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Confronto: Gioielli, una terra di mezzo tra arte, artigianato e design

 

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Se non rischi come potrai creare qualcosa di autenticamente bello che non è mai stato visto prima?”.
A dirlo è stato il regista Francis Ford Coppola e se questa affermazione è vera per il cinema e qualsiasi altra forma d’arte, lo è ancora di più per il gioiello.

Da sempre espressione di creatività suprema, la sua realizzazione include molti aspetti:

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Ma in questa creazione – che sia preziosa o si tramuti in un gioiello moda – quanto peso ha il design? A parità di materiali, l’originalità della progettazione sposta l’asse del suo valore? Preziosa Magazine lo ha chiesto al presidente e ad uno dei soci fondatori dell’Associazione Gioiello Moda Italia, Giuseppe Fredella (ceo della storica azienda Sharra Pagano) e Cosmo Petrone (titolare del brand Vintage Bijoux Preziosi) e ad Alba Cappellieri, ordinario al Politecnico di Milano dove insegna Design del Gioiello e dell’Accessorio.


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Il design non è il disegno o un esercizio autoriale ma una disciplina per migliorare la vita delle persone


Alba Cappellieri
Alba Cappellieri

“L’interesse per il design è crescente e ce ne accorgiamo dalle migliaia di richieste che riceviamo ogni anno al Politecnico di Milano sia per le nostre lauree triennali e magistrali ma anche per il Master in Accessory Design e il corso di Alto Perfezionamento in Design del Gioiello – spiega Alba Cappellieri -. I millennials godono di una grande accessibilità alle tecnologie di realizzazione e per questo sono molto incuriositi dalle professioni del design, soprattutto se dietro c’è una storia formativa unica come quella del Politecnico di Milano, che è la prima scuola di design in Italia e la quinta al mondo nei ranking internazionali”.

Qual è il valore del design in un gioiello o in un accessorio? C’è una differenza tra queste due categorie quando si parla di design? “Storicamente – prosegue Cappellieri – i gioielli sono sempre stati una terra di mezzo tra arte, artigianato e design. Oggetti ambigui e dai valori contrastanti, dal lusso sfrenato all’avanguardia concettuale, dall’abbagliante preziosità dei materiali ai più o meno latenti valori progettuali. Da un lato l’arte, con la prepotenza della sua autorialità, dall’altro la moda, con la fugacità del suo presente, in mezzo il gioiello con la difesa dei materiali preziosi come baluardi di eternità.


SE PER MOLTO TEMPO IL VALORE DI UN GIOIELLO È STATO SINONIMO DI PREZIOSITÀ, QUINDI DI COSTO FISICO DEL MATERIALE, OGGI QUESTA IDEA È DECISAMENTE SUPERATA E IL VALORE DI UN GIOIELLO – COSÌ COME DI UN ACCESSORIO O DI UN PRODOTTO – DIPENDE ANCHE DA FATTORI IMMATERIALI COME IL PROGETTO, LA SOSTENIBILITÀ, L’INNOVAZIONE.

Il valore è dato tanto dal valore del materiale che dell’idea progettuale ma anche della narrazione che il gioiello riesce a trasferire in termini percettivi al consumatore. I metodi del design sono gli stessi anche per l’accessorio e in entrambi i casi sono basati sull’indossabilità, la riproducibilità e il valore estetico e narrativo dell’oggetto”.

Una sua definizione di design? “Quando si parla di design mi piace parlare del «modo italiano», che è quello che il mondo ci riconosce come sinonimo di bellezza e qualità. Il design non è il disegno o un esercizio autoriale ma una disciplina per migliorare la vita delle persone”. E di cosa ha bisogno il design perché sia anche vendibile? “Una delle differenze principali tra un artista e un designer – conclude Alba Cappellieri – è proprio nella commercializzazione. Il designer è bravo se riesce a trasferire il dna dell’azienda agli oggetti che progetta dopo aver analizzato il mercato, i desideri dei consumatori, le innovazioni in termini di materiali e tecnologie, gli scenari di consumo e di vendita, i costi, in una parola se fa bene il suo lavoro”.



Per le aziende produttrici, il design è un investimento inevitabile


Giuseppe Fredella
Giuseppe Fredella

Se nel gioiello tradizionale il valore è intrinsecamente legato ai materiali utilizzati, nel gioiello moda il design è senza dubbio uno degli elementi che ne accrescono il valore. “Nel gioiello moda è certamente un fattore fondante – precisa Giuseppe Fredella, presidente dell’Associazione Gioiello Moda Italia e ceo della storica maison Sharra Pagano -.


ANCORA DI PIÙ OGGI CHE IL VALORE DEI MATERIALI UTILIZZATI CAMBIANO IN MODO DRASTICO A SECONDA DEL PAESE E DELLA TIPOLOGIA DI PRODOTTO. NEL GIOIELLO MODA, INSOMMA, IL DESIGN È TUTTO”.

Quanto destinano al design in termini di tempi e investimento le maison? “Per le aziende produttrici è un investimento inevitabile – prosegue Fredella – perché se è vero che ha dei costi, è anche vero che quando una cosa è bella crea interesse e attenzione intorno a sé. Che è quello che perseguono le maison”.

Cosa cercano oggi le donne in un gioiello? Il design è tra le loro priorità? “Una donna vuole trovare qualcosa di nuovo – dichiara ancora Fredella – ed è disposta a spendere di più per un prodotto che avrà l’originalità come principale caratteristica distintiva. Se non l’avrà, sarà difficilmente vendibile. Anche perché un buon design giustifica anche un prezzo più alto, in Italia come negli altri paesi”.

Ma il design si può insegnare? “La creatività è sempre creatività, nel gioiello come nella musica come in qualsiasi altra forma d’arte. Ma non è solo intuizione: è un lavoro – conclude il presidente dell’Associazione Gioiello Moda Italia – fatto di studio, ricostruzione, osservazione. Qualcuno, certo, è più portato ma è l’ambiente che lo circonda a farlo venire fuori. È predisposizione, ma anche molto mestiere”.


I risultati commerciali sono un’altra cosa: l’oggetto di design per definizione non è massificato


Cosmo Petrone
Cosmo Petrone

Nell’immaginario collettivo, il designer è un personaggio estroso, quasi distaccato dalla realtà. Ma calata nel mondo produttivo, questa figura deve dotarsi di senso pratico. “Il designer puro non pensa a quanto venderà – racconta Cosmo Petrone, titolare del brand Vintage Bijoux Preziosi -: l’oggetto è semplicemente frutto della sua idea astratta che viene attualizzata su un oggetto, che non per forza deve avere un seguito. I risultati commerciali sono un’altra cosa: l’oggetto di design per definizione non è massificato, è per pochi, a meno che non ci sia dietro una grande holding”.

Ma se dovesse definire il design, con quali termini lo descriverebbe? “Il design esprime innanzi tutto l’autore. Chi disegna un oggetto ha una visione futuristica, può trarre ispirazione da qualsiasi cosa, ma poi ci deve mettere tanto di suo. Come si combina con la vendita? Beh, il volume non lo fa il design. Da una parte abbiamo una nicchia di estimatori del design, dall’altro prodotti in cui il design c’entra poco perché il loro obiettivo è un pubblico più ampio possibile. Un pubblico che acquista non per piacere, ma per moda”.

Allora un oggetto di design, un gioiello di design, è destinato a rimanere in una nicchia? “Non necessariamente, e questo al designer importa poco. Ci sono comunque anche casi in cui quella idea si tramuta in un successo commerciale, e questo può avvenire direttamente, attraverso il marketing, oppure indirettamente, perché magari è stato notato da personaggi celebri o grandi aziende, che si trasformano in testimonial involontari. Ma resta il concetto per cui il design è una forma d’arte, spesso completamente slegata dall’oggetto”.


2 commenti

  1. Raffaele Ciardulli says:

    I commenti di Alba sono come fulmini : segni chiari, lineari che illuminano la notte. La differenza rispetto ai fulmini naturali è che inceneriscono solo se non li capiamo e non li traduciamo in pratica.


  2. Marco says:

    affermare che un designer nn si deve preoccopare se il pezzo è vendibile è ( a mi avviso) assurdo, un designer se disegna un pezzo che nn si vende è un designer che nn conosce il suo lavoro, un artista può nn pensarci ( anzi a volte gode del fatto di nn essere compreso) ma un oggetto di “design” deve rispondere a precisi requisiti: essere funzionale , gradevole se nn addirittura bello e corrispondere alle richieste dell’ordinante ( se nn è un autoprodottuzione) e adeguato alla fascia di prezzo prevista. altrimenti abbiamo del “cattivo design”


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