota come legge “Fornero” di riforma del mercato del lavoro, ha apportato notevoli trasformazioni alla disciplina del lavoro occasionale di tipo accessorio, rendendone più agevole l’utilizzo da parte dei datori di lavoro.
Ricordiamo che tale forma contrattuale riguarda “attività lavorative di natura meramente occasionaleed è caratterizzata dal pagamento del lavoratore mediante i cosiddetti voucher o buoni lavoro.
Il lavoro occasionale di tipo accessorio si è rivelato uno strumento gradito a molte imprese, sia per il costo che per la flessibilità di utilizzo, durante i picchi lavorativi, come il Natale o la Pasqua, per avere un aiuto in azienda ad un costo ragionevole e senza rischi di controversie.
La legge Fornero ha rimosso molte barriere all’utilizzo di tale strumento : innanzitutto ha ampliato la platea dei soggetti assumibili, che prima era limitata ai giovani con meno di 25 anni di età, regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università o un istituto scolastico di ogni ordine e grado, durante i periodi festivi ed i fine settimana.
Ora invece sono utilizzabili lavoratori di qualsiasi età ed in ogni periodo dell’anno, salvo che per il lavoro agricolo per il quale sono utilizzabili, con questo tipo di contratto, solo i pensionati ed i minori di 25 anni.

Riassumiamo le regole principali di tale tipologia contrattuale:

  • Soggetti assumibili: tutti (tranne le predette limitazioni per il lavoro agricolo).
  • Mansioni: tutte
  • Costi: le prestazioni vengono retribuite con un buono (voucher) acquistabile presso gli uffici postali, le banche ed i tabaccai convenzionati o le sedi INPS. I buoni sono acquistabili anche via internet attraverso il sito dell’INPS. Attenzione :  se i buoni vengono acquistati telematicamente sia il datore di lavoro che il lavoratore dovranno registrarsi sul sito www.inps.it e seguire le istruzioni ivi contenute. Negli altri casi, la previa registrazione del lavoratore non è necessaria.

Ogni singolo buono ha un valore nominale di 10 Euro, comprensivo di contributi INPS ed INAIL più una quota per la gestione del servizio, per un totale di 2,5 Euro.

Il corrispettivo netto della prestazione, in favore del prestatore, è quindi pari a 7,50 euro, esenti da imposizione fiscale.

In pratica, l’azienda paga il buono 10 Euro, di cui 7,50 costituiscono la retribuzione netta del lavoratore. Mediante il buono il datore assolve anche agli obblighi contributivi. Il lavoratore potrà riscuotere il corrispettivo dei buoni presso gli Uffici Postali.

  • Retribuzione: mentre prima la retribuzione totale della prestazione doveva essere concordata tra le parti, ora la legge Fornero, modificando l’art 72 comma 1 del D. Lgs. 276/2003 (Legge Biagi),  ha definito i voucher come “buoni orari”, stabilendo di fatto che ad ogni ora di lavoro deve corrispondere un buono da 10 Euro, salvo naturalmente intese migliorative per il lavoratore.
  • Limitazioni: un singolo lavoratore non può percepire più di 2.000 euro in buoni da parte di un singolo committente nel corso dell’anno, se questo è un imprenditore o un professionista. In generale un singolo lavoratore non può superare il limite di 5.000 euro all’anno di compensi percepiti, anche da più committenti. Per i lavoratori titolari di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito (Cassa integrazione, etc.) il limite annuo è di 3000 Euro.  Non vi sono invece limitazioni complessive per il datore di lavoro, che può così utilizzare più di un prestatore di lavoro accessorio.
  • Comunicazioni obbligatorie: indipendentemente dal momento e dalla modalità con cui i voucher vengono acquistati, prima dell’inizio della prestazione lavorativa è obbligatoria la comunicazione preventiva all’INPS o all’INAIL di attivazione della prestazione, tramite i canali ordinari (comunicazione telematica sul sito www.inps.it, contact center Inps-Inail al n 803164, Fax INAIL 800657657) .

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