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Confindustria, nel 2020 export da 3,7 miliardi per il gioiello italiano

Il rapporto realizzato con Prometeia prevede una crescita soprattutto negli Emirati Arabi Uniti. Ciabatti (Federorafi): Più dialogo con le istituzioni

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È il terzo anno (di sei complessivi) che il settore orafo argentiero gioielliero è presente nella ricerca di Confindustria-Prometeia sui prodotti Belli e Ben Fatti Made in Italy (beni finali di fascia medio-alta dei settori alimentare, arredamento, abbigliamento, calzature, occhialeria e oreficeria/gioielleria) nell’ambito dello studio “Esportare la Dolce Vita 2015”. La previsione riguarda la crescita dei prossimi 6 anni nei 30 paesi emergenti più dinamici presi in considerazione.

I dati sono più che confortanti anche per il comparto orafo (molte le associazioni che hanno partecipato alla stesura del rapporto, per la gioielleria Confindustria Federorafi): nel 2020 dei 16 miliardi complessivi, ben 3,7 saranno di prodotti belli e ben fatti di oreficeria-gioielleria, con un incremento di  1,4 miliardi rispetto al 2014, con la quota più rilevante di aumento verso gli Emirati Arabi Uniti.

BBF export

Commento positivo è arrivato da Ivana Ciabatti, presidente di Federorafi, intervenuta alla presentazione della ricerca fatta a EXPO Milano. Le risultanze dello studio “confermano ancora una volta le grandi potenzialità della gioielleria italiana nel mondo – ha detto -. Un settore che sta iniziando a percepire segnali di ripresa e che per proseguire su questa strada dovrà dare concretezza al progetto strategico per l’internazionalizzazione che il comparto sta mettendo a punto con il Ministero dello Sviluppo economico nell’ambito del Piano Straordinario sul made in Italy del Vice Ministro Calenda. Accordi con la grande distribuzione organizzata, formazione, scouting sui nuovi mercati, incoming mirato e selezionato dei buyer sono infatti le leve per la crescita delle presenze delle aziende e dei prodotti di oreficeria italiani nel mondo che potranno dispiegare i loro massimi effetti anche in virtù di politiche commerciali UE rivolte all’azzeramento dei dazi doganali sui principali mercati di esportazione, in primis gli USA e di politiche a tutela e salvaguardia del made in Italy dai fenomeni della contraffazione e della concorrenza sleale, anche attraverso l’urgente approvazione del Regolamento UE sul “made in…”.

Ivana Ciabatti“Solo con azioni di sistema congiunte tra le Istituzioni e le rappresentanze degli imprenditori – conclude la presidente Ciabatti (in foto a sinistra)il comparto orafo italiano, che continua a rappresentare un patrimonio di competenze e capacità creative unico, potrà consolidarsi e rilanciarsi sui mercati mondiali affamati di gioielli Belli e Ben Fatti in Italia”.

Più in generale, il rapporto del Centro Studi Confindustria e Prometeia stima che entro il 2020 ci saranno 224 milioni di nuovi ricchi, con conseguente aumento della domanda di made in Italy di qualità, consierata dai consumatori come uno status symbol. Le esportazioni italiane di prodotti belli e ben fatti nei 30 principali nuovi mercati – che oggi valgono 11 miliardi – raggiungeranno i 16 miliardi di euro nel 2020, con un aumento del 45% in sei anni (+27% rispetto ai mercati maturi) La Russia rimarrà il principale mercato emergente per le imprese italiane (3,5 miliardi nel 2020), con una crescita comunque penalizzata dal difficile quadro macroeconomico e politico. Al secondo posto gli Emirati (3,3 miliardi nel 2020), che registreranno il più forte incremento dell’import (+1,3 miliardi), e al terzo la Cina (2,2 miliardi nel 2020), con un aumento delle importazioni pari a 0,7 miliardi.

Il rapporto è stato realizzato da: Alessandro Gambini, Manuela Marianera, Luca Paolazzi (Centro Studi Confindustria); Claudio Colacurcio, Patrizia Di Cicco, Carmela di Terlizzi, Andrea Dossena, Alessandra Lanza, Giampaolo Morittu (Prometeia).


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