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Diamanti come investimento? Sì, ma con informazioni più chiare

Beni di lusso come investimento: è il trend indiscusso dell’informazione degli ultimi anni, anni in cui le economie occidentali sono state messe a dura prova da una crisi finanziaria profonda. Se per l’oro il ruolo di “bene rifugio” è ormai consolidato – l’ultimo rapporto del World Gold Council, il Gold Demand Trends, parla di un nuovo record della domanda di oltre 200 miliardi, di cui oltre 82 costituiti da metallo per investimento – si fa strada anche l’idea che i diamanti possano seguire la stessa strada. E che il fenomeno esista è provato dall’attenzione sempre maggiore anche della stampa generalista: le categorie del comparto, però, ci tengono a fare chiarezza con voce unanime affinché le informazioni diffuse non contribuiscano a creare confusione rispetto alla responsabilità e alla buona fede degli operatori. E così una nota congiunta a firma di Giuseppe Aquilino, presidente della Federazione nazionale Dettaglianti orafi Confcommercio, Licia Mattioli, presidente di Confindustria Federorafi e Raffaele Maino, presidente della Federazione Nazionale dei Commercianti di Diamanti e Pietre Preziose, cerca di fare chiarezza.

Giuseppe Aqulino

Lo spunto nasce da un servizio apparso, lo scorso 29 febbraio, nella sezione economia de Il Giornale, dal titolo: “È l’era del diamante, il bene rifugio che sorpassa l’oro”.  Secondo i rappresentanti delle tre anime del settore orafo-argentiero, l’articolo ha infatti generato qualche soprassalto tra gli operatori: alcune delle dichiarazioni riferite ai diamanti venduti in gioielleria potrebbero generare confusione. “La qualità delle gemme utilizzate per i gioielli non è ‘automaticamente’ più bassa, ma è variabile e dipende dalla scelta del consumatore – si legge nella nota congiunta -: è sufficiente chiederlo a qualunque produttore o dettagliante orafo. D’altronde sono gli stessi certificati allegati ai gioielli che ne testimoniano le caratteristiche”. Il consumatore può avere dal gioielliere la dichiarazione delle caratteristiche della gemma montata e le certificazioni vengono rilasciate da istituti gemmologici riconosciuti a livello internazionale per competenza e professionalità aventi caratteristiche di indipendenza e non legati a realtà commerciali: la certificazione, dunque, tengono a precisare Aquilino, Mattioli e Maino, non è garantita solo da banche.

“I laboratori gemmologici di cui si avvale il settore orafo nella sua interezza sono i medesimi di cui si devono avvalere coloro che

Raffaele Maino

propongono sul mercato ‘diamanti da investimento’ (HRD, IGI, GIA, Istituto Gemmologico Italiano, CISGEM e altri laboratori riconosciuti dalla professione) – dichiarano i tre presidenti -.  Non potrebbe essere altrimenti vista la necessità di disporre strumentazione e apparecchiature alquanto sofisticate certamente non alla portata di tutti. Alla luce di quest’ultima considerazione sfugge il senso dell’affermazione (contenuta nell’articolo, ndr) ‘certificate da un unico istituto riconosciuto’. I commercianti del settore gemme svolgono un ruolo di intermediazione importantissimo nella filiera, prestando un’ampia gamma di servizi alla clientela con competenza ed efficienza – fanno sapere Aquilino, Mattioli e Maino -. Gli stessi diamanti da investimento altro non sono che pietre che possono essere utilizzate per la creazione di un gioiello. Ciò nella pratica avviene molto più spesso di quanto si creda. Da sempre le pietre montate in gioielleria rappresentano un investimento. Non corrisponde a realtà la riduzione pari alla metà del valore”. Le perplessità avanzate dai vertici di Federdettaglianti, Federorafi e Federpietre riguardano in particolare questa affermazione, dal momento che non è argomentato, all’interno dell’articolo, su quali dati si basi tale dichiarazione.

Licia Mattioli

Alla testata Giuseppe Aquilino, Licia Mattioli e Raffaele Maino ricordano che da tempo l’intera categoria si sta battendo per una legge sui materiali gemmologici e che l’unione delle voci dei vari livelli della filiera ha portato a un grande successo: l’approvazione alla Camera, lo scorso 30 novembre, di un testo unificato condiviso da tutto il comparto. Attualmente al Senato, la proposta di legge potrà offrire validi strumenti sia per i rivenditori sia per il cliente finale, con una maggiore responsabilizzazione dei primi e più garanzie per il secondo.


1 commento

  1. Francesco says:

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