di


Dalla preziosità al valore dell’idea, un confronto sull’identità del gioiello

Otto visioni sull’identità dei preziosi, otto punti di vista diversi che possono dare vita a un nuovo e fruttuoso dibattito su cosa sia il gioiello: sono stati protagonisti ieri della conferenza svoltasi al MAXXI di Roma. La giornata di confronto “Intorno al Gioiello – Esperienze del contemporaneo nella strategia dell’ornamento” è stata promossa da ARRO-Associazione Regionale Romana Orafi in collaborazione con Federazione Nazionale Dettaglianti Orafi-Confcommercio, e grazie ai contributi di Paolillo 1880 e Fiera di Vicenza.

L’iniziativa, curata da Claudio Franchi, è stata l’occasione per mettere sul tavolo della discussione tutte le istanze del comparto su quelle che sono le “definizioni” dell’ornamento più antico. Dopo i saluti del presidente dell’Arro Giuliano Ansuini, che ha ribadito l’importanza della scuola romana nel panorama orafo italiano, e del presidente di Federdettaglianti Giuseppe Aquilino, che ha espresso soddisfazione per l’iniziativa, otto esperti si sono confrontati offrendo ciascuno il proprio contributo.

A partire da Paolo Paolillo, presidente della Carlo Paolillo & C., presidente onorario ARRO: “Il gioiello, fatto di pietre e metalli preziosi – ha detto -, è legame tra uomo e natura, un valore immateriale che diventa vera e propria arte indossata”. Interessante il punto di vista di Massimo Biondi, professore ordinario di Psichiatria al Policlinico Umberto I di Roma, che ha esaminato i rapporti tra mente e gioiello, la percezione e le diverse sfumature che connotano il gioiello al livello del pensiero. “La creazione di monili ha attraversato tutte le culture, le epoche e le latitudini – ha spiegato – e le sensazioni che vi sono legate sono riconducibili a una stimolazione sensoriale, unita alla funzione sottocorticale e all’emisfero destro del cervello: tante sono le sue funzioni, da quella di identità, a quella di ponte tra le persone fino a quella sociale”.

È stata poi la volta dell’intervento di Alba Cappellieri, architetto e critico del design, professore di design del gioiello presso il Politecnico di Milano, che ha iniziato il suo contributo a partire dal tempo – nel rapporto tra presente, passato e futuro – e dalla contemporaneità. “Il prezzo non è il solo valore del gioiello – ha raccontato –, dove nel gioiello possiamo individuare molteplici sfumature: dal pezzo unico alla produzione seriale, dall’investimento al simbolo, dalla rappresentazione all’accessorio fino all’arte e alla tecnologia. Il futuro, dunque, è la capacità di connettere punti, la condizione per capire il tempo che viviamo”.

“La preziosità del materiale è un plusvalore che si aggiunge a quello intrinseco che un gioiello porta naturalmente con sé”, ha dichiarato Bianca Cappello, storico del gioiello e responsabile progetti AGC (Associazione gioiello contemporaneo). Significativo un aneddoto riportato da Amanda Triossi, storico del gioiello, curatore della collezione Bulgari e mostre retrospettive della maison. A proposito di cosa sia il gioiello, la Triossi ha sottolineato che, perché un gioiello sia innovativo, può anche essere una reinterpretazione, purché possieda quell’alchimia che parla ai contemporanei: “Anche un modello che si basa sul passato – ha commentato – deve avere disegno di impatto, portabilità, preziosità e una lavorazione sofisticata”.

Nicola Carrino, artista, già presidente dell’Accademia di San Luca a Roma, ha messo l’accento sulla differenza tra gioiello d’artista e gioiello d’autore, intendendo con il primo i preziosi realizzati da artisti che solo sporadicamente si cimentano con questo prodotto, e con il secondo l’attribuzione ad artisti che invece ne fanno un aspetto consuetudinario della propria vocazione, attraverso la tecnica e rivolgendosi al mercato.

“Se il design entra nel mondo del gioiello – ha spiegato Loredana Di Lucchio, professore e ricercatore di design presso l’Università La Sapienza di Roma – può aiutarlo a lavorare su tre aspetti importanti: quello “viscerale”, quello comportamentale e quello riflessivo”. A chiusura dell’iniziativa, l’intervento di Claudio Franchi, che ha analizzato i legami tra innovazione tecnica e tradizione orafa riportando citazioni, tra gli altri, di Roland Barthes (da “Il senso della moda”, 1960) e di Alessandro Mendini. “Il 5% è idea, ma tutto il resto è saperla mettere in forma – ha spiegato –: bisogna saper intercettare tutte le clientele che hanno pari dignità, declinando i preziosi dal gioiello classico al bijoux fino alle opere d’arte. Dobbiamo informare, più che comunicare, e fare chiarezza dotandoci della cultura di questo prodotto”. Ma il dibattito è soltanto all’inizio: la prima conferenza di sistema ha il merito di essere un punto di partenza per un concetto condiviso e condivisibile di gioiello.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *