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Come è andato il Natale? Lo abbiamo chiesto ai gioiellieri italiani

Preziosa magazine ha raccolto le voci a caldo di alcuni dettaglianti lungo la penisola: da Nord a Sud pareri concordanti. Scende il valore dello scontrino

Jewelry

Si è appena concluso il periodo delle festività natalizie ed è già tempo di bilanci. Per i dati è ancora presto, ma ciò che si può già registrare, all’indomani della ripresa di inizio anno, è la percezione dei gioiellieri sui risultati raccolti a Natale. Storicamente è sempre stato questo il periodo dell’anno più florido per le vendite, soprattutto per beni di consumo non annoverabili tra quelli di “prima necessità”: l’obiettivo è capire se le voci raccolte subito dopo l’Epifania si confermano in linea con le tendenze evidenziate, relativamente allo scorso anno, dalla periodica indagine di Federpreziosi Confcommercio.

Lo scorso anno la rilevazione della Federazione, che riunisce circa 8mila gioiellerie su tutto il territorio nazionale, aveva evidenziato un lieve cenno di ripresa: disatteso il crollo, le risposte degli oltre 700 punti vendita partecipanti all’indagine erano state tutte a sostegno di un calo inferiore alle previsioni. Una percentuale significativa (il 16% degli intervistati) aveva addirittura registrato un aumento delle vendite compreso tra il 5 e il 30%.

Le prime impressioni dei gioiellieri italiani sull’ultimo Natale si attestano sulla cautela. Un’indagine dell’Osservatorio Confesercenti Modena, partita il 29 novembre su 150 attività al dettaglio, ha registrato una sostanziale stabilità negli affari (per circa il 55% degli intervistati) con un 5% pronto a dichiarare incrementi, ma non nel settore degli orologi e dei gioielli. In leggero calo, infatti, i due segmenti: le imprese del campione si dividono esattamente a metà tra chi dichiara una stabilità del volume d’affari rispetto al Natale 2013 e chi invece denuncia un calo più o meno contenuto. Molto ricercati gli articoli di alta bigiotteria soprattutto di marchi innovativi; mentre oro e preziosi hanno segnato una contrazione.

Da Nord a Sud, dunque, si registra una tendenza verso il prodotto di fascia bassa, dall’argento all’ottone. In qualche caso i volumi sono aumentati ma lo scontrino medio è diminuito. Come racconta Francesco Morini, della gioielleria Morini di Arezzo, punto vendita centralissimo (in piazza Giotto). “Le vendite ci sono state, qualche picco di spesa ha raggiunto i 4-500 euro, ma gli scontrini, facendo una media, non hanno superato i 26 euro – spiega -. La nostra fortuna è che, essendo anche produttori, proponiamo argento a prezzi competitivi. In ogni caso scendono le cifre destinate a acquistare beni voluttuari e in tal senso la situazione è preoccupante”.

La gioielleria Morini di Arezzo
La gioielleria Morini di Arezzo

Qualche miglioramento c’è stato, soprattutto nell’atmosfera. Lo racconta Giorgio Sinigallia della gioielleria Natale Fontana di Bologna (in foto a sinistra, l’ingresso del punto vendita). “Il Natale 2013 è stato difficile – dichiara – e questo sembra sia andato meglio, ma lo possiamo dire soprattutto in relazione a una maggiore fiducia e a un maggiore ottimismo registrato tra i clienti. In generale ci è sembrato ci fosse una maggiore propensione all’acquisto”. Un punto vendita storico della città, che a breve sbarcherà anche sul web con un canale e-commerce. “La nostra percezione è dunque ancorata ancora a un contatto diretto con il nostro pubblico”.

Invariata la situazione rispetto allo scorso anno, secondo Rosanna Caristia della Gioielleria Le Gemme di Catania. “L’atteso miglioramento non c’è stato purtroppo – spiega – né nei volumi né nello scontrino medio. La nostra clientela è molto trasversale e nel nostro negozio è possibile trovare prodotti di fasce diverse, da grandi marchi classici a brand giovanili, eppure non abbiamo registrato tendenze particolare nelle spese dei consumatori”.

Gioielleria Le Gemme, Catania
Gioielleria Le Gemme, Catania

Non va molto meglio sulla costa opposta. A Palermo Fabio Ciulla, della omonima gioielleria attiva da oltre quarant’anni, registra un ulteriore calo rispetto allo scorso anno. “Volumi e scontrini non sono in ripresa per ora – racconta –: i clienti cercano sempre più prodotti in argento, ma anche bronzo e ottone”.

“Si è lavorato certo, ma sulle spese gravano dei fattori importanti come il limite agli acquisti in contanti – spiega Andrea, uno dei 5 soci di Sbalzer Gioielli, gioielleria bresciana da decenni punto di riferimento dello shopping della provincia –: a questo freno, per noi significativo, vanno aggiunte altre voci importanti come la crisi economica ma anche la sempre minore sicurezza del cittadino. Si ha timore di indossare gioielli e orologi di valore, ma ormai si ha paura anche semplicemente di possederli e custodirli in casa”.

Stessa percezione, quanto ai risultati, arriva da Napoli. “Il tempo di acquisto si è molto contratto – dichiara Sergio Anzovino della gioielleria Anzovino, fondata negli anni ’50 nel cuore del quartiere collinare del Vomero -: prima i regali si sceglievano già a partire dal giorno dell’Immacolata, poi dal 18 dicembre in poi. Oggi si acquista all’ultimo momento: nel nostro negozio c’è stata affluenza tra il 20 e il 22, in particolare nella fascia oraria a ridosso del pranzo. Il dato è univoco: gioielli importanti zero, nessuna traccia di rubini, smeraldi, pavé di diamanti o perle. I clienti si sono orientati verso l’argento e gli orologi. Un’altra evidenza è che gli acquisti superiori ai 1000 euro riguardano quasi sempre brand molto forti. Non è neanche una questione di sicurezza: anche all’estero, ad Amsterdam per esempio, ho visto negozi e franchising pieni, ma gioiellerie vuote”.

La Gioielleria Anzovino di  Napoli
La Gioielleria Anzovino di Napoli

I bijoux resistono, ma diventano sempre più spesso un regalo per se stesse. Lo racconta Maria Sterpeta Dilillo, titolare del negozio “Bijoux di Malò“, in piazza Argentina a Milano, specializzata in accessori. “La bigiotteria ha vissuto un calo durante l’intero anno – commenta – e Natale non ha rappresentato una svolta, sotto nessun punto di vista. Neanche con i saldi: i consumatori ormai li attendono per comprare regali utili o comunque accessibili, il contrario di quanto accadeva un tempo, quando gli sconti di inizio anno spingevano le vendite dei prodotti importanti”.

In controtendenza con le sensazioni dei dettaglianti lungo lo Stivale, le stime diffuse da una nota di Pandora: il brand danese, infatti, annuncia vendite record. Nelle principali città della Penisola, i negozi del marchio hanno registrato “uno straordinario afflusso, con lunghe code all’ingresso anche prima dell’apertura”.

 

 


3 commenti

  1. Il problema resta l’appeal del gioiello. Il nostro settore perde progressivamente ed inesorabilmente la presa sul consumatore a favore di beni non di lusso (ma definiti tali) che vengono pubblicizzati ed enfatizzati. Il nostro silenzio e la nostra staticità rivelano ancora una volta il carattere snob, antico e non al passo con i tempi della stragrande maggioranza dei dettaglianti e dei produttori italiani.


  2. Tiziano Papucci says:

    io ho un negozio in periferia,e tutti gli anno va peggio,per comprare la ferramenta,bastano i centri commerciali…il negozio specializzato non serve più….


  3. Sono pienamente d’accordo con il collega, molte ditte hanno chiamato i loro oggetti -gioielli- senza che nessuno abbia mai obiettato che la definizione di gioiello si può’ intendere solo per oggetti creati con metalli preziosi e pietre preziose.
    Anche le nostre associazioni non hanno spinto in questa direzione per il mantenimento del prodotto gioiello.
    Sicuramente e’ dura ma cerchiamo di far capire al cliente cosa sta acquistando sensibilizzandolo verso scelte che abbiano valore
    e futuro.
    La delusione e’ tanta ma bisogna essere forti e consapevoli che abbiamo permesso noi di arrivare a questo risultato rincorrendo fatturati e numeri con dei prodotti di basso valore.


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