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Come difendersi dalla legittima difesa

Quando e come reagire ad una aggressione

Recenti fatti di cronaca riguardanti furti e rapine commessi presso gioiellerie dislocate in diverse città italiane, impongono una riflessione sull’ingravescenza di tali manifestazioni criminose. Il compito di proteggere l’incolumità personale e patrimoniale dei cittadini è affidato allo Stato, mentre non è generalmente consentito il ricorso all’autotutela.

C’è però il rischio che dinanzi a situazioni di emergenza, che impediscono di richiedere tempestivamente aiuto ai presidi di polizia presenti sul territorio, soprattutto in determinate aree del Paese, l’eccezione diventi normalità e lo Stato di diritto lasci il posto a pericolose derive di auto giustizialismo. Se da un lato si comprende l’esasperazione dei commercianti, vittime della violenza delle rapine, dall’altro non si può frettolosamente concludere che la soluzione migliore sia quella di ricorrere all’uso delle armi.

Occorre pertanto fare chiarezza su presupposti e limiti della legittima difesa e provare a indicare altri ambiti di tutela, i quali, insieme alla fiducia nell’operato delle Forze dell’ordine, possono avere un maggiore effetto deterrente. L’attuale disciplina sulla legittima difesa, contenuta nell’articolo 52 del codice penale, è il frutto di una modifica legislativa intervenuta con la legge n. 59 del 2006, che ha introdotto la cosiddetta legittima difesa domiciliare (o legittima difesa allargata).

Si tratta di una norma nata con la finalità di estendere il diritto di autotutela in un domicilio privato o presso un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale. In tali casi, è consentito l’utilizzo di “un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo” per la difesa della “propria o altrui incolumità” o di “beni propri o altrui”, a condizione che il reo non abbia desistito dall’azione illecita e sussista il pericolo di aggressione.

Il presupposto per invocare detta causa di giustificazione (che autorizza un comportamento che di per sé costituirebbe reato) risiede anche in questo caso nella proporzione tra difesa e offesa. Dubbi, invece, possono nascere dal fatto che il secondo comma di tale articolo non indichi a quali beni si riferisce il pericolo di aggressione.

È dunque opportuno chiarire qual è il significato voluto dal legislatore, proprio per evitare che l’interprete incorra in arbitrarie interpretazioni della norma. La risposta è contenuta nei lavori preparatori della riforma del 2006, da cui emerge che “il pericolo di aggressione si riferisce alle persone e non alle cose”.

In buona sostanza, chi spara alle spalle del reo che scappa era ed è rimasto punibile anche dopo l’approvazione della legittima difesa allargata, perché, come confermato dalla Cassazione nel corso di questi anni, la presunzione legale di proporzionalità nella legittima difesa domiciliare non potrà giustificare l’uccisione di un ladro introdottosi in casa, quando sia messo in pericolo soltanto un bene patrimoniale dell’aggredito (nel caso all’esame della Suprema Corte, il proprietario, dopo aver sorpreso un ladro in casa, gli aveva sparato dalla finestra dell’abitazione per impedire il furto della propria autovettura).

Desta perplessità la proposta di legge n. 2892 attualmente all’esame della Camera dei Deputati, che auspica di modificare la proporzione tra difesa e offesa attraverso una presunzione di difesa legittima per gli atti diretti a respingere l’ingresso di sconosciuti che, con violenza o minaccia di uso di armi, tentino di introdursi in una abitazione privata o presso un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

Si tratta, a ben vedere, di una strada ancora più pericolosa di quella che ha provato a forzare i confini della legittima difesa domiciliare, perché autorizzerebbe risposte totalmente discrezionali e contrarie allo spirito del nostro ordinamento.

Al contrario, siamo dell’avviso che la lotta alla criminalità possa avere maggiori risultati se condotta sul piano della pena, non inasprendo le sanzioni (la rapina, per esempio, è sufficientemente punita con la reclusione da tre a dieci anni), ma garantendone certezza in sede di applicazione giudiziaria.

È ancora attuale – e per certi versi irrealizzato – l’insegnamento di Cesare Beccaria che nel 1764 scriveva: “la certezza di un castigo, benché moderato, farà sempre una maggiore impressione, rispetto al timore di un altro più terribile, unito con la speranza della impunità; perché i mali, anche minimi, quando sono certi, spaventano sempre gli uomini”.

 

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In caso di problemi di salute, incendi, furti e rapine o in caso di necessità di assistenza immediata, l’App, attiva 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, consente di chiedere aiuto semplicemente cliccando sulla relativa schermata, mettendo in contatto l’utente con il Call Center (la richiesta va confermata e consente di scattare una foto per mostrare la situazione di pericolo). L’operatore, in base alla lingua selezionata al momento dell’iscrizione, sarà già automaticamente a conoscenza dei dati utente, posizione e tipologia di richiesta: potrà così prestare soccorso e coadiuvare l’eventuale intervento delle forze dell’ordine.

 


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