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Dal Giappone, testimonianze preziose dell’Impero Romano

© Nara National Research Institute

È una scoperta archeologica che ha dell’incredibile e che se confermata potrebbe spingere la realtà ben oltre quelle che erano le previsioni dei più esperti studiosi dell’Impero Romano. Venerdì scorso (22 giugno) il team di ricercatori del Nara National Research Institute for Cultural Properties ha mostrato il risultato dell’entusiasmante ricerca. Durante gli scavi archeologici effettuati a Nagaoka (nei pressi di Kyoto), all’interno di una sepoltura del V secolo (denominata Utsukushi “Bello” in giapponese) sono state ritrovate tre preziosi oggetti di vetro dal diametro di 5mm. Si tratterebbe di elementi appartenenti ad un gioiello e prodotti verosimilmente da artigiani romani. I preziosi reperti in vetro di colore giallo sono stati ottenuti con il natron (carbonato idrato di sodio), un cristallo di sale naturale utilizzato per la fusione dei prodotti nelle botteghe dell’antico Impero Romano (specialmente nel periodo compreso tra la reggenza di Augusto e quella di Teodosio, I-V secolo d.C.). Non solo, gli oggetti sono realizzati con la tecnica del “multistrato”, consistente nel sovrapporre strati di vetro intervallati da foglie d’oro, modalità frequente nella lavorazione artigiana romana.
“Sono i più antichi prodotti in vetro multistrato mai trovati in Giappone. Sono accessori molto rari che si crede siano stati realizzati nell’antica Roma e inviati in Giappone”, ha dichiarato Tomomi Tamura uno dei rircercatori dell’Istituto giapponese.
La scoperta aprirebbe così nuovi scenari sulla diffusione e l’espansione dei traffici commerciali in età romana. Significherebbe che l’introduzione di prodotti realizzati nelle botteghe dell’Impero superarono ben oltre i confini asiatici fino ad oggi immaginati e documentati, per spingersi verso l’estremo confine del continente. Tra Roma e Kyoto vi è una distanza di circa 9700km e questa nuova scoperta potrebbe rappresentare un’idea antesignana del processo di globalizzazione diffuso ampiamente ora, nel ventunesimo secolo. Ma il ritrovamento è recentissimo e le ipotesi sono ancora tante e in attesa di conferme. La parola passerà ora agli studiosi ed alla ricerca scientifica.

 


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