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Diritti umani, Cartier dice no alle gemme birmane

Sulla sua pagina Facebook la maison ha annunciato che non userà più le pietre preziose dall’ex colonia inglese accusata di persecuzione nei confronti del gruppo etnico dei Rohingya

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Cartier, un collier della collezione Magicien

Anche Papa Francesco, in visita in Birmania a fine novembre, ha espresso la propria solidarietà ai profughi dei Rohingya, in esodo da fine agosto verso il Bangladesh (622mila persone secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati): a loro, in Myanmar, non viene riconosciuto il diritto di cittadinanza. Secondo l’Onu quella in atto nei loro confronti è una vera e propria “pulizia etnica”. La Birmania è molto nota per la sua produzione di gemme preziose, ma a fronte delle polemiche che parlano del loro utilizzo per il finanziamento illegale alle forze armate birmane impegnate a cacciare i Rohingya dai loro paesi, la maison Cartier ha annunciato sulla proprio pagina Facebook americana che non prenderà più i preziosi dall’ex colonia inglese. La notizia, diffusa dal quotidiano britannico Times e riportata da La Stampa, è la risposta della casa di gioielleria alle politiche birmane: anche Tiffany, fin dal 2003, aveva optato per il boicottaggio delle gemme estratte nel paese.

Le gemme birmane sono da tempo utilizzate dai grandi produttori di gioielleria per le loro creazioni. La collezione “Tutti Frutti” di Cartier, per esempio, ospita pietre provenienti dal Paese: smeraldi, diamanti e zaffiri. L’industria birmana delle gemme, riferisce sempre La Stampa, è già stata soggetta a sanzioni da parte dell’Unione europea e degli Stati Uniti, ma alla fine le sanzioni sono state revocate rispettivamente nel 2013 e nel 2016, dopo che i generali hanno liberato l’ex dissidente Aung San Suu Kyi, ora leader birmana, dagli arresti domiciliari e hanno permesso un parziale ritorno alla democrazia.

Ma negli ultimi mesi è tornata sotto i riflettori la persecuzione ai danni della minoranza musulmana in atto nel paese e dal mondo del lusso, sempre più sensibile alle questioni di ordine etico, sono già arrivate le prime reazioni. La maggioranza delle pietre viene dalla “Valle dei Rubini“,  l’area montagnosa di Mogok, 200 km a nord di Mandalay, dove vengono estratte gemme del valore di decine di migliaia di dollari.


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