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Commissione tributaria di Lecce: “Il redditometro non può essere applicato indistintamente”

Commissione Tributaria provinciale di Lecce : non si può prescindere dalla concreta situazione del contribuente

Con una sentenza molto interessante e che di sicuro costituisce un importante precedente (n. 375/04/11 del 16 giugno 2011), la Sezione quarta della Commissione tributaria Provinciale di Lecce ha ribadito che il redditometro non va applicato pedissequamente, ma va considerato alla luce di tutti gli elementi che possono dare conto della reale capacità contributiva del soggetto sottoposto ad accertamento, compresi ovviamente gli argomenti portati da quest’ultimo in sede di contraddittorio.

Vediamo i fatti.
Nel 2010 l’Agenzia delle Entrate notificava ad un commerciante di abbigliamento un avviso di accertamento con il quale gli attribuiva per l’anno 2005 un maggior reddito per oltre 25.000 Euro, irrogando le relative sanzioni. L’Ufficio aveva ritenuto sufficiente, quale indice di presunta capacità di spesa, il possesso di due autovetture, dell’abitazione principale e le spese relative ad alcune utenze elettriche, peraltro erroneamente calcolate per una svista dell’ufficio (attribuiti 750 euro invece dei 250 reali). Il contribuente si opponeva all’accertamento contestando sia il mancato contraddittorio che l’aver trascurato, da parte dell’Agenzia, i dati emergenti dalle scritture contabili nella rideterminazione del reddito. Ma soprattutto il contribuente contestava all’Agenzia di non aver tenuto conto di alcuni dati di fatto inoppugnabili:
– le due autovetture incriminate altro non erano che due utilitarie FIAT vecchie di 12 e 14 anni;
– l’abitazione era stata acquistata come prima casa nel 1991, trattandosi peraltro di un immobile di non particolare pregio ;
– l’importo delle utenze elettriche, come già accennato, era stato, per errore materiale, largamente sopravvalutato;
– ed infine, il contribuente, per sopraggiunte difficoltà economiche, aveva dovuto cessare l’attività commerciale nell’aprile 2005 e reimpiegarsi successivamente come lavoratore dipendente.
Come si vede, l’Agenzia delle Entrate aveva applicato il redditometro in maniera del tutto astratta, senza rendersi conto che gli elementi presi in considerazione (in primis le auto e la casa) potevano forse essere indice di maggior capacità contributiva 10 o 15 anni prima, ma non certo nel 2005, quando il contribuente invece si doveva trovare in evidente difficoltà economica!
Ecco come l’applicazione meccanica di un modello astratto può produrre un mostro.
Per fortuna, la CTP di Lecce ha accolto in toto il ricorso del contribuente, annullando l’avviso di accertamento.
Da sottolineare il richiamo dei giudici all’art. 53 della Costituzione (Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività) “per cui va compiuto ogni sforzo da parte degli Uffici” – scrivono i giudici – “per individuare la reale capacità contributiva, tenendo conto della specifica situazione concreta del contribuente”.
Insomma, secondo i giudici tributari, gli accertatori che applicano in maniera schematica gli strumenti di accertamento violano il principio costituzionale espresso nel richiamato art. 53, nel quale, secondo i giudici, “la flessibilità degli strumenti presuntivi trova origine e fondamento”.
Gli uffici devono quindi fare del proprio meglio per individuare la reale situazione del contribuente, basandosi su dati di fatto concreti ed utilizzando strumenti come il redditometro o gli studi di settore solo quali ipotesi di lavoro, che non possono prescindere dalla verifica della situazione concreta del contribuente. La CTP di Lecce evidenzia molto bene come i dati richiamati dall’Agenzia potevano essere considerati indizi di capacità contributiva in tempi passati, ma non cero nella situazione attuale.
E’ degno di nota anche il fatto che la CTP contesti la rideterminazione del reddito aziendale operata dall’Agenzia, in quanto ritiene perfettamente “plausibile che il contribuente, nella situazione di crisi economica la quale aveva fortemente ridotto le sue entrate inducendolo a chiudere l’azienda, abbia venduto la merce in giacenza al costo d’acquisto.” L’Agenzia aveva invece anche rideterminato il reddito aziendale, non ritenendo credibile il ricarico applicato dall’azienda.
Anche in questo caso, l’analisi della situazione concreta del contribuente prende il sopravvento sulla meccanica applicazione di coefficienti astratti.
La conclusione dei giudici è esemplare: l’avviso di accertamento va annullato “perché l’Ufficio non ha valutato correttamente la concreta situazione economica del contribuente al fine di individuarne la reale capacità contributiva”.


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