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Contraffazione: gioielli e orologi le perdite più ingenti

GLI ULTIMI DATI DELL’OCSE, CHE ANALIZZANO I DANNI DEI FALSI SULL’ECONOMIA ITALIANA, PARLANO DI MANCATE VENDITE DEL 7,5% PER IL COMPARTO LUXURY


Perdita di vendite, posti di lavoro e sicurezza: la contraffazione si configura sempre più come fenomeno negativo per l’economia italiana


L’ultimo rapporto dell’Ocse, forum strategico internazionale che promuove politiche destinate a migliorare il benessere economico e sociale dei cittadini nel mondo, ha rivelato che il commercio mondiale di falsi “brucia” tra l’1 e il 2% del Pil in termini di mancate vendite e, più di tutti, a farne le spese, sono i prodotti del settore gioielli e orologi, dove quelle mancate vendite raggiungono quota 7,5%. In generale, nel 2013, spiega il rapporto, il valore totale dei beni italiani contraffatti e piratati venduti in tutto il mondo era pari a oltre 35 miliardi di euro, l’equivalente del 4,9% delle vendite di prodotti manifatturieri italiani nel mondo. Secondo gli studi che l’OCSE ha effettuato su quasi mezzo milione di sequestri doganali in tutto il mondo nel periodo 2011-13, il commercio di beni contraffatti vale quasi 500 miliardi di dollari l’anno, pari al 2,5% delle importazioni mondiali.

L’Italia, con l’ampia fetta di export che la connota e l’alto numero di prodotti tutelati, è uno dei paesi più colpiti insieme a Francia e Usa. Nel 2013 le importazioni di beni falsi erano pari a oltre 10 miliardi di euro, ossia al 3% delle importazioni, e ciò ha causato mancate vendite a grossisti e negozianti di circa 7 miliardi di euro. Cina (50%) e Hong Kong (29%) i principali paesi di provenienza dei prodotti contraffatti, seguiti da Grecia (6%), Singapore (4%) e Turchia (2%).


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Se si sommano il commercio di prodotti italiani falsi e l’importazione di beni contraffatti, la perdita di introiti per lo Stato è pari a 10 miliardi di euro, ossia allo 0,6% del PIL. La contraffazione e la pirateria hanno altresì causato la perdita di almeno 87.000 posti di lavoro in Italia nel 2013, pari al 2% degli equivalenti dipendenti a tempo pieno nel Paese.


7,5% è il valore della mancata vendita con danni stimati per 1,42 miliardi di euro per la categoria di orologi e gioielli


Tra le categorie merceologiche, una delle più colpite è quella che mette insieme gioielli e orologi dove il mercato delle merci contraffatte ha portato a mancate vendite del 7,5%, con danni stimati ai consumatori per 1,42 miliardi di euro e il pregiudizio dovuto all’insoddisfazione dei clienti è ammontato a circa 2 miliardi. Una perdita che ha avuto un impatto significativo anche nel mondo del lavoro: i grossisti e i dettaglianti del settore degli orologi e dei gioielli sono stati i più colpiti in termini relativi, perdendo, nel 2013, il 3,6% dei posti di lavoro.

Un calcolo che tiene conto di una diversa elasticità che varia in base al settore, il che significa che una diminuzione delle vendite non si traduce nella medesima proporzione di posti di lavoro persi. Il rapporto specifica così che un calo delle vendite dell’1% per il settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio di orologi e gioielli in Italia provoca una diminuzione dello 0,35% del numero di dipendenti all’interno di questo settore (elasticità minore rispetto ad altri tipi di prodotto come alimentari, bevande e tabacco).


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Uno degli aspetti interessanti del rapporto, inoltre, è la differenziazione tra consumatori consapevoli e consumatori inconsapevoli rispetto all’acquisto di merci contraffatte: si parla in tal senso di mercati primari e secondari. Ai primi appartengono i prodotti falsi che ingannano i consumatori; ai secondi, i prodotti che sono palesemente venduti come falsi. A livello generale, si parla di una suddivisione abbastanza uniforme tra l’uno e l’altro (circa il 50% ciascuno), ma la quota sfiora il 60% per gli orologi e i gioielli a favore degli acquirenti consapevoli.

Il settore dei gioielli e degli orologi era anche tra i 13 comparti considerati dall’EUIPO, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale incaricato di gestire i marchi dell’Unione europea e i disegni e modelli comunitari registrati, che a inizio giugno aveva diffuso dati altrettanto allarmanti. Un settore al quale L’Euipo ha dedicato, due anni fa, un approfondito documento, secondo il quale l’Unione registrava un calo delle vendite di articoli di gioielleria e orologeria pari al 13,5 % e, relativamente all’Italia, una perdita annuale di 400 milioni di euro per effetto della contraffazione.



contraffazione def-min



“VERAMENTE FALSO”


di Raffaele Ciardulli Icf coach & senior consultant


Ecco l’accordo per questo articolo: dedica i soliti 5 minuti alla sua lettura per avere in cambio del tuo tempo un punto di vista sulle varie sfumature del falso, sui danni ma anche sui vantaggi che potrebbe portare ai tuoi affari. Un punto di vista che parte da un assunto netto, preciso senza se e senza ma: il falso, la copia, l’imitazione servile, il tarocco, fa male.
ciardulli defQuesta convinzione mi è stata istillata dalla mostra “Vraiment Faux” che la fondazione Cartier per l’arte contemporanea aveva inaugurato già nel 1988. Questa stessa convinzione è stata rafforzata da quanto ho potuto imparare nei diciotto anni durante i quali ho lavorato per Cartier. Questa convinzione è oggi confermata dalle cifre dell’articolo che avete letto:

Il falso in Italia è costato al comparto dell’orologeria/gioielleria 400 milioni di euro e la perdita di quasi il 4% dei posti di lavoro

Purtroppo se pensiamo ad un falsario, probabilmente pensiamo ad un geniale artista o a Totò e Peppino ne “La banda degli Onesti”. La brutta notizia è che la realtà è meno romantica.

Chi produce e vende falsi è un ladro: è un ladro di idee, un ladro di creatività (merce che, come italiani, dovremo proteggere più dell’oro) un ladro di investimenti (quelli necessari a far conoscere una marca ed i suoi prodotti) un ladro di posti di lavoro. Chi compra falsi o è stato truffato o è un complice. Purtroppo nell’articolo che hai appena letto qui a fianco avrai visto che 6 compratori su 10 sanno di star comprando un falso.


Chi compra falsi è un complice della criminalità organizzata che gestisce il mercato dei falsi


Chi compra falsi mente; comunica agli altri una falsa immagine di se stesso attraverso i falsi oggetti che la rappresentano. Chi compra falsi scredita se stesso; manca di rispetto al suo vero sé, rappresentando un sé che non gli appartiene. In sintesi chi compra falsi è un mendace ricettatore che, se non finanziasse la delinquenza, farebbe anche un poco pena.
E su questo possiamo pensare di aver esaurito il tema “il falso fa male”.

Allora potremo forse cercare se ci sia un altro tipo di “falso” che potrebbe portare di vantaggi

A costo di sembrarti sgradevole libero subito il campo da un possibile equivoco: non sto pensando al mercato del “semi-vero”, quello del “è quasi uguale a quello vero ma non si paga la marca”. Credo che questo mercato residuale da furbetti del “vorrei ma non posso”, sia troppo simile concettualmente al mercato delle imitazioni servili e se certamente rappresenta ancora delle opportunità residuali, non sarà la base sulla quale costruire un futuro per il nostro comparto.
Il mercato al quale penso è quello che deriva da una “separazione”. Mi spiego meglio.
Diciamo che nella gioielleria c’è una unione che è andata progressivamente in crisi; quella tra l’eccellenza della mano e l’eccellenza della natura.

A pensarci meglio è la parte “umana” di questo sodalizio che si è emancipata nel tempo. Quando ero ragazzo, a Napoli, gli artigiani degli “Orefici” annegavano il costo della manifattura, anche quella di un oggetto fatto “su misura”, nel costo dell’oro; era il tempo dell’oreficeria “a peso”, era la quantità di materia preziosa che determinava il valore dell’oggetto.

Poi sono venute le marche e, pian piano, la “forma”, la riconoscibilità della forma, ha preso il sopravvento sulla “sostanza”. O meglio, la “sostanza umana”, quella del designer unita a quella dell’orefice, unita a quella del comunicatore, unita a quella del venditore ha preso il sopravvento sulla “sostanza della materia”. Ricordo ancora lo choc dei dettaglianti ai quali giovani Clienti vendevano vecchi gioielli in oro per acquistare nuovi monili in acciaio. Questo processo continua, anzi accelera e non riguarda solo il gioiello.

Nella nostra quotidianità siamo circondati da realtà create dall’uomo ed in quanto tali artificiali. La casa in cui viviamo, l’automobile in cui ci spostiamo, ma, soprattutto, la dimensione digitale nella quale siamo immersi fino a “virtualizzare“ le nostre stesse relazioni. E se è l’ “umana sostanza” che ci pervade e che acquisisce valore, perché il gioiello dovrebbe fare eccezione?
Non possiamo forse pensare che accanto ad un gioiello in cui, come per millenni, l’uomo & la natura hanno creato oggetti extra-ordinari, possa vivere e prosperare un gioiello “human made”?

E questo gioiello non potrebbe mettere al servizio della creatività ogni tipo di materiale? Lo stesso rispetto per la natura non potrebbe suggerire di preferire materiali più “sostenibili”? Un braccialetto fatto con elementi di plastica sottratta all’oceano i cui proventi vengano reinvestiti per lottare contro l’inquinamento non parla forse intensamente di me (anche a prescindere dal prezzo)?
E per quale motivo il diamante che adorna un artificiale decolleté in silicone non dovrebbe essere stato fatto artificialmente in laboratorio?
Ma a quali condizioni il gioiello vero (“uomo&natura”) e quello diversamente vero (“human made”) potranno convivere e contribuire ad aumentare il tuoi affari?

Su questo non ho dubbi: a condizione di correre su binari diversi, di essere chiaramente comunicati per quello che sono, anche perché altrimenti ricadremo nel falso, nella truffa che è un modello di business che non mi sentirei di raccomandare.

Ed allora cosa possiamo fare? Nel concreto, forse due cose: re-imparare a scegliere il meglio tra il gioiello “uomo&natura” ed il meglio tra il gioiello “human made” e soprattutto re-imparare a raccontare, nella loro diversità, le storie che li valorizzino e li mettono in relazione con i valori e con le esperienze, in ogni caso con le emozioni, dei nostri Client

 

 

 


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