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Davide Dal Maso: “Sul web bisogna metterci la faccia”

Abbiamo incontrato a #VOICE il giovanissimo social media coach 25enne inserito da Forbes tra i Top Under 30 Italiani


Raccontarsi sui social media mettendoci la faccia e dare importanza alle recensioni. È una ricetta di per sé semplice quella che Davide Dal Maso, social media coach 25enne di Trissino ha affidato alle aziende durante due incontri svoltisi a Voice, il primo salone della gioielleria post lockdown organizzato da Italian Exhibition Group.

Dal Maso, che già da cinque lavora al fianco delle imprese per aiutarle a sfruttare al meglio i social media è stato inserito da Forbes tra i Top Under 30 Italiani, è stato anche tra i relatori dei Digital Talk organizzati da Federpreziosi Confcommercio.


Dal Maso, quali sono i social fondamentali per un’azienda?
Facebook e Instagram, oltre al posizionamento su Google. Quasi il 90% delle imprese ne ha almeno uno, ma se chiedessi a una platea quanti sono soddisfatti del risultato credo che il numero di mani alzate sarebbe nettamente più basso.

«La comunicazione online deve essere fatta da qualcuno che sappia trasmettere emozioni e valori, non esclusivamente da un’agenzia terza»

Perché? Cosa non fanno?
Ad esempio metterci la faccia, cosa importantissima: mostrare ai clienti chi c’è dietro ai prodotti, chi li crea, come lavora, come nasce l’idea. Non c’è bisogno di svelare segreti aziendali, basta trovare il giusto mezzo, ma vedere le persone dietro agli oggetti ispira fiducia. Se io racconto quando mi è venuta l’idea di realizzare quel pezzo o cosa me l’ha ispirato, lo mostro al cliente sotto una luce nuova e gli aggiungo valore. Per questo la comunicazione online deve essere fatta da qualcuno che sappia trasmettere emozioni e valori, non esclusivamente da un’agenzia terza, che non conosce l’azienda e il prodotto.

Insomma, non improvvisare, ma avere qualcuno dedicato?
Esattamente. Noi affianchiamo le imprese che sono già strutturate con personale incaricato di occuparsi di queste tematiche, che conosce i social e sa quali sono i contenuti migliori da pubblicare e li seguiamo finché non diventano autonomi. Curare poco o male una pagina, infatti, può essere controproducente.

In che modo?
Dando un’immagine sbagliata, di incuria e trascuratezza. Se io mi collego e trovo una pagina Facebook aziendale nella quale l’ultimo post è di tre anni prima mi chiedo se l’impresa sia ancora attiva. Piuttosto è meglio non averla. Lo stesso vale per la velocità di reazione: se ricevo una richiesta di informazioni tramite social non posso rispondere dopo giorni, perché oggi non siamo abituati ad aspettare. Le persone si aspettano risposte rapide o si perde il potenziale cliente».

C’è altro che le aziende trascurano e invece dovrebbero fare?
Curare le recensioni. Quando una persona mi cerca su Google la prima cosa che trova è la colonna con il nome dell’azienda e la valutazione. Poche “stelline” la influenzano negativamente e possono far saltare il contatto, tanto più se – ad esempio – un ex dipendente scontento ha scritto una brutta recensione. Di questo pochissimi si curano, sbagliando.

Magari è vista come una cosa che riguarda più i locali o gli alberghi.
Invece bisognerebbe impegnarsi per raccogliere commenti positivi dai clienti soddisfatti, che evidenzino la qualità o l’affidabilità dell’impresa. È un aspetto che va curato meglio, perché le persone tendono sempre di più a farsi influenzare dai pareri che leggono su internet e questo può essere un elemento positivo o al contrario andare a detrimento della mia immagine.

davidedalmaso.net/

www.vicenzaoro.com/it/


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