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Creatività e innovazione: cresce la voglia di Italia nel mondo

Il rapporto di Symbola, Edison Unioncamere registra un +22% di ricerche su google di prodotti made in Italy: nella gioielleria terzo saldo commerciale con l’estero

Presentazione Google

Cresce la voglia di Italia nel mondo: il rapporto “I.T.A.L.I.A. – Geografie del nuovo made in Italy” di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison, nasce per raccontare quella parte di Paese che continua a esercitare il proprio fascino in ogni parte del globo. Il rapporto, che ha il patrocinio dei ministeri degli Affari Esteri, delle Politiche Agricole, dei Beni Culturali, dell’Ambiente e di Expo Milano 2015, fotografa una Italia innovativa, versatile, creativa, reattiva, competitiva e vincente, uno dei soli cinque paesi al mondo che vanta un surplus manifatturiero sopra i 100 miliardi di dollari e, nel settore dei gioielli, terza per saldo commerciale con l’estero.

Dati supportati anche dalle tendenze rilevate da un recente sondaggio Ipsos secondo cui circa l’80% degli statunitensi e dei cinesi riconosce nel made in Italy un grande valore. Sia all’estero che in patria il made in Italy è sinonimo di moda, artigianato, arredamento, design e cibo, e soprattutto di bellezza e qualità. Due italiani su tre sono disposti a pagare un sovrapprezzo per avere prodotti 100% italiani. Grazie alla bellezza e alla qualità connaturata ai prodotti, poi, l’Italia continua a produrre cose che piacciono al mondo e che sono sempre più desiderate sui mercati globali. Come raccontano i dati relativi alle ricerche su Google dei prodotti made in Italy, cresciute dal 2011 al 2014 di ben il 22%, con picchi elevati in Paesi come Giappone, Emirati Arabi, Usa, Russia e Brasile.

Il Paese che emerge dal rapporto I.T.A.L.I.A. – Geografie del nuovo made in Italy, senza nascondere le difficoltà del nostro mercato interno, viene misurato da un nuovo indicatore capace di cogliere e leggere quanto si muove nella nostra economia: la bilancia commerciale dei singoli prodotti. “Mentre la crisi sembra finalmente allentare la sua presa sul Paese, è ancora più importante avere un’idea di futuro, capire quale posto vogliamo che l’Italia occupi in un mondo che cambia. Più che in passato – commenta Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola –, l’Italia deve fare l’Italia rispondendo ad una domanda che aumenta ed è confermata dai dati sull’innalzamento delle ricerche di made in Italy su Google e sul gradimento dei prodotti italiani in grandi paesi come Stati Uniti e Cina”.

“Le geografie del nuovo made in Italy presentate nel Rapporto I.T.A.L.I.A. fotografano una capacità di reazione alla crisi delle nostre imprese che ha dello straordinario, se si tiene conto del sempre difficile contesto internazionale oltre che dei ritardi infrastrutturali, della pressione fiscale e delle criticità burocratiche di cui il sistema-Paese continua a soffrire – sottolinea il Segretario generale di Unioncamere, Claudio Gagliardi -. La scelta di investire in qualità, sfruttando le leve dell’eco-innovazione, della cultura e del legame con i territori sta premiando lo sforzo di molti imprenditori
facendo raggiungere posizioni da primato nel mondo a tanti prodotti italiani dalla meccanica all’agroindustria, dalla moda al turismo”.

Il rapporto Italia è costellato di primati: un totale di 932 prodotti classificatisi primi, secondi o terzi al mondo per saldo commerciale attivo con l’estero; 235 prodotti medaglia d’oro a livello mondiale per saldo commerciale, eccellenze che ci fanno guadagnare 56 miliardi di dollari. I nostri prodotti che si classificano al secondo posto nel mondo per saldo commerciale sono invece 376 e fruttano 68 miliardi di dollari. Le medaglie di bronzo dell’export italiano – su cui primeggia il settore della gioielleria – sono invece 321 prodotti e valgono un saldo commerciale complessivo di 53 miliardi. Nell’insieme questi campioni dell’export fanno conquistare al Paese un surplus commerciale di 177 miliardi di dollari. E poi ci sono altri 500 prodotti in cui l’Italia si è classificata quarta o quinta per saldo commerciale mondiale e che hanno aggiunto alla nostra bilancia commerciale altri 40 miliardi di dollari.

 


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