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Da Liszt al jazz, il gioiello non è mai lo stesso

Lo scorso weekend mi sono regalata una full immersion nella musica, dal romanticismo di Franz Liszt al jazz di Valerio Virzo passando per il canto melismatico di Marzouk Mejri. Una due giorni che, grazie anche alla suggestione delle location (che in fatto di bellezza non mancano di niente: sala del Vasari nella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, Palazzo Venezia e Maschio Angioino, per chi conosce o vuole conoscere Napoli!) ha fatto scordare, a me come ai numerosissimi spettatori, le tante problematiche della città.

Tre appuntamenti irrinunciabili meritevoli più di una riflessione, e per il piacevole ascolto e per la riprova di quanto la moda, gli stili siano mutuati dalla cultura creando così estetiche dissimili.

Una conferma di quanto cioè, forse più degli abiti, i gioielli sappiano parlare di arte e di tendenze, di linguaggi che convivono per comunicare un’appartenenza, tant’è che il file rouge che attraversa la platea della cosiddetta musica colta è luccicoso, fatto di gemme e metalli preziosi per intenderci, in forme più o meno classiche, che poco o niente condividono col parterre anticonformista presente al concerto di musica di contaminazione etnica che preferisce le materie di recupero come legno, ferro… per una non identificazione che insegue comunque un riconoscibile standard. È più di tutti il jazz a camminare di pari passo con il design, con gioielli dalle dimensioni importanti, belli e meno belli portati come si può portare in giro un piccolo difetto, con quella naturalezza, cioè, che  sa generare valore, proprio come le dissonanze  jazz.

Per un gothic rock o un più intimistico canto a cappella staremo a vedere.


5 commenti

  1. claudio franchi says:

    Gentile Maria Rosaria, apprezzo molto i suoi scritti e la seguo da tempo, ma vedo che anche lei cade nel fraintendimento di definire gioiello anche quello che non lo è. E’ tipico della nostra modernità liquida ( Bauman) usare termini con significati alterati: così il lusso diviene accessibile, il classico è ovvio, e al valore dell’unicità si sostituisce la serialità. Ma il cambiamento di usi e costumi non giustifica la mutazione semnatica dei termini, semmai apre nuovi scenari che meritanio l’attenziobne degli studiosi e degli operatori del settore. Il gioiello, per normativa, è caratterizzato da metalli nobili e gemme preziose, inoltre è la sintesi della sedimentazione di sofisticate tecniche costruttive. Definire gioiello ogni forma dell’ornamento accresce la confusione nel consumatore, seppure comprendo bene che nessuno si è mai preso la briga di interessarsi a questo problema, tranne Roland Barthes che nel 1960, nel celebre “Il senso della moda” fece una lungimirante distinzione tra bijou e gioiello. Personalemnte apprezzo molto l’uso dei materiali eterogenei: sono stimolanti per la creatività e contribuiscono ad accellerare il processo di democratizzazione dell’ornamento, ma per favore, non definiamoli gioielli.
    Cordialmente
    Claudio Franchi, orafo, storico e critico del gioiello


  2. Maria Rosaria Petito says:

    Gentilissimo Claudio, che il gioiello stia confondendo la sua identità è innegabile, forse per colpa del mercato che spinge verso la griffe piuttosto che verso i valori di un oggetto, forse perché nelle vetrine delle gioiellerie il bijou occupa sempre più spesso un posto d’onore. Ma al di là di ogni disquisizione in materia tengo a sottolineare che nel mio articolo non ho mai utilizzato il termine gioiello se non in riferimento a quelli meramente preziosi, per ogni altro monile ho evitato (non a caso) ogni dubbia definizione.
    Cordialmente


  3. Ernesto Pesenti says:

    Leggendo il suo scritto “Da Liszt al jazz” provavo una curiosa sensazione di sublimazione tra concetto di musica e concetto di preziosità. Quasi non potessero essere classificate, catalogate, interpretate o concepite la prima disgiunta dalle altre. Un armonico fraseggio musicale, risolto compiutamente ed esaustivamente dalla prima all’ultima nota, altro non può rappresentare se non, ad esempio, un diadema di impeccabile fattura. La musica coinvolge l’udito, il gioiello concede momenti estatici alla vista. Ma è soltanto una mera questione di sensi. Le sostanze non mutano.
    Ernesto


  4. pasqualina says:

    cara Maria Rosaria fa piacere notare, per un’operatrice del settore,che durante le tue serate di musica hai piacevolmente notato gli accessori delle signore,più che gli abiti!Questo ci dovrebbe far riflettere quanto l’accessorio stia diventando importante!….Sì parlo di accessorio perchè .ahimè,il gioiello per un lungo periodo è stato considerato tale ed ha vissuto ed ancora vive di luce riflessa rispetto all’abbigliamento.Sicuramente la vera gioielleria(cioè quella fatta di pietre preziose) vive un momento non piacevole,ma dobbiamo prendere atto del fatto che la moda per anni ha condizionato e continua a condizionare il gusto del consumatore finale.Il nostro settore quindi è finito per rappresentare il fanalino di coda!non solo ma dobbiamo adeguarci sempre più ad un sistema di vita pratico e veloce dove il gioiello se acquistato vuole essere vissuto giornalmente in maniera discreta ed essenziale(tennis,punti luce ecc).In nome di tale senso della vita,prende sempre più piede la commistione gioiello ed altri materiali di varia tipologia,basta guardare al collo od al braccio delle persone(argento di Tiffany,punti luce di brillanti,dodo)è tutto molto seriale è vero ma è così e dobbiamo prenderne atto!


  5. maria rosaria petito says:

    Ciao Ernesto, ciao Pasqualina, credo che il gioiello non sia mai stato secondo a nessuno, non lo è stato e non sarà mai un semplice accessorio. Ha sempre avuto una vita prorpia, anche i quadri, le sculture dell’antichità lo testimoiniano: mai senza e mai in ombra. E se “Il gioiello concede momenti estatici alla vista” lo è anche grazie alla creatività, alla fantasia e alle strane materie che spesso stanno insieme divinamente. Ma Claudio sostiene che il vero gioiello conosce solo materie nobili. E quello seriale che valore ha? Un ristorantino fuori città ha scelto di proporre esclusivamente menù con prodotti di stagione preparati secondo antiche ricette. Avrebbe potuto guadagnare di più impiegando come molti altri surgelati, alimenti in scatola, di dubbia provenienza ecc. La serialità è frutto di una nostra precisa volontà. Più che criticare dovremmo essere obiettivi, avere il coraggio delle nostre sceltei. A me anche di legno piace. e se è unico credo che possa meritare di essere chiamato gioiello a dispetto di alcuni preziosi che annoiano con la loro ripetitività.


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