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Coronavirus, gli orafi studiano strategie alternative

Lo spostamento della data delle fiere di Hong Kong di marzo genera di fatto un nuovo calendario 2020 al quale tutti dobbiamo fare riferimento. Le perplessità degli operatori

Il Coronavirus preoccupa le aziende orafe. E non solo per lo spostamento della fiera di Hong Kong, alla quale molti sembrano orientati a partecipare, nonostante l’affollamento di eventi venutosi a creare a maggio/giugno.

Hong Kong International Diamond, Gem & Pearl Show 2020 – originariamente prevista per il 2-6 marzo – e l’Hong Kong International Jewellery Show 2020, che era in programma dal 4 all’8, a causa dell’emergenza slitteranno di oltre due mesi, tenendosi dal 18 al 21 maggio, andando a rendere ancora più affollato un periodo già di per sé piuttosto pieno a causa del posticipo di altre manifestazioni, anche se non tutte le fiere hanno ovviamente lo stesso target.

In due mesi sono infatti concentrati ben cinque appuntamenti in tre continenti: dal 18 al 21 aprile OroArezzo, spostata in avanti per non coincidere con la Pasqua; dal 30 aprile al 5 maggio Basilea, posticipata dalla tradizionale data di fine marzo per seguire immediatamente Ginevra; dal 18 al 21 maggio, appunto, Hong Kong; dall’1 al 5 giugno a Las Vegas, Jck (2-5), Luxury (anche 31 maggio), JIS Exchange, Global Gemstone e Couture; dal 25 al 28 giugno Jewellery & Gem Asia, di nuovo a Hong Kong.

Il problema, poi, è anche logistico. Oltre al fatto che Stati Uniti e Hong Kong richiedono diversa documentazione doganale, le location di Hong Kong subiranno delle modifiche sostanziali. Se, infatti, solitamente l’International Diamond, Gem & Pearl Show si svolge all’Hong Kong international airport e l’International Jewellery Show all’Asia World Expo, a maggio quest’ultima struttura ospiterà entrambe le manifestazioni, obbligando tutte le aziende ad esporre in stand di 9 metri quadri, creando problemi soprattutto a chi porta sia lo smontato che il gioiello finito, che dovrà presentare tutta l’offerta in uno spazio molto ridotto. Altra incognita per le aziende, poi, è la conferma o meno della missione di Ice Agenzia, ancora in corso di valutazione.

Fiammetta De Simone

Gli spazi sono un problema non da poco per la De Simone Fratelli di Torre del Greco, che in Oriente porta entrambi i prodotti. «Stiamo ancora valutando cosa fare – sottolinea Fiammetta De Simone – ci sono decisioni da prendere, perché subito dopo ci sarà Las Vegas e poi un’altra fiera ad Hong Kong. Il problema è tecnico, sia per le date che per lo stand, dovendo mettere tutto in pochi metri quadri e avendo un prodotto ingombrante. Inoltre non sappiamo ancora cosa farà Ice e se la missione sarà confermata. Si tenterà di andare, ma mancano ancora tasselli per decidere».

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Tommaso Mazza

Sempre restando tra i torresi, in attesa di notizie anche la Mattia Mazza. «Al momento – sottolinea Tommaso Mazza – aspettiamo ulteriori comunicazioni per avere un quadro più completo da valutare, anche riguardo ad eventuali rimborsi. Se la situazione non si risolvesse sarebbe inutile andare».

Ad Arezzo, ancora indecisa anche Silo. «Stiamo ancora valutando – afferma Roberto Stocchi – Per fortuna comunque la mancata presenza fisica in loco non sta creando particolari disagi, ma continuiamo a lavorare».

Fabrizio Falcinelli

Orientato a partecipare, invece, Fabrizio Falcinelli, dell’omonima azienda aretina. «Abbiamo accettato lo spostamento e pensiamo di andare, anche se arriverà un mese dopo Arezzo. A marzo, comunque, non avremmo mandato nessuno. Bisognerà vedere se i clienti se la sentiranno di tornare a Hong Kong e perché accada dovrà essere tutto risolto».

Enrico Peruffo

La situazione, però, sta causando problemi anche al di là della fiera. «Per fortuna i clienti stanno rispettando gli ordini che abbiamo in corso con la Cina – continua – ma il problema sta iniziando a essere il reperimento di merci, come pietre e perle. Speriamo che la situazione non peggiori. Inoltre siamo un po’ preoccupati, perché in questo modo marzo diventerà un periodo morto, visto che gli ordini che si facevano in fiera non arriveranno». A Vicenza sulla stessa lunghezza d’onda è Enrico Peruffo, di Fratelli Bovo. «Credo che andremo comunque – afferma – Dobbiamo ancora capire i dettagli, ma maggio non è un brutto mese, anche se scompiglia i piani e va ad affollare il periodo. Del resto, l’alternativa sarebbe stata l’annullamento, quindi è meglio così».

Da loro, invece, i problemi si stanno già sentendo. «Abbiamo ordini in sospeso – racconta – gli uffici non hanno riaperto, le aziende sono ancora chiuse, ci sono problemi coi voli… La speranza è che la situazione si risolva, poi i cinesi sono bravi a ripartire, ma al momento nessuno può fare previsioni».

Tra i vicentini, anche Chrysos va verso la partecipazione.

Carlo e Francesco Bernardi

«Andremo a maggio perché per noi è un mercato importante, ci lavoriamo da tempo e siamo ben posizionati – spiega Carlo BernardiSiamo contenti dello spostamento, perché oggi sarebbe stata inutile e non l’avremmo fatta. Certo non sarà semplice da un punto di vista logistico, essendo molto vicina ad altre fiere. Qualche ripercussione si sta facendo sentire, perché abbiamo spedizioni già pronte che sono sospese. I nostri clienti di Hong Kong poi mandano la merce in Cina, ma là ora non la vogliono. Il fatto è che non si conosce la vera entità del problema in Cina, né quando si potrà risolvere e oggi è molto più impattante sui mercati, rispetto a quando ci fu l’epidemia di Sars. Allora la Cina non era il colosso economico attuale, oggi si rischiano ripercussioni a livello globale».

 


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