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Diamanti da investimento, arriva in Italia la certificazione Rapaport

Grazie a un accordo con  Diamond Love Bond sarà introdotto lo standard internazionale che seleziona le pietre in base a criteri molto rigorosi

Diamonds

Sbarca in Italia il sistema di valutazione Rapaport che certifica i diamanti da investimento – ai quali Preziosa Magazine ha recentemente dedicato un’inchiesta – secondo standard molto rigidi. Il “Rapaport Investment Diamond Report IDR” sarà introdotto anche nel nostro paese grazie a un accordo siglato dal Gruppo che edita il listino globale per i prezzi all’ingrosso dei diamanti naturali con la Diamond Love Bond. Presentato in anteprima a New York nel febbraio di quest’anno, l’IDR stabilisce lo standard internazionale dei diamanti naturali che, vista la rarità, possono in futuro avere maggiori potenzialità di tesaurizzare il proprio valore. In sintesi, seleziona le pietre assegnando loro una valutazione oggettiva, garantendo così ad operatori ed investitori un elevato livello di qualità, insieme a elementi sostanziali per definire i prezzi di negoziazione.

Questa nuova certificazione può essere rilasciata solo a diamanti naturali di taglio rotondo brillante che dispongano innanzitutto di un certificato gemmologico GIA – Gemological Institute of America, rilasciato da non oltre due anni (esclusi tutti gli altri certificati gemmologici come HRD, IGI) che abbiano caratteristiche di qualità triplo excellent (esclusi diamanti qualità very-good, good, fair, poor), fluorescenza assente (esclusa fluorescenza Faint, Medium, Strong, Very Strong), rigidi parametri nelle misure, nessuna presenza di tinta BGM. IDR fornisce immagini e video ad alta risoluzione del diamante analizzato, con ulteriori informazioni gemmologiche e la provenienza: vengono immediatamente rigettati i diamanti ‘Marange’, ovvero i cosiddetti diamanti insanguinati, cioè quelle pietre preziose che provengono da aree di conflitto come lo Zimbabwe, messi al bando dalle Nazioni Unite, in quanto usati per finanziare illeciti e guerre.

“Il diamante naturale non è in sé un investimento finanziario – spiega Marco Pocaterra, Amministratore Delegato di Diamond Love Bond – in particolare se con ciò si intende un investimento con aspettativa o garanzia di rendimento e/o liquidazione. Chiunque induca il cliente a pensare che l’investimento in diamanti sia assimilabile ad un investimento finanziario, compie una forzatura rispetto alla realtà. Il suo rendimento non ha natura finanziaria bensì quella emozionale del possesso. A livello patrimoniale, si può parlare di plusvalenza o di minusvalenza rispetto al prezzo pagato all’acquisto in caso di futura rivendita. La liquidità non è regolamentata, basandosi semplicemente sull’incontro tra la domanda e l’offerta ai vari livelli della filiera. Lo scopo primario dell’investimento in diamanti non è quello di arricchire il patrimonio bensì di proteggerlo, guardando al lungo periodo: i diamanti sono infatti destinati a mantenere il loro valore nel tempo perché, per la loro rarità, la domanda tenderà sempre a prevalere sull’offerta”.


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