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Con tutto il rispetto per le oche.

In Italia il coro musicale vanta un’antica tradizione sia in ambito sacro che profano. Persino il Campidoglio fu salvato – così si narra – da un coro, anche se di oche. Un paragone che ad alcuni può apparire offensivo o quanto meno poco gradevole ma credo che il concetto sottinteso sia chiaro. Più voci insieme possono avere un impatto e una forza maggiore di una singola voce, se pure eccezionale.

Lasciando stare i beceri animali difensori della nostra capitale, la tradizione italiana del coro mi pare si limiti prevalentemente al campo musicale. Difficile trovare in un settore – si badi bene in qualunque settore – più voci che realmente si uniscano in coro: anche se si tratta di cantare la medesima musica e si fa il lodevole tentativo di radunare i cantanti in un’unica affiatata compagnia. La tentazione di essere tutti un po’ solisti salta sempre fuori: si cerca di formare il coro con tanta buona volontà, poi, chissà com’è  qualcuno si stacca e si passa d’amblé  al quintetto, che inevitabilmente si assottiglia a un trio e poi a un duetto. Ma la tentazione di salire sul palcoscenico e prendersi tutti gli applausi è tanto forte. E bravi questi solisti!

 


2 commenti

  1. Sonia Sbolzani says:

    Caro Dottor Roggini,
    sapendoLa di fiere origini senesi, mi permetto di sollecitarLe un commento sull’amaro caso del Monte Paschi. In particolare Le chiedo se fenomeni ed epifenomeni ad esso relativi hanno qualcosa da insegnare ai nostri coristi e solisti del settore orafo.
    Grazie e saluti cordiali


    • Gianni Roggini says:

      Gentile Sonia,
      ben fa ad appellarsi alle mie fiere origini senesi. Ma questa non è la mia Siena, questi non sono i miei senesi. La mia Siena resta il grido “il colore del cielo e la forza del mare” che accompagna il trionfo di bandiere bianco-celesti; la mia Siena sono le ansie e i riti prima che gli zoccoli calpestino il tufo; sono le scazzottate o i pianti o gli abbracci dopo la corsa. Ho sempre amato la buona musica e apprezzato i cantanti di talento coristi o solisti che siano. A Siena si fa della splendida musica alla Chigiana e quando riesco a rituffarmi in contrada (per la cronaca la mia è la Contrada Capitana dell’Onda) ascolto cori perfettamente intonati. Cosa può insegnare “l’amaro caso”? Forse che prima o poi tutti i nodi vengono al pettine?
      Gianni


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