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Confindustria Vicenza, Claudia Piaserico: “Non sono una quota rosa”

La direttrice creativa di Misis eletta al vertice della sezione Orafi e Argentieri parla di obiettivi, ma anche dei rapporti con Fiera di Vicenza: “Dialogare sui possibili cambiamenti”

Una concretezza che traspare dalla chiarezza con cui espone i propri obiettivi, ma anche un solido lato umano che la spinge a ringraziare più volte il suo predecessore, Giuseppe Corrado, e il management di Fiera di Vicenza con cui si è aperto un importante dialogo. Claudia Piaserico, consigliere delegato e direttore creativo dell’azienda di gioielli in argento Misis, racconta le ambizioni e gli auspici che la sua elezione a presidente degli Orafi e Argentieri di Confindustria Vicenza porta con sé. Ambizioni e auspici che condivide con il gruppo che lavorerà con lei nel prossimo biennio, dai vicepresidenti Carlo Bernardi e Damiano Zito al consiglio direttivo composto da Paolo Bettinardi, Gilberto Facco, Massimo Lucchetta, Luigi Marostica, Paolo Passuello, Enrico Peruffo e Romeo Salin.

Come nasce questa sua avventura in Confindustria Vicenza?

“Devo tutto alla lungimiranza di Giuseppe Corrado, che è stato presidente fino ad oggi. Nello scorso biennio io non ero consigliere ma ho potuto frequentare, come altri, il consiglio perché Corrado ha voluto aprirlo a tutti: lo ha fatto per consentire un maggiore dialogo tra gli associati e per permettere un ricambio generazionale che portasse nuove voci e nuovi istanze. Guardando il consiglio così com’è oggi, direi che ci è riuscito: per metà oggi il direttivo è composto da persone nuove, per lo più giovani, e rappresentanti di diverse anime del comparto”.

Qual è il programma che intende portare avanti?

“Parlerò al plurale, perché gli obiettivi appartengono all’intero gruppo. Senza fare retorica, la forza di una compagine compatta non è paragonabile alla forza di tanti singoli: ci prefiggiamo di tenere sempre al primo posto il dialogo, il confronto e la trasparenza, le armi migliori per superare gli ostacoli. Se facciamo fronte comune sarà più facile raggiungere obiettivi che avranno vantaggi estesi. Una veste formale delle nostre attività sarà stilata immediatamente dopo la pausa estiva ma nei due anni precedenti sono già emerse le criticità più urgenti. La questione su cui si è più dibattuto è certamente la nuova normativa sul nichel, ma anche l’argomento Fiera”.

Come sono in questo momento i rapporti tra l’Associazione e la Fiera di Vicenza?

“Intendo esprimere con forza la mia stima verso il management della Spa di via dell’Oreficeria: il presidente Mantovani e il direttore Facco. Con loro si è aperto un dialogo nuovo: fiera e categorie professionali collaboreranno per rendere ancora più appetibile il comparto e il segmento fieristico. Finora non sempre i rapporti tra i due organismi erano stati distesi: ora posso dire che inizia una nuova era”.

Cosa pensa di Origin, il nuovo evento ideato da Fiera di Vicenza in collaborazione con la piattaforma Not Just A Label?

“A breve, quando saranno definiti maggiori dettagli, lo presenteremo anche ai nostri associati. Per il momento ritengo sia presto per esprimersi: ci sono ancora tante variabili da definire e valutare”.

E la fiera di Maggio, di cui più volte è stata messa in discussione la funzionalità, Sì o No?

“Ora parlo dal punto di vista personale: alla rassegna di maggio di aziende che lavorano ce ne sono eccome. La mia risposta, in verità, è un ‘Ni’, perché dipende dalle esigenze di chi partecipa e c’è chi non vuole rinunciare a questa opportunità perché magari il visitatore di maggio costituisce un target ben preciso. Allora forse si potrebbe focalizzare l’evento su un solo tipo ben definito di acquirente, con una identità ben precisa, e una maggiore flessibilità per gli espositori. In ogni caso saranno le aziende a indicare la via: a breve partirà una lettera agli associati per avere la loro opinione sulla rassegna di maggio. Le esigenze che emergeranno saranno poi oggetto di dialogo con i vertici di Fiera di Vicenza”.

Ha un messaggio da mandare prima di iniziare il mandato?

“Un ulteriore ringraziamento a Giuseppe Corrado: grazie al suo lavoro potremo interfacciarci con mentalità nuove. Tendiamo tutti a essere conservativi e ancorati al passato, perciò a volte serve un po’ di coraggio, quello che lui ha avuto in questi ultimi due anni”.

Per il prodotto gioiello, intravede una luce in fondo al tunnel?

“Lo spazio c’è, ma per occuparlo è necessario sviluppare design e innovazione. Se nell’armadio ho dieci tailleur neri, non ne comprerò un undicesimo uguale. I consumatori sono stanchi di trovare in vetrina prodotti sempre simili a se stessi: ma il gioiello è pur sempre gioiello, al di là dell’investimento che pure può rappresentare. Dobbiamo riavvicinare le persone e ‘riallettarle’: con il gusto, l’originalità e, naturalmente, un forte significato etico. Quanto a noi in Confindustria Vicenza, siamo positivi e intendiamo guardare avanti: se riusciamo ad abbandonare lo sguardo continuamente rivolto al passato potremo creare nuovi fasti”.

Si dice spesso che in Italia sono sempre troppo poche le donne ai vertici. La sua elezione ha un significato particolare in questo senso?

“Non mi piace pensarlo, non mi va di leggerla come una quota rosa. E’ vero, sono l’unica donna in consiglio, ma credo che il genere in questo percorso c’entri poco o niente”.


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