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Conti dei soci sotto la lente del fisco

I soci di una società di persone, siano essi amministratori o meno, devono prestare la massima attenzione ai propri conti correnti personali, ed accertarsi che tutti i movimenti effettuati su di essi siano validamente giustificabili. Anche i conti personali dei soci possono finire sotto la lente del Fisco, come quelli aziendali.

Il Fisco può considerare presuntivamente come ricavi occultati tutte le somme non giustificate o giustificate come “spese personali o familiari” che transitano sui conti correnti dei soci. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 10386 del 13 maggio 2014.
Il caso in questione riguarda una S.N.C., i cui soci amministratori furono sottoposti a indagini bancarie sui conti correnti personali da parte della Guardia di Finanza. Di seguito a tale indagine, l’Agenzia delle Entrate aveva emesso un avviso di accertamento per IRPEF e IRAP finalizzato al recupero a tassazione di alcuni importi movimentati sui conti correnti intestati ai soci e ritenuti non giustificati. I contribuenti si erano difesi sostenendo che i movimenti erano dovuti ad esigenze personali e familiari, oltre che ad accrediti relativi a compensi ricevuti da altre società ed al disinvestimento di prodotti finanziari.
Benché l’Agenzia delle Entrate avesse defalcato dai propri conteggi i compensi ricevuti come amministratori di altre società nonché tutte le movimentazioni inferiori a 1000 euro, ritenendole presuntivamente riferibili per la loro modesta entità a spese personali, restava un grosso interrogativo riguardo ai movimenti singoli superiori a 1000 euro sui quali i contribuenti non davano altre spiegazioni, se non generiche “spese personali o familiari”. Comunque, la CTR Friuli dette ragione ai contribuenti, ritenendo che l’Agenzia non avesse sufficientemente dimostrato che si fosse verificata, mediante l’utilizzo dei conti bancari  intestati ai soci come persone fisiche, la “sottrazione di materia imponibile in capo alla società”.  Invece la Cassazione, accogliendo il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate ha annullato la sentenza della CTR, disponendo un nuovo giudizio. La Cassazione ha motivato l’annullamento con riferimento al “costante orientamento di codesta Corte (per tutte Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 6595 del 15/03/2013, pronunciata in materia di IVA ma non di meno applicabile anche in tema di imposte dirette, per la omogeneità della disciplina che vi presiede; in precedenza anche Cass. Sez. 5, Sentenza n. 4987 del 01/04/2003) per il quale, in tema di accertamento IVA e delle imposte sui redditi, “relativo a società di persone a ristretta base familiare, l’Ufficio finanziario può legittimamente utilizzare,nell’esercizio dei poteri attribuitigli dall’art. 51, secondo comma, nn. 2 e 7, del d.P.R.26 ottobre 1972, n. 633, le risultanze di conti correnti bancari intestati ai soci,riferendo alla medesima società le operazioni ivi riscontrate (nella specie,prelevamenti), tenuto conto della relazione di parentela tra quelli esistente idonea a far presumere, salvo facoltà di provare la diversa origine delle entrate, la sostanziale sovrapposizione degli interessi personali e societari, nonché ad identificare in concreto gli interessi economici perseguiti dalla società con quelli stessi dei soci”.
Ciò basta per concludere che per l’Amministrazione finanziaria non vi è onere di previa dimostrazione dell’esistenza di “sottrazione di materia imponibile in capo alla società” ai fini della valorizzazione delle movimentazione bancarie identificate sui conti correnti nominalmente intestati ai soci, atteso che gli indizi di cointeressenza e perciò di riferibilità all’attività d’impresa svolta dalla società possono essere fondati anche sulla circostanza stessa dell’omessa precisa identificazione della origine e provenienza o della destinazione delle somme che risultano transitate sui predetti conti correnti, alla luce del fatto che —specie nelle società di persone- il rapporto
intercorrente tra amministratori e società amministrata è talmente stretto da realizzare una sostanziale identità di interessi, tale da giustificare automaticamente e salvo prova contraria, l’utilizzazione dei dati raccolti.”
In sintesi : in caso di società di persone, specie se con una ristretta base familiare, per il Fisco è lecito presumere che possa esserci una sovrapposizione tra interessi personali e quelli della società e quindi tra movimenti finanziari personali dei soci ed operazioni societarie.  A questo punto l’onere della prova riguardo alla giustificazione dei movimenti sui propri conti correnti  ricade sul contribuente : occorre quindi la massima attenzione nella gestione dei conti personali, in modo che tutti i movimenti ad essi riferiti siano giustificabili e non attirino l’occhio indagatore del Fisco.


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