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Deanna Farneti Cera, un nuovo libro per capire i valori di un gioiello non prezioso

Perché un bijou è molto più di un ornamento

Lei sa. Sa riconoscere lo stile, l’epoca, la provenienza, la serialità come l’unicità, la materia quanto la lavorazione. Lei, Deanna Farneti Cera sa, e lo racconta con la saggezza di chi la cultura la mastica per natura con la grazia di un’educazione compagna di vita e la modestia dell’autorevolezza. Scegliendo le parole perché il sapere sia di tutti.

È tra i massimi eperti internazionali di bijoux fantasia e bijoux de couture, è autrice di 12 libri sull’argomento esplorando le mille tematiche di questi oggetti non preziosi, storici e moderni, e domani, 10 dicembre, presenterà il suo nuovo libro “Vestire la moda – Gioielli non preziosi dal 1750 ai giorni nostri” (5 Continents Editions, 400 pagine ed oltre 700 illustrazioni) per un cammino che va dalla metà del XVIII secolo all’ultima decade del XX, ovvero, gli anni che hanno connotato la storia del costume, la sua evoluzione e la trasformazione dei gusti femminili. L’incontro si terrà nell’inconsueta location “Nonostante Marras”, quale migliore luogo per dialogare del vero e del non prezioso, del lusso, della moda e delle sue mutazioni in un talk con Francesca Alfano Miglietti, critico d’arte, scrittrice e saggista.

Deanna Farneti Cera

Deanna, lei che ha curato tanti focus sul gioiello moda, e da tanti punti di vista, cosa può ancora svelare in questo nuovo libro?

Nel mio lavoro, che pratico con vera passione da oltre 40 anni, sono molto scrupolosa e questo volume vuole essere un compendio di tutto quanto ho appreso. È una panoramica a tutto tondo fra moda e ornamento, con focus sugli argomenti sostanziali che vogliono anche colmare eventuali piccoli vuoti che accidentalmente potrei aver lasciato nel percorso che fino ad oggi ho attraversato.

La definizione di gioiello secondo Deanna Farneti Cera?

Dipende dal momento storico. Basti pensare che nel ‘700/‘800 era una copia di quello vero e che si è dovuto aspettare tanto perché sviluppasse una propria autonomia. Dagli anni ’20, quando con Coco Chanel si ha l’affermazione del concetto di bijoux per la moda, fino agli anni Ottanta, con la creatività di Ugo Correani per Versace e Karl Lagerfeld per Chanel, è tutto un mutare e provare a dare una definizione dell’essenza autentica di un gioiello è una questione articolata e complessa che non si può riassumere in un aggettivo.

Esiste ancora un galateo del gioiello?

No. Non ci sono più regole e non è un caso che nella mia narrazione mi fermi al 1990. Sono cambiati i gusti così come il concetto di eleganza. Non si sente più la necessità di avere un codice di appartenenza.

Una tipologia di gioiello intramontabile?

Collane, bracciali ed anelli si ritrovano in tutte le epoche ma bisogna tener presente che nel tempo è mutata anche la funzione del gioiello. Ad esempio, oggi solitamente si utilizzano tessuti sintetici che una spilla potrebbe danneggiare, ma i designer stanno lavorando alla ricerca di soluzioni alternative per cui questa tipologia di gioiello potrebbe rinascere a nuova vita.

Lusso e bijou, un binomio interessante?

Certamente. Un abito privo di un complemento di moda non si ricorda, mentre un altro, per quanto semplice possa essere, se adornato da un bijou ha una propria attrattiva che si fa ricordare.

Qual è il periodo più interessante nella storia del bijou?

Dipende da tanti valori. Forse tra il 1920 e il ’40 perché in questo periodo chi poteva, ed erano pochi, si concedeva il massimo, nel gioiello vero come nel bijou. Poi il numero di fruitori si è allargato portando una diminuzione dei costi ma  a discapito della qualità, della ricerca e dell’originalità.

La firma più geniale?

Non guardo volentieri al presente perché sento di non capirlo più. C’è troppa uniformità di stile, è una battaglia selvaggia al prezzo più basso. Oggi è tutto per tanti e la mediocrità è imperante. Il mio riferimento quindi rimane il passato e guardo con ammirazione Gripoix, Goossens, Coppola e Toppo. Oggi evidenzierei Stefano Poletti.

Se un bijou è il “gioielli per tutti i giorni” come mai, in un momento critico come quello attuale, alcuni brand stanno puntando alla gioielleria vera?

Come nella moda un tempo solo pochi couturier dettavano le regole, per il bijou era la stessa cosa. Oggi il ben fatto e ricercato impegna quanto un gioiello vero ma di contro ha la concorrenza sleale ed il plagio per cui inversamente un gioiello prezioso può contare su valori e forze che lo rendono meno attaccabile.

 

www.deannafarneti.it

 


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