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Decreto “Cura Italia”, insufficiente per gli orafi

“Seicento euro a partita iva sono un’elemosina” questo il pensiero comune. Ora aspettiamo il decreto attuativo.


Il decreto “Cura Italia”? Insufficiente.
È un coro unanime quello di negozianti, piccole aziende e artigiani del settore orafo, dopo l’approvazione della norma che stanzia 25 miliardi di euro, una parte dei quali dedicati agli aiuti alle imprese e alle partite iva. Queste ultime, in particolare, sono però le più deluse.

Andrea Sangalli

«Seicento euro a partita iva e non a persona sono un’elemosina, addirittura inferiore al reddito di cittadinanza – commenta Andrea Sangalli, presidente dell’Associazione orafa lombarda, che al bancone ha sostituito i fornelli – mentre il credito d’imposta per gli affitti è positivo, ma andrà prorogato oltre marzo. In generale, come sempre i dipendenti sono più tutelati delle partite iva. Credo che avrebbero dovuto essere più coraggiosi, ma non si può pretendere che un governo improvvisato, che si è trovato di fronte a una situazione senza precedenti faccia tutto a meraviglia».

Riguardo al congelamento delle tasse, invece, sarebbe contrario. «Credo che in un momento come questo, comunque, si debba dare ognuno un minimo contributo o lo Stato va in rovina».

Michele Cicalese

È in attesa di ulteriori elementi di valutazione Michele Cicalese, presidente di Federpreziosi Salerno, che intanto segue i figli e supporta la moglie medico. «Da imprenditore mi sarei aspettato qualcosa di più – commenta – ma dobbiamo attendere di vedere le norme nello specifico per capire ad esempio se e come potremo applicare il provvedimento sulla cassa integrazione anche con pochi dipendenti. Anche i miei colleghi napoletani e campani sono preoccupati soprattutto per i pagamenti ai fornitori, perché non sanno quando riprenderanno a lavorare e senza incassare è difficile far fronte agli impegni. Su questo il Governo non può intervenire, ma avrebbe potuto annullare gli adempimenti fiscali, per lasciare le mani più libere. Può essere che in un secondo provvedimento si raddrizzi il tiro».

Roberto de Laurentiis

Aspetta di vedere il decreto anche Roberto De Laurentiis, presidente del consorzio Borgo Orefici. «Commercianti e artigiani sono i più danneggiati – sottolinea – perché 600 euro non risolvono la situazione di un’azienda con due o tre soci. L’unica cosa positiva è il ritardo dei pagamenti degli oneri allo Stato. Bisognerà vedere il decreto e anche quanto durerà questa situazione, perché se andrà avanti mesi sarà un disastro, per un settore che era già in crisi. Spero in altri provvedimenti, che l’Europa ci dia una mano e che gli orafi non siano sempre considerati gli ultimi perché “sono ricchi”. Noi napoletani siamo abituati a risorgere, ma spero che quando sarà passata lo Stato non abbandoni le aziende, dimenticando i danni che hanno subito».

Cosmo Petrone

Meno diplomatico Cosmo Petrone, di Vintage Bijoux. «È un decreto scandaloso, che sposta solo il problema o forse non lo vede. Non si è stati vicini ai piccoli imprenditori, perché i pagamenti sono solo spostati e non mi stupirei se ci facessero pagare gli interessi, come ai terremotati abruzzesi. E ci fanno mettere il personale in ferie, ma quest’estate cosa faranno? Adesso a casa, con questa tensione, di sicuro non si riposano. È una gestione malsana della situazione anche per le partite iva, cosa sono 600 euro per un agente di commercio che non lavora? Sarebbe stato meglio non dare aiuti alle aziende, tagliando piuttosto gli F24, e dare i soldi a chi ne ha più bisogno: dipendenti, pensionati e infermieri. L’altra domanda è: Come ripartiremo dopo? Chi avrà voglia di comprare un gioiello o potrà spendere? In tanti ne usciremo con le ossa rotte e temo che tante aziende salteranno».

Eleonora Ghilardi

Chi è proprio nell’epicentro dell’emergenza è la designer Eleonora Ghilardi, residente a Lodi e con la famiglia a Bergamo, le province più colpite. E il cui marito medico è ogni giorno in prima fila. «È decisamente insufficiente – afferma – 600 euro non sono nulla rispetto a tutti gli ordini congelati al rientro dalla fiera, da parte dei clienti stranieri. E gli italiani, ovviamente, sono chiusi e quindi chiedono di aspettare. Tanta gente temo chiuderà. Se il Governo non ha fondi per aiutare le imprese potrebbe chiederli all’Europa, che è così unita…».

 


2 commenti

  1. Seppia says:

    Meno politica e più gioiello.


  2. Maurizio murru says:

    Io penso che due potevano essere le soluzioni , una dare un contributo congruo di almeno 2000 euro oppure ľ equivalente da detrarre da eventuali F24 , naturalmente questo solo per il primo mese .


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