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Diamanti da investimento, attesa per le conclusioni dell’Antitrust

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato si pronuncerà sulle pratiche commerciali di alcuni broker in seguito agli interventi della Consob e l’inchiesta della Procura di Milano

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È da oltre un anno che i riflettori del settore – e oggi anche di organismi come la Consob, la Banca d’Italia e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – sono puntati sui cosiddetti “diamanti da investimento”. Una inchiesta di Preziosa Magazine, nel luglio 2016, aveva provato a capire cosa si celasse dietro questo boom di sportelli bancari che promuovono l’investimento in gemme. Da allora sempre più voci si sono levate alla ricerca di chiarezza – interventi della Consob e dell’Antitrust e a giugno l’apertura di una inchiesta da parte della Procura di Milano con perquisizioni in cinque istituti bancari – rispetto alla possibile bolla legata a questo prodotto, anche a causa della scarsa trasparenza di molti operatori.

Nei giorni scorsi, il Sole 24 Ore ha dedicato un servizio che riassume il meccanismo portato avanti dai principali broker con gli elevati prezzi dei diamanti venduti attraverso le banche – fuori dai margini reali del mercato – in attesa della decisione dell’Antitrust sulle pratiche commerciali di Idb (Intermarket Diamond Business) e Dpi (Diamond Private Investment). Dopo l’avvio delle inchieste, entrambi i broker si sono dichiarati disponibili a collaborare con le autorità.

Il problema principale, come già evidenziato da Preziosa un anno fa, è la effettiva ricollocazione del diamante nel caso in cui si voglia “disinvestire”: finché domanda e offerta sono bilanciati, il problema non viene a galla. Non è possibile prevedere cosa accadrebbe, però, se il numero di diamanti da ricollocare superasse quello della richiesta. Il fenomeno, naturalmente, preoccupa sia il mondo della produzione sia quello del dettaglio orafo.

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Steven Tranquilli

“Il messaggio che è importante far passare al consumatore – dichiara il direttore di Federpreziosi Steven Tranquilli – è che solo acquistando presso chi è un professionista specializzato nel settore si può avere la corretta informazione su ciò che si acquista. Una comunicazione opaca e tendenziosa, che ha diffuso la convinzione che il diamante possa essere considerato un bene d’investimento, rischia di creare non pochi danni, generando perplessità e incertezze nel cliente, arrivando anche a frenare la propensione all’acquisto. E’ importante che gli organismi coinvolti esprimano le loro valutazioni e il loro giudizio sui comportamenti di operatori estranei al settore ed è al tempo stesso è altrettanto importante che a loro volta coloro che sono specialisti del settore valorizzino la propria competenza e la propria professionalità utilizzando gli strumenti che la nostra Federazione mette a disposizione”.

 


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