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Confindustria Federorafi: Calo del fatturato del -42,6%

Ivana Ciabatti: «Con il riavvio delle produzioni il sistema venga alimentanto con vera liquidità». A novembre un progetto innovativo e non standardizzato per le imprese italiane che parteciperanno al CIIE di Shanghai (China International Import Expo)


Fatturati in calo del 42% medio e decremento degli ordinativi del 43,2%.

È stato un primo trimestre doloroso quello del settore orafo italiano, colpito come tutti dagli effetti del Covid-19, che ha portato alla chiusura di aziende, negozi e mercati in tutto il mondo. Un periodo dal quale la presidente di Federorafi Ivana Ciabatti punta a riprendersi anche guardando alla Cina.

A fornire qualche dato sulla situazione delle aziende è l’indagine condotta dal Centro studi di Confindustria Moda sul settore argentiero, orafo e gioielliero.

Fonte: Confindustria Moda

Secondo l’analisi, infatti, il 53% delle imprese che hanno risposto ha avuto un calo di fatturato compreso tra il 20% e il 50%, mentre il 29% delle stesse ha registrato una diminuzione superiore al 50%, con una media del -42,6% sullo stesso periodo del 2019, contro il -36,2 del totale moda, tessile e accessorio. Dato simile a quello degli ordinativi, -43,2% sul 2019, con un 33% delle aziende che ha dichiarato una diminuzione superiore al 50% e un 47% che ha registrato un calo tra il 20% e il 50%.

Fonte: Confindustria Moda
Fonte: Confindustria Moda

Lo studio ha anche tracciato un quadro di come le realtà del settore hanno affrontato l’emergenza, con il 61% che ha fatto ricorso allo smart working, coinvolgendo in questa operazione l’8,8% dei dipendenti, quote inferiori a quelle del totale moda, rispettivamente 66% e 13,4%.

Fonte: Confindustria Moda

L’80% delle imprese ha fatto invece ricorso agli ammortizzatori sociali alla data di rilevazione (7-17 aprile), ma del 20% rimanente diversi non escludevano di utilizzarli in seguito. Tra chi l’ha fatto, il 56% ha richiesto la cassa integrazione in deroga, il 39% quella covid-19 e il 5% altre tipologie. Nell’88% dei casi (72% nel totale moda) questa operazione ha riguardato oltre l’80% dei dipendenti, nell’8% tra il 40% e il 60% e meno del 2% ha indicato sotto il 20%.

Fonte: Confindustria Moda
Fonte: Confindustria Moda

Tra le problematiche generate dal coronavirus, le più sentite sono l’impatto sulle relazioni coi clienti (63,3%), l’annullamento delle fiere (61,2%) e di eventi promozionali (40,8%), le ripercussioni finanziarie e sulla liquidità (28,6%) e la difficoltà nel reperimento di materie prime e semilavorati (24,5%).

Le misure più richieste al Governo sono invece politiche di garanzia della liquidità (69,4%), ammortizzatori sociali (68,3%), politiche fiscali (61,2%) e il sostegno all’export (57,1%).

Ivana Ciabatti

«Nonostante tutto rimango ottimista per le innate capacità degli imprenditori di trovare risposte ed energie proprio nei momenti di maggiore difficoltà come quello che stiamo vivendo da oltre due mesi

A farsi portavoce di queste richieste è, appunto, Ivana Ciabatti.

«Nonostante tuttoaffermarimango ottimista per le innate capacità degli imprenditori di trovare risposte ed energie proprio nei momenti di maggiore difficoltà come quello che stiamo vivendo da oltre due mesi. Anche le nostre aziende, nella stragrande maggioranza Pmi, chiedono però che, con la fase 2 e con il riavvio delle produzioni, il sistema venga alimentato con vera liquidità e non solo con il posticipo del pagamento di tasse e quant’altro. Liquidità che deve alimentare l’intera filiera dando ossigeno anche al mercato domestico».

E la presidente guarda anche alle azioni da intraprendere per quanto riguarda i mercati esteri, a partire dalle proposte formalizzate lo scorso 14 aprile da Federorafi al sottosegretario agli Esteri, Malio Di Stefano, riguardanti «il potenziamento del credito di imposta; i contributi a fondo perduto in quota parte per la presenza alle fiere internazionali italiane; un servizio di pre-assistenza legale per i crediti incagliati o i prodotti in sospeso bloccati lungo la filiera distributiva internazionale a rischio default; il ruolo proattivo delle ambasciate e degli istituti di Cultura all’estero per mantenere fidelizzato il buyer straniero che non potrà o non vorrà venire in Italia o non potrà essere raggiunto dai nostri commerciali; il potenziamento degli accordi con la GdO a partire dal mercato Usa; la definizione degli accordi anche con le altre piattaforme internazionali da tempo in discussione come WeChat e il Gruppo Suning e dare seguito ai progetti presentati da Federorafi per quanto riguarda il negozio virtuale di e-commerce per la gioielleria sul mercato cinese e la partecipazione delle aziende italiane al China International Import Expo (CIIE) di Shanghai a novembre con un progetto innovativo e non standardizzato».

Una lista lunga, insomma, che guarda sempre più insistentemente a oriente. «Ad oggi – conclude Ciabatti – proprio la Cina sembra essere l’area del mondo che per prima sarà in grado di aprirsi ai flussi commerciali dall’Italia e dobbiamo investire in modo ottimale. Alle azioni di difesa dobbiamo quindi proporre alle imprese concreti progetti di business».


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