di


Compro oro, la categoria reclama con urgenza la regolamentazione del settore

Un convegno su compravendita di metalli, finanza e legalità organizzato da Aire e Anopo ha fatto il punto sull’urgenza di intervento per evitare truffe e illeciti

Regolamentare il settore dei “compro oro“, tutelare il cittadino da truffe, aumentare i controlli e stabilire i requisiti di professionalità: sono queste le urgenze emerse dal convegno che si è svolto a Roma su “Compro Oro, Finanza e Legalità”, organizzato da AIRA (Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio) e ANOPO (Associazione Nazionale Operatori Professionali Oro). Rappresentanti del settore, dunque, ma anche delle istituzioni hanno fatto il punto della situazione sulla compravendita di oro usato e sulla necessità di una regolamentazione che ponga un freno ai potenziali illeciti connessi a queste attività.

Attualmente sono circa 30 mila i “compro oro” in Italia: soltanto due anni fa erano 20mila e a novembre 2011 se ne contavano più di 28 mila, un numero dunque in costante crescita. Di questi, gli operatori professionali in oro regolarmente iscritti alla Banca d’Italia sono attualmente pari a 514, contro i 496 di ottobre 2012, i 380 di un anno fa (aprile 2012) e i 291 del 2011. Questi numeri spingono a una riflessione sull’esigenza di incanalare in norme più certe tutta la disciplina dei “compro oro”, suscettibili in alcuni casi di infiltrazioni criminali e illeciti.

L’evento romano ha visto la partecipazione di rappresentanti del mondo istituzionale e imprenditoriale, della magistratura e delle forze dell’ordine che hanno indagato il settore da diversi punti di vista, dando ampio spazio agli aspetti delinquenziali, legati alle mafie e al riciclaggio di denaro.

“Uno dei maggiori problemi emersi negli ultimi mesi è senza dubbio la piaga del “nero” – ha dichiarato Andrea Zironi, presidente di ANOPO (nella foto a sinistra)- ossia un flusso incontrollabile di oro venduto al mercato nero che sfugge ai controlli e al fisco. Se il mercato regolare movimenta circa 10 miliardi di euro, altrettanti si prospetta possano muoversi nel sommerso. Un fenomeno che coinvolge non solo i compro oro, ma anche banchi metalli, fonderie, intermediari, professionisti e affaristi sotto forma di organizzazioni criminali organizzate. Anche l’acquistare monete in oro che hanno avuto o hanno corso legale, lingotti in oro, e comunque tutti i prodotti della legge 7/2000 e descriverli in forme “diverse” sui registri di pubblica sicurezza è una pratica illecita a scapito anche del consumatore che può trovarsi coinvolto in truffe, a sua insaputa. Ricordo che solo gli operatori professionali possono trattare tali prodotti”.

Il tema delle legislazioni internazionali è stato affrontato durante il convegno da Antonio Adinolfi, dirigente del Ministero dell’Economia, in un confronto con la situazione italiana. “La chiave di soluzione delle problematiche connesse ai compro oro sta nell’applicazione della normativa antiriciclaggio – ha precisato Adinolfi -. Al tavolo di lavoro della riscrittura della disciplina dovranno esserci più sedie: compliance antiriciclaggio, tutela dei consumatori, e lotta alla criminalità”. Dello stesso parere Aldo Guadagnolo, anche lui esponente del Ministero: “Il problema principale sta nei pagamenti in contante. Questo fiume di liquidi sfugge a ogni forma di controllo e ciò è inaccettabile alla luce dell’ingente movimentazione che caratterizza il settore”, ha dichiarato.

Tutela del consumatore, autorizzazioni amministrative e sanzioni in caso di violazione sono stati i temi affrontati nell’intervento di Maria Rosaria Placanica, vice questore aggiunto della questura di Roma. “In questo confuso ginepraio di norme e circolari – ha spiegato il vicequestore aggiunto – spesso capita che il cittadino si rivolga a noi delle forze dell’ordine per porre domande o istanze su pubblicità ingannevoli e situazioni dubbie su cui tentiamo di dare risposte. Le questure cercano di dare risposta alle esigenze del territorio modificando le loro prescrizioni in base al tessuto demografico e al tasso di criminalità che lo caratterizza”. Placanica ha anche sottolineato l’importanza del sostegno da parte delle associazioni di categoria per sviluppare policy adeguate alle esigenze di mercato.

“Si stanno riscontrando sempre maggiori rischi di infiltrazione criminale nel settore dei compro oro. Sono molti infatti quelli gestiti dalla criminalità organizzata – ha commentato Diana De Martino, sostituto procuratore Nazionale Antimafia -. Per limitare questo pericolo di infiltrazioni di criminalità organizzata è necessario introdurre delle barriere all’ingresso nel settore. La Questura deve avere il potere di verificare l’intestatario del compro oro ma anche chi poi effettivamente lo gestisce” .

Il convegno è stato anche occasione per analizzare i possibili provvedimenti adottabili per fronteggiare il rischio di reati e illeciti connessi all’attività di compravendita di oro. In particolare si è discusso delle politiche di prevenzione. “Sul fronte degli adempimenti antiriciclaggio – ha detto Alessandra Cuzzocrea, Funzionario della Divisione Normativa e Rapporti Istituzionali dell’ Unità di Informazione Finanziaria (Banca d’Italia) – si potrebbero ipotizzare per i compro oro forme di identificazione e registrazione simili a quelli previsti per il settore dei giochi, al fine di garantire trasparenza e tracciabilità”.

Proprio per arginare fenomeni come il riciclaggio e la ricettazione la parlamentare aretina Donatella Mattesini – presente al convegno – nel 2011 ha presentato insieme a Walter Verini un disegno di legge che prevede la creazione di un registro delle attività, la subordinazione alla legge di settore (n. 7/2000), la tracciabilità dei preziosi commercializzati, l’applicazione al settore delle disposizioni in materia di riciclaggio, e un borsino dell’oro usato aggiornato quotidianamente“La nostra riforma ha lo scopo di tutelare il cittadino rispetto alla quotazione dell’oro e alla trasparenza dell’operazione – ha spiegato la Mattesini (a destra)-. È necessaria una professionalizzazione dei compro oro che può avvenire anche grazie all’introduzione di requisiti di trasparenza e legalità. Bisogna applicare rigidi controlli antiriciclaggio e antiusura anche ai compro oro”.

“Il problema è che i consumatori non si rendono conto delle truffe legate alla mancanza di serietà dei compro oro – ha evidenziato Ivano Daelli di Altroconsumo -. Vengono truffati senza accorgersene. Vanno in un compro oro a vendere una catenina,un braccialetto e preferiscono pochi soldi, maledetti e subito… anche se magari la bilancia era taroccata e la quotazione è stata sballata. Questo surplus di guadagno finisce spesso nelle mani della malavita”.

Il nome del Convegno ha preso spunto dal volume del prof. Ranieri Razzante “Compro oro, finanza e legalità. Prassi e proposte di riforma”, presentato durante l’incontro. Si tratta della prima pubblicazione organica in materia. Razzante, presidente di AIRA, ha chiuso la giornata di lavori lanciando una proposta a tutte le associazioni e federazioni del settore. “Intendiamo istituire un tavolo interassociativo coordinato da AIRA per affrontare tutte le questioni più delicate che investono il settore e per giungere infine ad una proposta condivisa da presentare a Istituzioni e al Parlamento – ha detto -. Solo con la collaborazione di tutti otterremo un risultato che possa tenere conto da un lato delle esigenze degli operatori onesti e dall’altro possa impedire il proliferare di quei fenomeni criminali che sinora lo hanno caratterizzato”.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *