di


Contraffazione, da una corte statunitense un risarcimento record di 144,2 milioni di dollari per Gucci

Vinta la battaglia legale intentata dalla maison all’inizio dell’anno contro oltre 150 domini web che vendevano prodotti falsi. Boom del fenomeno in Italia e in Europa

Contraffazione, Gucci ottiene da una Corte statunitense un risarcimento record di 144,2 milioni di dollari. La maison fiorentina ha citato in giudizio oltre 150 domini web utilizzati per mettere in vendita in un circuito on line articoli contraffatti a marchio Gucci. Il Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti per il Southern District della Florida ha riconosciuto dunque il danno e ha ordinato l’immediata cessazione e la consegna a Gucci di 155 nomi di dominio utilizzati nell’operazione.

Gucci aveva avviato l’azione legale nel maggio 2013 contro la contraffazione dei marchi e la vendita di prodotti contraffatti in rete. Secondo la maison i nomi di dominio utilizzati avevano grande visibilità e, al fine di ingannare i consumatori online, venivano utilizzate campagne pubblicitarie simili a quelle ufficiali, immagini di prodotti e descrizioni dal sito web ufficiale, insieme al nome “Gucci” nel dominio.

La questione proprietà intellettuale, da sempre minata dal fenomeno della contraffazione, è andata via via crescendo con la diffusione del web. Altri casi celebri portati all’attenzione delle corti, per esempio, quelli di Tiffany & Co. e Dior, che negli anni scorsi hanno citato in giudizio eBay ottenendo risposte diverse dai singoli paesi in cui erano state intentate le cause. L’Italia, tra l’altro, è prima in Europa per acquisto di merci false, come emerso dalla recente indagine di Indicam, l’istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione, ed è quinta nel mondo nella loro produzione.

Il fenomeno, secondo lo studio, è cresciuto in dieci anni del 1.850%, con un giro d’affari tra i 3,7 e i 7,5 miliardi di euro nel solo 2012. La moda, inclusi gli accessori, è il comparto più interessato dal fenomeno (con il 60% di prodotti contraffatti), ma l’industria del falso colpisce largamente anche l’orologeria e i beni di consumo con un impatto dell’8-9% sul Pil europeo.

Proprio in queste ore, tra l’altro, è in discussione all’Europarlamento il pacchetto legislativo Tajani-Borg per la sicurezza dei prodotti che all’articolo 7 prevede l’obbligatorietà della indicazione d’origine. Il provvedimento sul ‘made in‘ ha già ricevuto, ieri, l’ok della commissione mercato interno ed ora si attende la votazione plenaria dell’Aula prima di iniziare i negoziati con il Consiglio Ue.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *