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De Beers, requisiti più severi per la vendita del grezzo. Quali effetti in Italia?

Contratto triennale con regole più stringenti per i sightholders: sulle possibili conseguenze nel mercato italiano parlano Maino di Federpietre, Valentini dell’Igi e Manna della Borsa di Anversa

diamanti tanti

De Beers cambia le regole per la vendita di diamanti grezzi ai propri sightholders, rendendo i requisiti più stringenti e volti a una maggiore trasparenza. La notizia, pubblicata sul Sole 24 Ore, riguarda il nuovo contratto triennale che il colosso dei diamanti, controllato da AngloAmerican,  applicherà alla selezione di destinatari ammessi agli incontri privati in cui vende il 90% delle sue pietre.

Bilanci redatti secondo gli standard internazionali, una patrimonializzazione non troppo legata ai prestiti delle banche quindi una maggiore solidità finanziaria: questi alcuni dei requisiti improntati a una maggiore trasparenza. A livello internazionale, la sensazione è che la decisione di De Beers possa diventare un ulteriore ostacolo per gli intermediari dell’industria, che già affrontano la stretta creditizia in un momento storico in cui ha chiuso anche la storica Antwerp Diamond Bank. Ma sul mercato italiano ci saranno effetti?

Raffaele MainoPreziosa magazine ha chiesto ad alcuni dei maggiori rappresentanti dell’industria dei diamanti e delle pietre di immaginare quale sia lo scenario futuro relativamente all’Italia. “È difficile in questo momento prevedere l’impatto che queste ultime decisioni della De Beers possano avere sul mercato dei diamanti tagliati – spiega Raffaele Maino, presidente di Federpietre e commerciante di diamanti (in foto a sinistra) -. Queste restrizioni applicate dalla compagnia trovano spiegazione non solamente nel problema di liquidità causato dalla chiusura della ADB di Anversa e dalla conseguente difficoltà da parte dei sightholders di avere in anticipo i capitali da anticipare”.

Le richieste di De Beers si fanno dunque più severe, rispetto alla garanzia di conformità alle moderne normative internazionali e alla  provenienza legale dei capitali. “È richiesta anche la fidelizzazione alla compagnia – prosegue Maino – che vuol dire l’impossibilita di acquistare il grezzo anche da altre fonti. Non riesco a vedere una ripercussione diretta sui mercati del diamante tagliato che oggi soffrono, a mio parere, per altri motivi quali l’instabilità economica di molti paesi, l’instabilità politica che a macchia di leopardo tocca tutti i continenti”.

Per il presidente di Federpietre, in Italia, più che le scelte di De Beers, incidono maggiormente altri fattori come la crisi del mercato interno. “Sono certo che i problemi della De Beers non saranno causa, nel bene e nel male, di alcun cambiamento – conclude – . Aggiungerei anche che, al contrario di molti anni orsono, non sono più né l’Europa né gli Usa che determinano l’andamento del mercato e dei prezzi dei diamanti ma bensì i paesi emergenti all’interno dei quali è molto difficile fare delle analisi di tendenza”.

marcellomanna_bannerRipercorre la genesi della situazione attuale andando indietro di qualche anno Marcello Manna, diamantaire socio della Borsa Diamanti di Anversa (nell’immagine a destra). Nel 2013 la rupia indiana ha oscillato parecchio nei confronti del dollaro Usa facendo emergere le prime crepe nel sistema creditizio che finanziava l’industria del grezzo, soprattutto in India. “La svalutazione della moneta indiana – spiega Manna – ha costretto le banche finanziatrici a chiedere a Sightholders e taglierie di integrare le garanzie prestate a fronte dei cospicui finanziamenti erogati molto allegramente fino a pochi mesi prima che da anni hanno reso il mercato del grezzo completamente decorrelato rispetto alla domanda di diamanti tagliati presente sul mercato reale”.

I prezzi del grezzo, in dollari, sono saliti fino alla metà del 2014 con rialzi di circa il 10% all’anno dal 2010, a fronte di prezzi del tagliato sostanzialmente fermi sempre in dollari, come ricorda Marcello Manna. “Le taglierie indiane – prosegue – hanno quindi iniziato a rallentare la produzione per non essere costrette a compare nuovo grezzo, ma questo ha comportato una forte carenza delle categorie di diamanti più richieste dal mercato con innalzamento dei prezzi per scarsità di offerta, e non per aumento della domanda seppure non eccezionale, ma costante”.

Intanto si è ristretto l’accesso al credito. “Oggi ci sono molte aziende manifatturiere ferme o chiuse a causa dei prezzi del grezzo insostenibili con un calo stimato della produzione di nuovo materiale di circa il 50% nei primi mesi dell’anno – commenta Manna – e le nuove regole per entrare a far parte della lista di sightholder della De Beers hanno il fine di cercare liquidità sui mercati in qualsiasi modo per favorire l’ingresso di nuovi operatori non necessariamente legati alla manifattura del diamante. Il paradosso è che il grezzo continua a costare di più del tagliato! L’Italia ricopre ormai un ruolo secondario in un comparto messo a dura prova dal rapido peggioramento del cambio euro/dollaro che ha colpito ulteriormente un settore in estrema difficoltà alle prese con un calo della domanda peggiore del previsto con grossisti e fabbricanti che evitano l’adeguamento dei listini per timore di perdere i clienti rimasti e riducendo ulteriormente i già sottili margini cercando di ripiegare su qualità più basse”.

Paolo Valentini“Sul mercato italiano cambierà poco – ipotizza Paolo Valentini, presidente dell’Istituto Gemmologico Italiano (a sinistra) – anche perché, e preciso di parlare a titolo personale, il nostro paese storicamente non è tagliatore di grezzo, piuttosto una costellazione di bravi importatori. Probabilmente De Beers vuole riaggiustare il tiro rispetto a un monopolio perduto sapendo che il diamante De Beers è in qualche modo considerato dal pubblico più diamante degli altri. Mi occupo più di pietre di colore che di diamanti, ma è una tendenza trasversale quella che fa virare le aziende verso una maggiore eticità. C’è sete di trasparenza, il pubblico vuole sapere che le pietre vengono scelte in un certo modo: la maggiore selettività dimostrata da De Beers è anche frutto di questa evidenza”.


1 commento

  1. marco p says:

    chiedo scusa ma de beers non è un marchio di gioielli? sapevo che la compagnia che tratta il grezzo ha ceduto il mone ed ora si chiamerebbe DTC diamond trading company, o sbaglio?


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