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Diagnosi confermata per il paziente “Gioiello Italia”

Dopo consultazioni, riunioni, incontri dei massimi studiosi ed esperti la diagnosi è confermata. La sofferenza  del  paziente “gioiello italiano” è stata analizzata e verificata in sedi anche molto prestigiose. Impossibile ormai nascondersi e nascondere  la  verità. Il made in Italy anche per i preziosi  come in tutti i settori – dall’abbigliamento, alle  calzature, ai complementi d’arredo, all’alimentare – deve combattere contro l’aggressività di un virus che si chiama concorrenza e fa  fatica a reagire nella lotta per la sopravvivenza.

I punti di vista coincidono anche per quanto riguarda le possibili  terapie: sono state ancora molto di recente puntualizzate, in maniera praticamente univoca,  nel corso di incontri come  la conferenza di sistema “Intorno al gioiello – Tradizione e made in” curata da Claudio Franchi al MAXXI di Roma, che ha visto la presenza trasversale di autorevoli rappresentanti dell’intera filiera orafa, o come la coinvolgente  “lezione” del vice direttore del Corriere della Sera, Barbara Stefanelli, nell’ambito del programma di incontri “L’Italia dopo l’Italia”  ancora in corso a Milano.

Occorre, in estrema sintesi: sfruttare la forza dell’umanesimo italiano (cultura e artigianalità) , investire in innovazione, creare, come sappiano fare, il vero lusso (che va oltre quello dei brand) ma al tempo stesso  non avere timore di pensare  un made in Italy democratico; fare sistema nell’affrontare i mercati esteri dove spesso gli imprenditori arrivano da soli, senza alcun tipo di “sostegno Paese”, fare squadra.

Per alcuni pazienti si stanno intravvedendo possibilità di guarigione. Per i gioielli si tratta ancora  di trovare una équipe che voglia veramente –  e soprattutto sappia –  applicare le cure.


6 commenti

  1. Alfredo Pesaresi says:

    la comunità europea deve aiutare i produttori della comunità tassando i prodotti provenienti dai mercati extracee. gli imprenditori nostrani non faranno mai squadra se i prezzi troppo concorrenziali li portano in oriente , ci vogliono tasse d’importazione molto più elevate delle nostre.


  2. da un po di anni continua a ripetere ai miei clienti che l’errore stà tutto nelle aziende produttrici di alto livello. Se ognuno pensa solo a fare pubblicità al proprio brand senza una campagna pubblicitaria unitaria per rendere di nuovo ambito…”desiderabile ” il gioello non si va da nesuna parte. Le nostre mamme desideravano il regalo gioiello perchè era un riconoscimento al loro ruolo. Ed anche uno status. E comunque il regalo prezioso non si comprava perchè lo si vedeva in vetrina e ci piaceva. Si ponderava, ci si informava e si mettevano i soldi da parte per l’occasione speciale. Bisogna di nuovo creare il desiderio del gioello. Renderlo un regalo ambito e gradito. Altrimenti un pinco pallino qualsiasi con un pò di pubblicità in TV potrà portare qualsiasi articolo in gioielleria spacciandolo per “prezioso”. E’ successo con l’acciaio,,, stà succedendo con la


  3. plastica,,, con i materiali alternativi… con gli orologi cinesi da 3 dollari… e il tutto spacciato come brand. Educhiamo il pubblico a non credere che un nome visto in tv sia sinonimo di qualità o moda…. e ricreiamo il ” DESIDERIO “


    • lefkada says:

      Lei ha perfettamente ragione, basta un po’ di pubblicità e l’acciaio di Breil diventa gioiello e il tuo in argento o oro “No”. Ma come fare a spiegare a quelle “tante” persone che in quel “gioiello pubblicizzato” di gioiello non c’è nulla? Secondo me globalizzazione è anche questo: basta indossare un marchio e ci si sente a posto. Secondo me non è molto semplice


  4. L’Arte di vivere e il modo di sopravvivere.
    Il paradosso tra sopravvivere e vivere.

    Apparentemente sembra un gioco di parole ma di fatto non lo ritengo tale. L’Arte di vivere ha una dimensione qualitativa e temporale con opere e orizzonti infinitamente diversi dal modo di sopravvivere.
    Chi persegue l’arte di vivere ha parametri che si basano sulla ricerca della qualità senza compromessi fisici o mentali.
    Chi persegue un modo di sopravvivere ha chinato la testa davanti ad ostacoli, che sicuramente sono molto grandi, accettando comunque quei compromessi che la vita molto spesso impone. Che limitano la creatività e mortificano l’identità. Ma che riescono a far sopravvivere.
    Nel lungo peregrinare dei miei oltre 60 anni di vita nel campo orafo ho conosciuto talenti eccezionali che hanno avuto il senso e le capacità propriamente insite nell’arte di vivere.
    Hanno perseguito segni e sogni.
    Hanno lasciato tracce indelebili del loro passaggio terreno. Webb, Dunay, Kutchinski, Gérard, Balestra, Gori, Zucchi. Scomparsi o dormienti.
    Fulvio Scavia, i Buccellati, i Bulgari, Pino Rabolini, penso attivi ma in corsa per raggiungere la mia stessa età. Ce ne sono altri ma non moltissimi.
    Tra coloro che invece hanno adottato un modo per sopravvivere vi sono tanti orafi e gioiellieri che tali non sono. Stampatori, importatori, impostori e chi più ne metta. In acciaio o plastica che dir si voglia.
    C’è chi ha preservato la propria storia, come il destino ha voluto per quanto riguarda me e la mia famiglia, e c’è chi l’ha definitivamente persa.
    C’è che ha saputo legare la propria storia e il proprio marchio a qualcosa di tangibile e c’è chi come me ha preferito legarlo all’intangibilità insita nella poesia di oltre 640 anni di storia.
    Questa è Arte di vivere. Dico vivere e non sopravvivere.
    Poi c’è l’Italia che ha molti sassolini nelle scarpe e che in questo momento cerca di sopravvivere con notevoli disagi e con le piante dei piedi maculati dagli appuntiti corpi estranei. E qui è il momento di cercare di sopravvivere. Ed è proprio nel paradosso del sopravvivere per vivere che l’ingegno italiano prende corpo e misura.
    L’importante è evitare le fauci delle belve che ci girano intorno, pronte a mangiare il tutto con il minimo sforzo.
    Ecco perché gallina vecchia fa buon brodo. E’ saporita ma va masticata con forza e dispendio di energie.
    Non abbiamo alternative.

    Franco Torrini
    14.07.2012


    • Ben poco – anzi nulla – mi resta da aggiungere o da commentare. Così stanno le cose. Per chi con questo spirit ha sempre pensato ed agito….avanti tutta!.
      Gianni


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