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Concorrenza e disinteresse per l’estero: le cause della crisi della gioielleria marocchina

Calo del 37 % nell’export dell’artigianato locale: a breve il ministero lancerà un marchio di certificazione per gli argenti di Tiznit

Anche la gioielleria marocchina è in crisi e per risollevare il settore il governo pensa a un marchio di qualità. L’export dell’artigianato del paese nordafricano relativo al segmento di gioielli – il settore più solido del paese – è crollato del 37 per cento nel 2012. Il comparto ha sempre rappresentato una voce importante dell’economia (con giri d’affari intorno ai 170 milioni di euro annui) ma il commercio estero non decolla anche a causa della concorrenza messicana e indiana.

“Nel 2012, e malgrado un evoluzione positiva del 7,8 percento delle esportazioni globali dell’artigianato – ha spiegato Assia Tanane, capo del controllo strategico e della comunicazione al ministero dell’artigianato –, la gioielleria ha registrato un calo del 37 percento circa rispetto al 2011, con un giro d’affari di circa 1,4 milioni di dirham (meno di 13 milioni di euro)“.

Altro fattore individuato come causa della crisi è il disinteresse degli artigiani verso il mercato estero: durante la messa in opera della strategia settoriale ”Vision 2015”, il ministero dell’artigianato ha lanciato bandi per identificare gli attori da accompagnare, ma nessun gioielliere ha fatto richiesta. Per stimolare l’identità artigianale degli orafi marocchini il ministero lancerà a breve un marchio di certificazione per i gioielli in argento di Tiznit, città da sempre produttrice di oggetti preziosi.


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