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Diamanti sintetici, tra i gioiellieri italiani prevalgono i no

Sul diffondersi di nuovi prodotti più accessibili rispetto ai diamanti naturali il dettaglio italiano è ancora diffidente: “Necessarie trasparenza e informazione”

Diamanti

Gioiellieri americani ancora diffidenti verso il diamante sintetico, ma anche in Italia la cautela sembra essere la stessa. Un’indagine della Diamond Producers Association che Preziosa magazine ha riportato ieri ha evidenziato che il 61% degli intervistati non venderà sintetici nei prossimi 18 mesi, a causa del timore di veder compromessa la propria reputazione aziendale. Anche il dettaglio italiano sembra mostrare lo stesso prudente atteggiamento, soprattutto in assenza di una corretta informazione su questo tipo di prodotto.

Giuseppe Aquilino-min
Giuseppe Aquilino

“Come in tutti i campi, la differenza la fa la professionalità dell’operatore – spiega Giuseppe Aquilino, presidente di Federpreziosi e titolare della omonima gioielleria a Barianche se il timore è quello di inquinare ulteriormente un segmento dedicato, quale quello del diamante naturale, come già avvenuto a causa del fenomeno bancario dei diamanti da investimento. Rischiamo di mettere un ulteriore tarlo e creare solo confusione: se comunque qualche dettagliante prende in considerazione i diamanti sintetici, dovrà farlo in assoluta trasparenza e proporli al pubblico per quello che sono. Finora, nella mia gioielleria, non è mai stata avanzata alcuna richiesta dei clienti in tal senso e credo che, in generale, in Italia non c’è grande interesse per i sintetici”.

 

Michele Cicalese
Michele Cicalese

“Sono categoricamente contrario – chiarisce Michele Cicalese, titolare di Cicalese Gioielli a Nocera Superiore (Salerno) – e non intendiamo trattare sintetici nel nostro negozio. La mia è proprio una presa di posizione: se abbiamo impiegato i nostri sforzi a comunicare il valore del diamante naturale come gemma unica, un prodotto della natura dal grande valore, non ha senso oggi proporre una alternativa. È una questione etica: a mio parere, se si vuole optare per un prodotto più accessibile meglio proporre diamanti di minore caratura o qualità, ma sempre naturali. Tra l’altro la confusione c’è già tra gli operatori stessi, quindi immaginiamo i rischi per il consumatore. Ad ogni modo non intendo, almeno nel breve termine, considerare la vendita di questo prodotto: devo crederci io per primo, altrimenti come posso venderla a un mio cliente?”.

Lanfreschi
Giovan Giuseppe Lanfreschi

L’alternativa al naturale non è un fenomeno nuovo, come spiega  Giovan Giuseppe Lanfreschi, della omonima gioielleria presente sull’isola di Ischia. “In passato la fascia oggi rappresentata dal sintetico era già presente in gioielleria – racconta – come zirconia, zaffiri e anche Swarovski montati sull’oreficeria. Oggi però si va sempre più verso una maggiore specializzazione, anche a fronte del calo generico del segmento oreficeria. Ecco perché oggi questo tipo di prodotto sta scomparendo e puntiamo più sulla qualità, sul diamante naturale, o, per richieste più accessibili, su linee più giovani in argento, con pietre di colore e pietre semi-preziose. Nei piccoli negozi è difficile sposare il diamante naturale con il sintetico, perché si rischia grande confusione. Ad ogni modo, per venderli servono operatori qualificati e formati, che sappiano a loro volta informare in maniera corretta il consumatore”.

Paolo Ponzi
Paolo Ponzi

La differenza, dunque, la fa sempre la competenza. Sul punto è d’accordo anche Paolo Ponzi, titolare di una gioielleria a Bagnacavallo (Ravenna). “La chiarezza è sempre la cosa più importante – dice  -, specificando al cliente di cosa si tratta. Il vero rischio è che il sintetico venga proposto omettendone le caratteristiche. È chiaro che se il mercato inizierà a chiederli, si potrà prenderne in considerazione la vendita ma creando linee dedicate e chiaramente riconoscibili, altrimenti la confusione sarà enorme e le gioiellerie ne avranno un danno. Nel mio negozio non ho pietre sintetiche: già incontro qualche resistenza sui diamanti di colore, figuriamoci se proponessi il sintetico. La mia posizione è cauta: se il prodotto diventasse davvero molto vantaggioso potrei valutare questa opportunità, magari da orientare verso un pubblico giovane più aperto alle novità. Di certo, vanno evitati gli allarmismi e le strumentalizzazioni”.

Danilo Gianformaggio
Danilo Gianformaggio

Nel negozio di Danilo Gianformaggio difficilmente faranno capolino i diamanti sintetici, ma è una questione di scelta. “Chi vuole fare un regalo importante, vuole il lusso vero: non c’è storia – precisa Gianformaggio, gioielliere a Trapani -. Se il prodotto ricercato è un altro, allora la questione cambia, ma serve sempre grande professionalità, che è quello che distingue il gioielliere da un semplice rivenditore. Presumo – perché non mi sono mai informato in modo dettagliato – che il costo dei sintetici sia inferiore a quello dei diamanti, ma a questo punto io opto per un prodotto completamente diverso, come quello che propongo nel mio nuovo punto vendita Masstige, un nuovo e più moderno concetto di gioielleria e di lusso: argento con brillanti, per esempio, oppure oro a titolo più basso, ma un elemento prezioso deve sempre esserci. Se qualcuno sceglierà di offrire anche sintetico niente in contrario, purché sia capace di raccontare il prodotto e le sue caratteristiche in modo serio e competente. E non è sempre facile”.  


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