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Coronavirus: ecco le misure nelle zone rosse

Le misure di contenimento nella zona rossa, prevedono la sospensione delle attività lavorative per le imprese e la chiusura di quelle commerciali che non erogano servizi essenziali o di pubblica utilità e di quelle che possono essere svolte da casa

Aziende chiuse, sospensione del trasporto anche di merci, quarantena per i lavoratori residenti in “zona rossa”. Ma anche regole stringenti per attività commerciali e pubblici esercizi nelle regioni interessate dall’epidemia (Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e province di Pesaro-Urbino e Savona), come se già non bastasse la psicosi collettiva, che sta facendo crollare i consumi.

È un conto salato quello che aziende e commercianti stanno pagando al Coronavirus. E che non potrà che aumentare con le disdette delle prenotazioni da parte dei turisti, motivo per cui il Governo, ma anche l’Europa, stanno lavorando per andare in loro soccorso.

Le misure

Le più severe sono, appunto, le norme previste all’interno della cosiddetta “zona rossa”, che comprende i comuni di Bertonico; Casalpusterlengo; Castelgerundo; Castiglione D’Adda; Codogno; Fombio; Maleo; San Fiorano; Somaglia; Terranova dei Passerini, tutti nel Lodigiano e Vo’ Euganeo, in provincia di Padova.

Qui le misure di contenimento prevedono appunto la sospensione delle attività lavorative per le imprese e la chiusura di quelle commerciali che non erogano servizi essenziali o di pubblica utilità e di quelle che possono essere svolte da casa; a questo si aggiungono la sospensione dal lavoro di tutti coloro che risiedono o sono domiciliati in quei comuni, anche se impiegati al di fuori dell’area, e quella del servizio di trasporto merci e persone, anche non di linea, con esclusione solo dei beni di prima necessità.

A Bergamo, Lodi, Piacenza e Cremona, invece, vengono chiuse nel fine settimana le medie e grandi strutture di vendita e i negozi situati all’interno dei centri commerciali, a parte farmacie, parafarmacie e generi alimentari.

In Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e nelle province di Pesaro-Urbino e Savona, le attività commerciali restano aperte, ma devono garantire un’affluenza contingentata di clienti, in modo da consentire di rispettare la distanza di sicurezza di un metro tra gli stessi, mentre ristoranti, bar e locali possono accogliere avventori solo nei posti a sedere, sempre consentendo di rispettare il metro di distanza.

Tutte misure che stanno mettendo a dura prova l’economia del nord Italia.

Gli interventi

A fare il punto sulle misure allo studio da parte di Governo e Unione Europea e sui prossimi passi in tale senso è Confcommercio, in una nota inviata ai propri scritti.

«L’Italia – scrivono – lavora a una vera e propria ‘manovra’ anti-coronavirus, forte del sostegno già assicurato da Bruxelles che, per voce del commissario Paolo Gentiloni, si prepara a fare “tutto il necessario” per evitare che l’emergenza faccia sprofondare l’intera economia del Vecchio continente». Un contesto nel quale il Governo dovrebbe portare in aula  la richiesta di margini in deficit per 3,6 miliardi da spendere per il nuovo decreto, la commissione Ue ha allestito un “Corona response team” e i ministri delle Finanze inizieranno a valutare come collaborare per arginare i danni che il diffondersi del virus sta causando in particolare ai settori turismo, trasporti, auto e catene di approvvigionamento.

Se, infatti, il contagio dovesse continuare, si legge nella nota, «non basteranno le misure prese dai singoli Paesi, come ha più volte ribadito anche il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, chiedendo a più riprese che ci sia una risposta comune non solo europea ma di tutte le maggiori economie. Posizione che sarà ribadita anche nei colloqui attesi tra i ministri del G7 per discutere la risposta alla minaccia del coronavirus sull’economia mondiale».

In Italia, invece, il Governo incontrerà le imprese dell’export per studiare insieme le contromisure a difesa del made in Italy e nel frattempo studia coi tecnici e le parti sociali le misure urgenti da inserire nel prossimo decreto, che potrebbe essere varato tra giovedì e venerdì.

Obiettivo di questo decreto è dare intanto un primo ristoro alle attività commerciali e alle aziende affossate dall’emergenza, con un credito d’imposta per chi ha perso il 25% del fatturato, il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali per proteggere i lavoratori, estendendo la Cig in deroga a tutta Italia, e più risorse alla sanità, che ha bisogno di accelerare i concorsi, di assumere medici e di rafforzare i reparti di terapia intensiva.

Ma tra le ipotesi ci sono anche rimborsi per le gite scolastiche e i viaggi saltati per i voli cancellati e i timori dell’epidemia. Un successivo decreto, poi, dovrebbe invece spingere sulla crescita, con lo sblocco dei cantieri.

«L’intervento più complessivo – si conclude la nota – è quello chiesto a gran voce da imprese e sindacati, che approvano la rapidità degli interventi ma lamentano una carenza di risorse. Difficile però, in questo momento, fare di più. Intanto perché ancora non è possibile una stima attendibile dell’impatto del virus, e poi perché il Paese deve fare i conti con una economia già fragile. L’indebitamento del 2019 fermo all’1,6% contro la previsione di 2,2%, registrato dall’Istat, sarà molto probabilmente assorbito del tutto da una crescita ‘zero’ nel migliore degli scenari. Andranno quindi ben calibrate le richieste di flessibilità sui conti per non trovarsi a settembre con le mani legate davanti alla manovra vera e propria. Quella che, nelle intenzioni ribadite ancora in questi giorni, dovrebbe finanziare la riforma dell’Irpef».

 


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