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Dardanello (Unioncamere): “Hanno dato per spacciata l’Italia, ma le imprese dimostrano il contrario”

Firmato da numerosi esponenti del mondo imprenditoriale ed economico il manifesto promosso da Unioncamere, Fondazione Edison e Symbola presentato ieri a Roma

Confartigianato, Cna, Confapi, la Piccola Industria Confindustria, la Federazi0ne dei Distretti italiani, l’Università Cattolica di Milano e la Ca’ Foscari di Venezia: sono solo alcuni dei nomi che compaiono sotto il Manifesto “Oltre la crisi”, già firmato da numerosi esponenti del mondo imprenditoriale, economico e accademico. Presentato ieri a Roma da Unioncamere, Fondazione Edison e Symbola, il progetto è stato lanciato per riportare l’attenzione sui dati concreti dell’economia nazionale e far emergere, oltre le difficoltà, anche le energie e i tanti talenti nazionali.

“Un’Italia che fa l’Italia”: questo l’obiettivo del manifesto che analizza dati e prospettive dell’economia italiana. Nonostante la crisi, infatti, l’export cresce: il Belpaese è uno dei soli 5 paesi al mondo con saldo commerciale, per manufatti non alimentari, sopra i 100 miliardi di dollari. La proposta lanciata sul tavolo di discussione è una politica industriale che faccia perno su manifattura, turismo, cultura, agricoltura e sulla green economy, oltre a una politica fiscale che tassi meno il lavoro, incentivi la formazione, l’inclusione sociale e il contributo dei giovani e delle donne alla società e sostenga gli investimenti.

L’incontro di ieri si è svolto proprio intorno alle politiche su cui puntare per competere nell’economia reale, dalla green economy al fisco passando per credito, legalità e qualità. L’Italia raccontata dagli interventi di Ferruccio Dardanello, presidente Unioncamere, Marco Fortis, vicepresidente Fondazione Edison, ed Ermete Realacci, presidente Symbola, non chiude gli occhi sulle difficoltà obiettive del paese, ma analizza i dati reali da cui ripartire.

“Il giudizio negativo sull’Italia nasce da un clima di enorme, e pericolosa, confusione che tocca l’opinione pubblica interna, gli addetti ai lavori, gli osservatori e gli investitori stranieri – ha spiegato Fortis -. Chi parla di declino lo fa partendo dalle pessime performance del Pil nazionale. Che però non fa distinzione tra un mercato interno prostrato dalla crisi e dall’austerità, e le ottime prestazioni internazionali delle imprese, del turismo e dell’agroalimentare. Nel 1999 il nostro Paese era quinto nell’UE-27 per saldo commerciale normalizzato nei manufatti, nel 2012 è salito al terzo posto”.

Inflazione, calo della domanda e della fiducia, Pil e occupazione ai minimi. Eppure le imprese italiane producono ed esportano, persino più velocemente di Germania e Francia “Tra ottobre 2008 e giugno 2012 il fatturato estero dell’industria italiana è cresciuto più di quello tedesco e francese, lo dice l’Eurostat”, ha precisato il vicepresidente della Fondazione Edison.

Il Trade Performance Index elaborato dall’UNCTAD-WTO stima che, subito dopo la Germania, l’Italia sia la nazione più competitiva al mondo a livello commerciale, poiché su 14 settori in cui viene suddiviso il commercio mondiale nel 2011 il nostro Paese è risultato il più competitivo in 3 (tessile, abbigliamento, prodotti in cuoio), secondo in altri 3 (meccanica non elettronica, manufatti di base, altri manufatti diversi) e sesto in un altro ancora (alimentari trasformati): in questi sette settori sono stati generati 306 miliardi di dollari di export ed un surplus con l’estero di 116 miliardi.

“In questi anni ci hanno dato ripetutamente per spacciati nei settori tradizionali del made in Italy: dal tessile-abbigliamento, alle calzature, ai mobili che avrebbero dovuto essere spazzati via dalla concorrenza dei paesi emergenti – ha dichiarato Ferruccio Dardanello (nella foto a sinistra)in quei settori le nostre imprese sono state in grado di costruire valore aggiunto, spostando la competizione a livelli inarrivabili per Cina e India”. Dalle analisi contenute nel Manifesto emerge un modello di sviluppo orientato alla sostenibilità ed ai mercati internazionali, che le imprese hanno saputo portare avanti e che  “dobbiamo saper accompagnare sui territori – ha concluso il presidente di Unioncamere – sfruttando nel migliore dei modi, come sistema Paese, l’enorme opportunità dell’Expo 2015”.

Nel 2012 il surplus manifatturiero italiano con l’estero ha raggiunto un massimo storico, pari, secondo l’Istat, a 94 miliardi di euro, anche se alcuni analisti lo hanno attribuito al parallelo calo dell’import.

“Invece che recitare il mantra del declino – ha precisato Ermete Realaccidobbiamo prestare attenzione al messaggio e alle richieste dei tanti protagonisti di questo made in Italy rinnovato che stanno affermando un modello nuovo, ma perfettamente in linea con la grande vocazione nazionale: la qualità. La via italiana alla green economy, dove la bellezza e la sostenibilità ambientale sono fattori produttivi determinanti. Come la qualità della vita, la coesione sociale, il capitale umano, i saperi del territorio. E dove la cultura, sposata magari alle nuove tecnologie, è un incubatore d’impresa”. Allora, continua, “quando si parla di crescita, quando si scrivono misure per lo sviluppo, è da qui che bisogna partire. C’è spazio nel mondo e nel futuro per un’Italia che fa l’Italia”.

Tra i nomi che hanno già aderito al Manifesto, Vincenzo Boccia (Vicepresidente e Presidente Piccola Industria Confindustria), Luigi Campiglio (Università Cattolica Milano), Maurizio Casasco (Presidente Confapi), Cesare Fumagalli (Segretario generale Confartigianato), Maurizio Gardini (Presidente nazionale  Confcooperative), Ivan Malavasi (Presidente Nazionale Cna), Giorgio Merletti (Presidente Confartigianato), Stefano Micelli (Università Cà Foscari Venezia), Valter Taranzano (Presidente Federazione Distretti Italiani) e Marco Venturi (Presidente nazionale Confesercenti).


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