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Con Akt le armi distrutte diventano gioielli solidali

Un giovane marchio ha realizzato una collezione di anelli, collane e bracciali disegnati a Parigi a sostegno delle attività di Emergency in Afghanistan

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È nato da poco e fin dal concept ha un’anima solidale: il marchio di gioielli AKT lancia una collezione a sostegno delle attività umanitarie di Emergency per le vittime della guerra e delle mine antiuomo in Afghanistan. Ma non è una collezione qualunque: i gioielli che la compongono, infatti, sono realizzati con armi distrutte, per lo più fucili e mitragliatrici. Ogni pezzo venduto includerà una donazione sufficiente per finanziare il lavoro di una équipe medica per salvare una vita umana.

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Le armi utilizzate da AKT sono fornite dal partner Fondazione svizzera contro le mine, una Ngo con sede a Ginevra. Il processo utilizzato trasforma la materia prima delle armi in un metallo adatto a creare gioielli, disegnati a Parigi da Delphine Nardin e modellati in un laboratorio nel sud della Francia. Ogni pezzo della collezione – 12 modelli unisex tra bracciali, anelli e collane – è interamente fatto a mano.

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AKT ha proposto la partnership ad Emergency perché è un’organizzazione che ha dimostrato efficacia e rigore fin dalla sua fondazione. Inoltre Emergency implementa uno specifico programma per aiutare i civili con ferite da armi da fuoco. In questa avventura il marchio si fa accompagnare anche da Elisa Provaso, modella, blogger e attivista per l’Anlaids, che ha accettato di posare come volto della collezione. Anche la modella e attrice Alena Seredova ha offerto la propria disponibilità per promuovere il progetto.

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Il viaggio dei gioielli AKT inizia nei paesi dilaniati dalla guerra in tutto il mondo: in regioni come l’Afghanistan, il Sudan, il Tagikistan, la Fondazione svizzera per la lotta contro le mine raccoglie e distrugge le armi da fuoco: da lì, vengono spedite nello stabilimento Akt vicino Ginevra. Il metallo viene poi trasportato nel Laboratorio dei materiali della Scuola Nazionale di Arti e Mestieri con  sede nell’Abbazia di Cluny in Borgogna.

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“La sfida di trasformare metalli danneggiati dalla guerra in opere d’arte mi ha affascinato tanto – ha detto Delphine Nardin -. Credo che dia forza e carattere alla collezione. Mi piacerebbe vedere questa collezione, strutturata intorno all’acciaio, incarnare un’espressione che è invece selvaggia e biologica”.

www.aktjewels.com

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