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Deformazione professionale

Rubini, smeraldi e diamanti hanno trovato un’eccezionale vetrina non nelle vie più eleganti dello shopping milanese, ma addirittura in un luogo mitico qual è Teatro alla Scala. Questa primavera i “gioielli” del coreografo e ballerino George Balanchine hanno scintillato in sei rappresentazioni del suo Jewels grazie a ballerini di fama internazionale. Il trittico “Emeralds”, Rubies, Diamonds” fu ispirato dalla creatività del disegnatore di gioielli Claude Arpels  e venne realizzato come si fa con un vero e proprio oggetto prezioso, scegliendo le gemme musicali che, a giudizio di Balanchine, meglio rendevano la magia delle pietre preziose.
È folle pensare che un recital fuori programma avrebbe potuto essere sponsorizzato/offerto dai “mitici” gioiellieri italiani? Qualcuno lo ha fatto, in passato, e per di più anche con l’aggiunta di un risvolto benefico! Un bel colpo d’immagine per quella parte del settore che guarda alla moda come a un invidiabile mondo da emulare.
Ma se pure voliamo un po’ più basso, i gioiellieri – fatte salve alcune mosche bianche – hanno brillato per la loro assenza in un’occasione come il Salone del Mobile, sempre a Milano, che ha visto letteralmente mobilitate (e qui il bisticcio di parole ci sta bene), in un tourbillon assolutamente creativo, le attività più disparate, non solo culturali ma anche e soprattutto commerciali.
Sarà perché mi occupo di comunicazione da una vita e forse è anche ora che la smetta. Sarà perché ho sempre sperato nel risveglio degli orafi e devo invece constatare che aveva ragione un caro amico quando mi diceva “tu sei una che crede nelle fate”. Sarà perché mi piace pensare alla grande, ritenendo che l’immaginazione costruttiva può portarti ovunque. Sarà un po’ per tutto questo, ma mi viene da pensare: quante belle occasioni perse per la tanto sbandierata necessità di promozione al settore orafo!


1 commento

  1. Sonia Sbolzani says:

    Sante parole, cara Annalisa. Come vedi, però, i nostri orafi (non tutti, ma i più) preferiscono “ballare da soli”. Chissà fino a quando – mercato imperante (mai ablativo fu tanto assoluto) – potranno permettersi di “pensare in piccolo” in termini di comunicazione…


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