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Diamanti naturali e sintetici: questione di compiacenza?

"La storia è ricca di esempi di come le nuove tecnologie e la ricerca hanno modificato il corso di interi settori economici, spesso spazzando completamente via il vecchio".

Giovanni Micera direttore Preziosa Magazine

Nei giorni scorsi, durante un seminario gemmologico incentrato sui diamanti sintetici, mi hanno colpito due aggettivi utilizzati da un relatore per indicare questo nuovo fenomeno: “Avversario”, chi produce diamanti in laboratorio, “Compiacente” chi li taglia.

La storia è ricca di esempi di come le nuove tecnologie e la ricerca hanno modificato il corso di interi settori economici, spesso spazzando completamente via il vecchio. Uno tra i tanti potrebbe essere quello di un’azienda campana con stabilimenti in tutta Italia, la IPM, leader mondiale fino a trent’anni fa nella produzione e gestione delle cabine telefoniche e dei telefoni a gettoni, ormai chiusa da tempo. Ma il mondo dei diamanti naturali corre questo rischio? E soprattutto, il diamante sintetico è realmente in contrapposizione a quello naturale? A mio avviso il problema non è racchiuso nella nuova proposta commerciale, fra l’altro già ben radicata in mercati importanti e online (vedi www.brillianteearth.com) ma nella gestione del prodotto da parte della filiera. Proporre al consumatore lo stesso identico solitario, il primo con pietra naturale, ovviamente più caro, il secondo con diamante sintetico ad un prezzo notevolmente inferiore, non è interpretabile come un ampliamento dell’offerta commerciale?

E soprattutto, la doppia offerta non rafforza il valore del naturale, sicuramente meno ecofriendly ma unico e inimitabile. Allora si comincia a capire che il vero problema è racchiuso nella “compiacenza”. Parlando con tanti operatori emerge in maniera chiara che il rischio è altissimo e già presente, oltretutto non si spiegherebbe la corsa a immettere sul mercato strumenti in grado di identificare il naturale dal sintetico. Ma può la disonestà bloccare un processo di ricerca e di innovazione?

Certamente no. Un forte deterrente dovrebbe venire dagli organi di controllo del commercio mondiale e italiano, ma sappiamo bene che se le sanzioni non sono commisurate al danno risultano essere deboli e inutili.

Di sicuro la cattiva pubblicità legata ai diamanti da investimento proposta dal mondo bancario, col rischio concreto quotidiano di acquistare un prodotto diverso da quello desiderato, ha reso la gemma meno unica e meno eterna.


3 commenti

  1. Giorgio Gasparetto says:

    Le perle ! Avete dimenticato le perle . Nell’articolo sui diamanti sintetici o naturali avete “glissato” sulla storia delle perle, che fu un disastro ( vi ricordò che allora una perla naturale costava come un diamante ) forse più inerente delle cabine del telefono !
    Vi comunico inoltre che per la grande distribuzione ( supermercati – centri commerciali – internet ecc . ) il sintetico rappresenta un atout fantastica ( dal loro punto di vista ) , pensando a compratori con poco margine di spesa . E se ciò è vero per ” solitari ” , figuriamoci per trilogy o contorni e fedine . Prestare molta attenzione !


    • Giovanni Micera says:

      Buongiorno Giorgio per le perle ha perfettamente ragione, sarà uno dei prossimi argomenti.
      Per quanto riguarda la questione “grande distribuzione” è la sintesi di quello che io affermavo: una nuova offerta commerciale distinta e lontana da quella proposta fino ad ora nelle gioiellerie.
      L’importante è essere chiari e trasparenti con i consumatori.
      Buona giornata.
      Giovanni Micera


  2. Giorgio Gasparetto says:

    Questione di cultura !


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