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Diamanti da investimento: “Ecco come sono stato truffato dalla banca”

UN’IMPIEGATA DI PARMA ASPETTA DA OLTRE UN ANNO LA RESTITUZIONE DEI DIAMANTI E DELLA CIFRA VERSATA. UN SACERDOTE DI PISA HA PERSO I RISPARMI DI FAMIGLIA: TANTISSIME LE VITTIME DEI COMPORTAMENTI INGANNEVOLI DI ISTITUTI DI CREDITO E SOCIETÀ VENDITRICI


Diamanti venduti in banca a prezzi maggiorati e senza garanzia reale di ri-collocamento: c’è tempo fino all’8 marzo per depositare l’ammissione allo stato passivo in seguito al fallimento della Intermarket Diamond Business (IDB) S.P.A. dichiarato il 10 gennaio scorso. Nella sentenza del Tribunale di Milano si ricorda così l’ultimo termine utile per presentare ricorso, dal momento che il giorno 8 aprile ci sarà l’esame dello stato passivo della società davanti al giudice delegato.


I consumatori che hanno investito in diamanti hanno tempo fino all’8 marzo per presentare ricorso



Intanto, in queste ultime settimane prima della scadenza, si stanno facendo avanti migliaia di risparmiatori truffati. Negli ultimi anni, infatti, si era diffusa la vendita, da parte delle banche, di diamanti definiti “da investimento”, a prezzi maggiorati e con informazioni errate sulla convenienza dell’acquisto. Il polverone che si è alzato sulla vicenda – anticipato quasi due anni e mezzo fa da Preziosa Magazine – sembra non fermarsi. Dopo le multe comminate dall’Antitrust a banche e società intermediarie – nello specifico, la IDB, dichiarata fallita a gennaio, e la Diamond Private Investment (DPI) S.p.A. – i consumatori che avevano investito i loro risparmi convinti dai propri  referenti bancari si sono ritrovati con diamanti di valore di gran lunga inferiore a quello indicato al momento dell’acquisto, in alcuni casi addirittura senza neanche il possesso delle pietre, rimaste in custiodia presso le banche o gli intermediari.


L’impiegata: “Quando ho chiesto chiarimenti nessuno sapeva niente. Ma questi diamanti che ho comprato esistono?”

Ivonne Scauri

Tutti i risparmiatori coinvolti – cifre ufficiali al momento non ce ne sono, ma stando alle associazioni di consumatori le richieste fioccano a migliaia – si sono fidati dei propri consulenti, dai quali hanno ricevuto la proposta di “investire” in un prodotto sicuro. È accaduto anche a Ivonne Scauri, impiegata di Felino, in provincia di Parma. “Sono stata contattata diversi anni fa, intorno al 2012, da un consulente della mia banca, nella filiale di Sala Baganza (non lontano da Felino) dove ero correntista da circa un decennio – racconta – e mi è stata presentata la possibilità di investire in un prodotto sicuro, i diamanti. Abbiamo iniziato i depositi effettuati in più tranche fino ad arrivare alla somma di 52mila euro: ho stipulato un contratto direttamente con la banca, della Idb non c’era nessuno in filiale né tantomeno ho potuto vedere i diamanti. Poi quando si è iniziato a parlare di questo fenomeno mi sono insospettita, ma ci ho messo tre mesi a essere ascoltata: ho iniziato a chiedere chiarimenti telefonici al mio istituto di credito già dall’ottobre 2017, poi a gennaio 2018 mi sono presentata fisicamente in banca finché non mi hanno dovuto ricevere. Il dipendente con cui avevo firmato era stato spostato in un’altra filiale e nessuno sapeva niente. Così ho chiuso il conto lasciando aperta solo la posizione relativa ai diamanti acquistati. Nessuno mi ha mai ricontattato: abbiamo ricevuto solo una telefonata relativa a un altro investimento familiare, quello di mia figlia, che aveva versato altri 15mila euro in diamanti: le hanno proposto il rimborso del 20%. Tra l’altro, non potendo rientrare in possesso dei miei soldi, a fronte della necessità di ristrutturare casa ho dovuto accendere un mutuo”. Da quel momento per Ivonne Scauri si è aperta una lunga trafila di telefonate, mail e lettere ai giornali, ma nessuno l’ha mai ascoltata.Ho già fatto tempo fa domanda di restituzione delle pietre, ma ho anche denunciato penalmente sia la banca sia l’IDB. Non ho alcuna intenzione di fermarmi e andrò fino in fondo – continua la donna – se la banca vorrà darmi solo una parte accetterò, ma a una condizione: che mi restituisca i diamanti per lasciarmeli valutare e che siano dotati della certificazione necessaria a rivenderli. Sempre che questi diamanti esistano realmente…”.


Il sacerdote: “Ho solo portato i miei risparmi in banca, nessuno mi ha parlato di diamanti finché non ho chiesto di restituirmi i soldi”

Don Piero Nannipieri

Tante storie di risparmi pressoché volatilizzati, come quella, ancora più incredibile, di don Piero Nannipieri, sacerdote 74enne per molti anni a capo di una parrocchia in provincia di Pisa e docente in una scuola, che nel 2015 ha consegnato in banca i risparmi dei suoi genitori defunti senza neanche sapere che sarebbero stati investiti in diamanti. “Il parroco si è recato presso il suo sportello di riferimento all’allora Cassa di Risparmio di Lucca Pisa Livorno, poi assorbita in BPM – spiega l’avvocato Roberto Coli, insieme al figlio Alessandro Coli difensore di don Piero – e ha consegnato a un funzionario la somma di circa 25mila euro con la richiesta di investirli in modo sicuro.

Roberto Coli

Di fatto, quei soldi sono stati destinati all’acquisto di diamanti anche se la circostanza gli è stata riferita solo quando, tre anni dopo e scaduto il contratto di investimento, si è recato in banca per chiederne la liquidazione: lui si fidava della sua banca e sapeva di poter recuperare l’investimento in caso di necessità. Poi, per caso, nella sala d’aspetto del suo medico, ha poi incontrato mio figlio, l’avvocato Coli, che ne ha assunto gratuitamente la difesa e gli ha suggerito di recarsi nell’istituto di credito. Il funzionario ha cercato di rassicurare il cliente assicurandogli che le pietre si trovavano all’interno del caveau, ma alla richiesta di aprire la cassetta di sicurezza si è scoperto che era vuota.

Alessandro Coli

Naturalmente, per il dipendente della banca è scattata la denuncia penale. I tre diamanti – prosegue il legale – sono poi arrivati e consegnati temporaneamente al sacerdote, così da farli stimare: ebbene, l’investimento iniziale di 25mila euro corrispondeva di fatto a circa 5mila euro di valore reale delle pietre, peraltro impossibili da vendere perché prive della necessaria certificazione. Oltre a don Piero, comunque, abbiamo ricevuto diverse richieste di consumatori truffati e addirittura anche richieste di assistenza da parte di funzionari della banca che si sono rifiutati di proporre l’investimento in diamanti e sono stati per questo demansionati”. Consideratosi truffato, dunque, don Piero Nannipieri ha presentato un esposto presso la Procura della repubblica di Pisa, e le indagini sono tutt’ora in corso.


L’avvocato: “Molti risparmiatori non sanno neanche che la IDB è fallita”

Emanuele Magnani

Molte famiglie con piccoli gruzzoletti ma anche professionisti con cifre più importanti, alla ricerca di investimenti sicuri: sono tante e variegate le storie che si celano dietro le informazioni ingannevoli proposte dalle banche. “Molti purtroppo non sanno ancora del fallimento della IDB – spiega l’avvocato Emanuele Magnani, presidente della Lega Consumatori di Riminiche ha reso certamente tutto più complicato perché se prima si poteva agire contro due soggetti, ora ne è rimasto soltanto uno. La richiesta di “sblocco” delle pietre di cui i risparmiatori non sono mai entrati in possesso va fatta presso il curatore fallimentare con un ricorso. La speranza, naturalmente, è che si riesca a trattare con le singole banca e ottenere la restituzione di quanto investito. Se questo non fosse sufficiente, si potrebbe agire in via giudiziale verso la banca”.


Diamanti e soldi “bloccati”: cosa fare per tutelarsi?

Elisa Fornaciari

Districarsi tra i cavilli legali non è semplice: ecco perché sempre più spesso i risparmiatori si rivolgono alle associazioni di consumatori, dove trovano a disposizione un ufficio legale disposto a seguire i loro casi. A riassumere i vari step della vicenda è Elisa Fornaciari, legale della Lega Consumatori Arezzo. “Intermarket Diamond Business IDB S.P.A.- Investire in Diamanti: Una splendente opportunità o Uno splendido investimento”: così recitava lo slogan pubblicitario della IDB S.P.A., società avente sede legale in Milano, che sia direttamente che indirettamente attraverso le banche (Banco Bpm, Monte dei Paschi, Intesa San Paolo, Unicredit s.p.a.), offriva ai consumatori l’acquisto di diamanti da investimento, diffondendo informazioni che poi si sono rivelate omissive ed ingannevoli in merito alle caratteristiche dell’investimento proposto, al prezzo dei diamanti e alla convenienza economica dell’acquisto. Oltre centomila italiani, probabilmente, sono stati coinvolti in questo investimento: il prezzo pagato, tuttavia, era molto più alto del reale valore delle pietre di circa il 50% in meno. La differenza non era dovuta solo all’ottimistica valutazione dei diamanti da parte del venditore, bensì ad una serie di spese occultate non comprese nel prezzo dei diamanti fra le quali i costi doganali, di trasporto, l’i.v.a. al 22%”.


I risparmiatori cosa devono fare?


“Prima di tutto, con l’ausilio di un proprio avvocato di fiducia, devono presentare entro e non oltre il giorno 8 marzo 2019 – prosegue l’avvocato Fornaciari – un apposito e ben dettagliato ricorso al Tribunale Fallimentare di Milano denominato “istanza di rivendica” e chiedere al curatore fallimentare la restituzione dei diamanti. Tale istanza è obbligatoria, pena la perdita del diritto e, se non viene depositata, potrebbe pregiudicare la richiesta di risarcimento verso la propria banca. Il passo successivo è chiedere la risarcimento al proprio Istituto di credito. Banca Intesa, Unicredit e Mps, hanno deciso risarcire nella misura del 100% i propri risparmiatori, tendendosi le pietre. Banco BPM, invece, non vuole tenersi le pietre e propone al risparmiatore la restituzione dei diamanti più il 30% della cifra investita, percentuale che in corso di trattativa può salire fino al 50/60%”.

Grazie all’indagine dell’Antitrust, alcune banche sono state condannate dall’autorità per pratica commerciale scorretta. Gli Istituti di credito hanno impugnato la sanzione, ma hanno perso il giudizio e la sanzione è stata confermata anche dal Tar. “La Bpm ha annunciato che farà ricorso al Consiglio di Stato – spiega l’avvocato Grazia Ferdenzi, che ha coordinato la “battaglia diamanti” per Confconsumatori ma al momento non è stato ancora presentato. Da quando l’Antitrust ha comminato le sanzioni, comunque, siamo stati letteralmente inondati di richieste: solo a Parma abbiamo avuto centinaia di casi, migliaia a livello nazionale. Molte delle cause civili che abbiamo intentato, però, sono state interrotte dal fallimento della IDB: ora resta da decidere se riassumerle solo contro la banca o se accettare l’offerta, che copre un ammontare parziale della somma versata dai risparmiatori”.

Oltre alle già citate IDB e DPI, l’Antitrust aveva aperto un procedimento anche nei confronti di Diamond Love Bond S.p.A, per la quale però deciso l’Autorità ha deciso diversamente. “Abbiamo ricevuto richiesta di assistenza anche da persone che avevano acquistato da questa terza società – spiega Anna D’Antuono, legale dell’associazione Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori) – ma in questo caso abbiamo spiegato che non ci sono i presupposti, potendoci limitare a inoltrare solo i reclami. L’Antitrust infatti ha accettato gli impegni di DLB e Ubi Banca di modificare gratuitamente le comunicazioni, sia cartacee sia online, e controllare che la vendita dei diamanti rispetti le regole del Codice del Consumo. Per gli altri, l’istanza di restituzione può essere fatta in proprio, ma pur trattandosi di un’operazione semplice, è necessario fare molta attenzione, specialmente per i non addetti ai lavori, onde evitare errori che potrebbero comportare il rigetto della domanda per un vizio di compilazione o di allegazione. Visti l’alto valore dei beni e la facilità con cui è possibile vedersi negata la restituzione per errori anche solo formali, consigliamo di avvalersi di un professionista”.

 


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