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Cleto Munari. A palazzo Chiericati di Vicenza una mostra dedicata all’artista veneto

Ha creato un universo multiforme fatto di orologi, arredamento, argenteria e stilografiche giusto per citarne alcuni: un “Mondocleto” esplorato nella mostra omonima dedicata all’opera di Munari e in corso fino al 10 giugno a Palazzo Chiericati a Vicenza, la sua città.

Nella quale spiccano i gioielli: quelli disegnati per lui all’inizio degli Anni ’80 da famosi architetti, designer e artisti e quelli, invece, da lui creati nel 2016, dopo una pausa durata oltre trent’anni, ispirati a donne della storia del Novecento, iconiche nei loro settori, come la cabarettista delle Folies Bergère Josephine Baker, l’aviatrice Amelia Earhart, la tennista Suzanne Lenglen o le prime scienziate della Nasa. Ma in realtà ad una sola, la moglie Valentina Aversano.

Come è nata in lei la passione per il design?

L’ho scoperta nel 1970, dopo aver conosciuto Ettore Sottsass, che considero ancora il più grande designer del mondo. Nel 1972 l’incontro con Carlo Scarpa mi ha poi indotto ad intraprendere questa attività, che ho affrontato con entusiasmo e con una grande ricerca non solo sul mercato italiano, ma anche su quello internazionale, di persone che lavorassero per me e assieme a me, nel creare oggetti soprattutto per la casa.

CLETO + E. SOTTSASS-min

Cleto Munari e Ettore Sottsass

 

E quella per il design di gioielli?

La passione per il gioiello è nata all’inizio degli Anni Ottanta. Nel 1980 ho realizzato un primo anello in omaggio a mia moglie, poi ho chiesto a Michele De Lucchi di farne un altro paio, sempre per lei, e da qui è nata una collezione di 250 pezzi, disegnati da me e da grandi personaggi del mondo dell’architettura, del design e dell’arte internazionale, che ha dato origine a un libro e a una mostra che ha girato il mondo. Li ho poi abbandonati nei Novanta per riprenderli in mano l’anno scorso, con l’idea di farli non solo per divertimento, ma di proporli sul mercato internazionale. Credo che oggi sia un momento migliore per creare pezzi d’avanguardia, rispetto a 30 anni fa e che questo mercato possa esistere. Non sono gioielli tradizionali, ma sculture da indossare.

 

Ha cercato la collaborazione di artisti, architetti e designer, ma non di orafi, come mai?

Perché è un mondo molto tradizionalista, legato a un certo tipo di prodotto e difficilmente gli orafi conoscono gli altri settori. La mia è una realtà totalmente diversa, ho cercato di avvicinare l’arte al design, dando vita ad una collezione provocatoria, importante, di gioielli fatti uno per uno, in tiratura molto limitata. I gioiellieri quando vedono i miei pezzi sorridono, sono oggetti di nicchia, per i quali comunque credo esista una clientela. In mostra ci sono cose molto facili e altre divertenti, ma difficili da indossare, per forma e dimensioni. L’anello lo vedo come oggetto decorativo: o lo è o non lo è.

 

Qual è la “nicchia” a cui si rivolge?

Non disegno un pezzo pensando ad un determinato pubblico, ma perché interessa a me farlo, da solo o in collaborazione con qualche importante personaggio del mondo dell’arte.

 

Il design cosa può dare al gioiello?

Può dargli un valore aggiunto, ma per farlo ha bisogno dell’arte. L’architettura, invece, non credo possa influenzarlo.

Lei ricerca e sperimenta molto nelle forme, ma per i pezzi del 2016 ha utilizzato il materiale più tradizionale, l’oro giallo.

Carlo Scarpa diceva che gli oggetti in oro restano, come testimoniano i ritrovamenti archeologici. Partendo dal suo insegnamento lavoro questo materiale e mi piace molto quello giallo.

 

Chi è stato per lei Carlo Scarpa?

Il mio maestro, colui che mi ha indotto a fare questo mestiere, che porto avanti tuttora con entusiasmo. Gli sono stato vicino sei anni, accompagnandolo nei cantieri e anche con altri amici passavamo ore ed ore a parlare di arte, pittura, architettura. Il design l’ho imparato da lui, è stato la prima colonna portante della mia attività e l’altra è stata Ettore Sottsass.

 CLETO + C. SCARPA-minCarlo Scarpa e Cleto Munari 

 

Cosa le ha insegnato Scarpa?

Innanzitutto a capire chi ero io; aveva riconosciuto in qualche modo che avevo il senso delle proporzioni e che potevo fare questo lavoro. A volte, quando lo accompagnavo, sussurravo un’osservazione e lui mi guardava con aria cattiva poi diceva: Forse hai ragione tu. Questo è stato un riconoscimento che mi ha portato a credere in me e nel fatto di poter realizzare qualcosa in questo settore.

 

I gioielli che ha creato l’anno scorso sono tutti ispirati a figure di donne forti.

In queste donne c’è sempre mia moglie. Di solito disegno a casa, la sera e lei è la prima a dirmi se una cosa le piace o no, se va bene o no. È molto critica, è lei a darmi la prima “mazzata”. È una donna che è stata preziosa in questo senso, una napoletana con un carattere forte, idee molto chiare e grande sensibilità, soprattutto nel settore del gioiello, che lei ha sempre indossato con grande gioia e piacere.

 

Lei lavora anche l’argento?

Sì, ho cominciato a interessarmi all’argenteria proprio con Scarpa e poi con Gae Aulenti e altri architetti internazionali. Sono partito nel 1972, nel 1983 ho fatto la prima mostra al Metropolitan e nello stesso periodo, per gioco, ho iniziato con i gioielli.

 

Il “Mondocleto” però è molto più ampio.

Sì, dopo i gioielli ho fatto orologi, penne stilografiche, vetri, oggetti per la casa, mobili, arredo urbano, cravatte, scarpe, vestiti da donna e da uomo, anche per grandi marche. Ho spaziato un po’ in tutti i settori. Adesso sto inseguendo il mondo dell’arte, per ritrovare alcune vecchie conoscenze e creare insieme nuovi pezzi a quattro mani. Ho un programma ventennale di lavoro.

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Ama le collaborazioni evidentemente.

Sì, preferisco andare in tandem. Ritengo che mettendo insieme le mie idee e quelle di altri che spesso non conoscono i materiali adoperati, il lavoro in team diventi più importante che non da soli.

Ha iniziato negli Anni ’70, con un mondo totalmente diverso. Com’è cambiato oggi, anche relativamente al design?

Il design oggi non c’è più, c’è l’esigenza di produrre qualcosa di industrializzato, c’è una massificazione. Penso che anche le aziende abbiano bisogno di oggetti prodotti in piccole quantità, che abbiano un significato particolare, inventato con la manualità dell’artigiano.

 

C’è un ritorno all’artigianato?

Penso di sì, che la gente sia stanca delle cose fatte in serie, abbia voglia di pezzi unici e un po’ particolari.

 

Il prossimo progetto?

Sto lavorando per me e promuovendo la mostra, che vorrei diventasse itinerante, per far capire cos’ho fatto in questi 40 anni.

 

Una mostra nella sua città, è profeta in patria!

Sì, me ne avevano dedicata un’altra in Basilica Palladiana, molto bella e importante, ma questa è molto più particolare: racconta chi sono.

 

Cleto Munari - Anello Aviator

Cleto Munari - Anello Aviator

Cleto Munari - Anello Aviator

Cleto Munari - Anello Aviator

Cleto Munari - Anello Aviator

Cleto Munari - Anello Aviator

Cleto Munari - Collana Aviator

Cleto Munari - Collana Aviator

Cleto Munari - Anello La Divina

Cleto Munari - Anello La Divina

Cleto Munari - Ciondolo La Divina

Cleto Munari - Ciondolo La Divina

Cleto Munari - Anello La Divina

Cleto Munari - Anello La Divina

Cleto Munari - Ciondolo La Divina

Cleto Munari - Ciondolo La Divina

Cleto Munari - Anello Les Folies

Cleto Munari - Anello Les Folies

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