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Corrado Facco è stato nominato Amministratore Delegato del centro orafo Il Tarì di Marcianise

Il top manager veneto, da circa un anno in affiancamento al presidente Vincenzo Giannotti e all’intero Cda - come consulente strategico nella realizzazione di un importante e ambizioso programma di rilancio dell’insediamento casertano - incassa un ulteriore attestato di stima ma soprattutto la responsabilità operativa della sua gestione


Una lunga militanza nel management di grandi società internazionali e riconosciuto per il suo expertise nell’ambito di Organizzazioni Fieristiche
, con alle spalle un solido curriculum proprio nel mercato internazionale del gioiello, Facco avrà ora il compito, in collaborazione con la struttura interna, di rendere operativa la strategia già evidenziata in questi primi mesi di collaborazione, finalizzata ad un rilancio vero de Il Tarì, declinato in azioni molto concrete su base pluriennale, candidandolo a ricoprire un ruolo di attore protagonista sul territorio locale e nazionale.

Quattro le aree di interventi su cui sarà focalizzata l’attività di change management che Facco guiderà nel futuro prossimo: organizzazione, assetto societario, core business e new business.

Il Progetto “Tarì Next” prevede, tra l’altro, il potenziamento e le sinergie operative tra le aree del marketing, della comunicazione e dell’education, con un forte rafforzamento delle competenze, indispensabili per affrontare lo sviluppo necessario.

Secondo il Piano, poi, l’Organizzazione beneficerà di uno snellimento ed efficientamento del flow dei processi e si doterà di sistemi di controllo di gestione più moderni ed efficienti con un cruscotto di valutazione delle performances, necessarie per raggiungere e presidiare in modo strategico il nuovo posizionamento pensato per Il Tarì.

D: Dottor Facco una nuova sfida all’orizzonte…

Sì, si tratta di una sfida molto stimolante dal punto di vista professionale.

Il Centro Orafo Il Tarì è una delle eccellenze del nostro panorama nazionale del “bello e ben fatto” ed è anche un unicum almeno a livello europeo.

Un vero e proprio ecosistema integrato, dove oltre 380 aziende del settore orafo – gioielliero, in grado di servire l’intera filiera, operano tutti i giorni, generando un indotto complessivo calcolato in oltre un miliardo e duecento milioni di euro su base annua.

Un’importante Realtà che conferma come anche nel centro-sud del nostro Paese vi siano Società ed Organizzazioni in grado di interpretare al meglio il ruolo di Leader nel loro segmento.

D: E soprattutto, forte della sua esperienza, quali sono le peculiarità/potenzialità de Il Tarì che più l’hanno intrigata?

Senz’altro le peculiarità più caratterizzanti sono, per l’appunto, rappresentate dalla sua unicità.

Si tratta di una vera e propria città dell’oro, con una profilatura B2B – essendo aperta solo ad operatori del settore – declinata su oltre centocinquantamila metri quadrati coperti e realizzata per garantire alle aziende insediate ed ai visitatori professionali la miglior qualità di tutti i servizi necessari ed indispensabili per operare sul mercato nazionale ed internazionale.

Una Realtà che ha anche, al suo interno, probabilmente quella che è indicata come la migliore scuola nazionale per giovani maestri orafi e orologiai, che ogni anno vengono intercettati da Maison del gioiello come Bulgari e Tiffany o Gruppi come Richemont.

Queste peculiarità, date dalla sua unicità, se aggiornate in chiave maggiormente contemporanea e con lo sguardo verso il futuro, possono rappresentare anche le sue migliori potenzialità.

Il Tarì può diventare un vero e proprio hub moderno di distribuzione al servizio del settore non solo a livello nazionale, coniugando il valore delle human experience – l’incontro tra persone fisiche – con la frontiera delle nuove tecnologie digitali.

Già oggi, a Il Tarì, accedono circa 3000 professionisti al giorno. E qui trovano ampia offerta merceologica che spazia dai componenti, come le pietre preziose, ai semilavorati, fino al prodotto finito unbranded e di marca, oltre alla presenza di aziende specializzate nella riparazione, nel bespoke e nell’orologeria. È una base di partenza e contestualmente una ricchezza straordinaria che meritano di essere riviste secondo le più moderne evoluzioni di mercato, anche in ottica di presidio di determinate aree geografiche.

D: Le battaglie non si vincono da soli ma in collaborazione con i tanti attori che compongono il comparto orafo. Quale sarà la posizione de “iI Tarì” nei confronti di player rappresentativi? Penso alle associazioni di categoria ma anche ad organizzatori di importanti momenti fieristici quale VicenzaOro.

Mai come nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad una rivisitazione complessiva delle logiche di mercato. Sia dal punto di vista delle nuove attitudini del consumatore che nelle nuove modalità di retail, il tutto in un contesto di sfida a livello globale. A maggior ragione nel nostro Paese, secondo a nessuno per manifattura di alta qualità ma contraddistinto da realtà aziendali non molto gradi, è necessario perseguire tenacemente logiche di sistema. Per questo motivo, Il Tarì da molti anni è rappresentato attivamente ai massimi livelli, grazie all’impegno del Presidente Giannotti, in Confindustria – Federorafi, ed ora è anche uno degli attori del rilancio di Federpreziosi Confcommercio Campania. E sempre per lo stesso motivo, Il Tarì supporta e promuove gli appuntamenti fieristici di settore organizzati dal Gruppo IEG spa, come VicenzaOro. Si tratta di appuntamenti fieristici internazionali, dove il Made in Italy può e deve esprimersi al meglio come comparto nazionale.

Il Tarì è al fianco di IEG proprio per valorizzare le sue Manifestazioni, potendo esso rappresentare in quelle sedi, con indubbio prestigio, i valori del distretto produttivo e distributivo della Campania.

Abbiamo ruoli e mission molto diversi, ma la collaborazione tra Attori simili è strategica e fondamentale. E le sinergie positive, per entrambi, sono indubbie.

D: Un’ultima domanda, quale dovrebbero essere quei correttivi/cambiamenti che l’intera filiera orafa dovrebbe adottare per rilanciare un segmento, fondamentale del nostro “made in Italy”, oggi particolarmente in affanno.

La domanda richiederebbe una disamina molto approfondita e non così facilmente riassumibile in poche battute. Vorrei, però, fare una precisazione: non è totalmente corretto dire che tutto il segmento del “made in Italy” della filiera orafa è particolarmente in affanno.

I dati relativi all’export del 2019, per esempio, ci dicono che le nostre produzioni all’estero hanno avuto un buon successo, specie su alcuni mercati di riferimento.

Profondamente diversa è, invece, la situazione di coloro che operano solo sul mercato nazionale, dove la contrazione dei consumi è stata inarrestabile negli ultimi 12 anni. In ogni caso, individuerei in alcuni macro temi gli elementi che richiedono di essere oggetto di cambiamento: la dimensione minima aziendale, laddove “piccolo” non è più sinonimo necessariamente di “bello”; la corretta capitalizzazione delle imprese, perché gli investimenti in ricerca, innovazione, design, prodotto, marketing e comunicazione devono poter viaggiare di pari passo; la conoscenza delle aggiornate dinamiche distributive, perché l’evoluzione in atto del ruolo dei punti vendita e le nuove logiche del retail, alla luce del cambiamento profondo delle attitudini del consumatore, a livello nazionale ed internazionale, esigono approcci molto più sofisticati ed un’organizzazione aziendale decisamente evoluta.

www.tari.it

 


1 commento

  1. Rodolfo Santero says:

    Interessante occasione, un bel memo per il settore orafo,… .
    Buon lavoro a tutti .

    Interesting occasion, a nice memo for the gold sector, ….
    Good job everyone.


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