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Diademi e gioielli reali alla Reggia di Venaria

Corona del Bambin Gesù: Oro, argento, diamanti, ametiste, cristalli di rocca e paste vitree, inizio XIX secolo La corona fu donata da re Vittorio Emanuele I di Savoia nell’agosto del 1820 in occasione della visita dei sovrani per la terza incoronazione della statua della Madonna. Il disegno ricorda quello delle corone dei re di Sardegna, come appare nei loro ritratti settecenteschi. Rimase sul capo del Bambino fino al 1972

Restituita al pubblico nel 2007, la Venaria Reale* ospiterà per oltre sei mesi splendidi capolavori orafi della corte sabauda. La mostra, curata da Stefano Papi (esperto di gioielli) e Tomaso Ricardi di Netro (storico e responsabile dell’attività espositiva di Venaria Reale), raccoglie le principali testimonianze della gioielleria di corte, nonché alcune delle opere di gioielleria “religiosa” che la devozione del popolo, degli artistocratici e degli stessi sovrani sabaudi donò alla Madonna Nera del santuario di Oropa sulle montagne di Biella.

Reggia dei Savoia, già patrimonio dell’Umanità, nonché nucleo del sistema museale concentrico di Torino che costituirà il palcoscenico naturale delle celebrazioni nel 2011 del centocinquantenario dell’Unità d’Italia.

Nelle antiche sale di parata e di udienza, brillano gli straordinari capolavori realizzati dai gioiellieri di corte, fra tutti quelli del torinese Musy, che in breve con l’aiuto del figlio e delle successive generazioni rappresentò un vero e proprio caposaldo nelle produzioni orafe italiane (ancora oggi in via Po, la storica ditta opera in un negozio la cui facciata risale al 1865). Tra le opere più famose, ci furono i gioielli creati per Margherita, prima regina d’Italia (1878), che amava indossarli in gran quantità per rafforzare la sua aura di regalità. L’estro e la sapienza dei gioiellieri condusse alla realizzazione di veri e propri capolavori dalle fogge e dalle carature veramente straordinarie. Il percorso dei gioielli regali è poi arricchito dai ritratti delle regine Margherita e Maria José, veri e propri tableaux vivants, che si illuminano per far brillare le straordinarie e seducenti parures indossate.

Pettorina: Argento, oro, diamanti, smeraldi, rubini, zaffiri, granato rosalie, 1758. Gioiello ad andamento triangolare costituito da una composizione complessa di ramages, fiori e volute a nastro in lastra di argento e oro. L’opera si può ascrivere alla tipologia del “devant de corsage”, ossia la pettorina derivata dall’ingrandimento delle asole del nodo a fiocco, sviluppatosi nella spilla Sevigné che a fine Settecento si allunga a triangolo verso il basso per seguire il taglio che disegna la scollatura dell’abito sul corsetto. Non solo gioiello civile, la pettorina venne impiegata anche come decorazione per le statue della Vergine.

Accanto ai gioielli della corona sabauda, trovano largo spazio importanti pezzi del Tesoro di Oropa. Il santuario omonimo, che verosimilmente dal XIII secolo ospita una statua della Madonna oggetto di signitificativa venerazione (gli stessi Savoia a partire dal XVII secolo avevano fatto costruire in loco un appartamento per abitarvi durante i periodi di ritiro spirituale), nel corso dei secoli è diventato un vero e proprio scrigno di tesori, testimonianze non solo di fede ma anche di arte e cultura. Tra le tante opere donate ci sono le corone di varia fattura realizzate dai principali orafi del tempo, per le incoronazioni solenni della statua. A Venaria Reale, i principali manufatti di queste due realtà, quella regale e quella religiosa, ben si fondono in una mostra che costituisce uno spaccato prestigioso e prezioso dei secoli che resero il Regno d’Italia e più circoscrittamente il Piemonte una delle principali realtà storico-artistiche d’Europa.

Spilla a fiocco: Oro e diamanti, metà del XVIII secolo Il motivo del fiocco ebbe grande successo nella metà del XVIII sec. ed è conosciuto con il nome di “Sévigné” da Madame de Sévigné che lo rese popolare. Montato su argento, i diamanti di taglio antico sono incastonati nella montatura completamente chiusa sul retro del gioiello. I due ganci sono di epoca posteriore e montati con diamanti a rosa in castoni di argento. Il fiocco viene tradizionalmente chiamato “nodo d’amore”, in quanto primo dono Carlo Alberto di Savoia alla moglie Maria Teresa. Quest’ultima la donò al Santuario nell’agosto del 1852


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