di


Ciclica caccia alla definizione: che cos’è un gioiello di design?

Ci risiamo: se la fame caccia il lupo dal bosco, la crisi favorisce la riscoperta di un fenomeno ciclico come quello tradizionalmente chiamato “della definizione”. Il fatto è che quando i settori della gioielleria, dell’oreficeria e dell’argenteria si trovano in crisi, oppure quando tende a crescere troppo velocemente il costo delle materie prime, di solito salta su un comunicatore o uno studioso o il capo di un’associazione di categoria – di norma in buona fede, a volte mica tanto – e lancia l’indagine dell’anno, impegnando il suo mezzo di comunicazione nella risposta all’epocal domanda: ma che cos’è un gioiello? Coraggio, alzi una mano chi non ha mai partecipato alla realizzazione di questa “ricerca” molto… scientifica: andava di moda quando cominciai a occuparmi di preziosi e continua a essere organizzata dopo così tanto tempo. In genere, partecipano con slancio designer più o meno noti che colgono carinamente l’occasione di dire la loro e di far sapere in che cosa consiste questa “loro”.

Ma siamo leali con i progettisti dei nostri giorni: se e quando partecipano, cercano di evitare le scempiaggini d’antan, perfino quando sono stati informati che ci si attende un intervento moooolto provocatorio. E anche a me, notoriamente angelo in terra, il direttore Micera ha richiesto provocazioni. Lo deluderò perché mi limiterò a una domanda con allegato invito ai lettori. Dunque, che cos’è un gioiello? Ovviamente, tutto e il contrario di tutto. Un giorno, il gioiello è quello tradizionale, d’oro e di gemme; il giorno dopo, è quello “di design”, vale a dire… vale a dire cosa? che cosa significa “gioiello di design”? non c’è un design, almeno una qualche forma di design, dietro ogni gioiello e diciamo pure dietro ogni prodotto? o a certi livelli si scivola nell’autoprogettazione? La domanda (e chiamala provocatoria) è: “che cos’è un gioiello di design”? Forza con le risposte. Secondo me, siamo capaci di superare stereotipi vecchiotti.


13 commenti

  1. Sonia Sbolzani says:

    Lo definirei un gioiello in cui l’intelletto mira a prevalere prometeicamente sulla materia. Personalmente in fatto di gioielli sono molto, ma molto materialista…


  2. Franco T. says:

    L’amico Roggini, anche se dell’Oca, è come sempre molto arguto e sa cogliere con gesto provocatorio il tema della definizione di un gioiello. Senza ricorrere alla storia è solamente un ornamento che tende ad esaltare la personalità di un individuo. Esprime, religione, magia o potere e comunque bellezza. Che sia definito di design è pleonastico. Forse il termine giusto per definire un gioiello di oggi, concepito oggi, è “contemporaneo”. Ovvero la capacità di esprimere l’attualità che è composta da comportamenti, moda e quant’altro diuturnamente ci circonda. Saluti a tutti.


  3. Gianni Roggini says:

    Grazie a Sonia, rea confessa di materialismo orafo (si fa per dire, ovviamente), e grazie a Franco, al quale raccomando – se ne ha voglia – di accompagnarci in un viaggio più approfondito nel contemporaneo, al di là della conclamata “capacità di esprimere l’attualità”. Già che ci siamo, gli raccomando anche di non attribuirmi identità che non ho: come certamente ora ricorda, non sono dell’Oca ma dell’Onda, a Dio piacendo. Tanto per la precisione. Un caro saluto.


  4. pasqualina says:

    dietro ogni oggetto di design esiste una progettualità creativa fatta d’intuizioni ed emozionalità!
    Altra cosa,invece, è veicolare nell’ambito commerciale prodotti siano essi gioielli o meno,per prodotti di design.Per la mia limitata esperienza commerciale sento da più parti infiorettare le vendite con argomentazioni del genere………poi ci lamentiamo se perdiamo di credibilità con il consumatore finale !


  5. Wilma Viganò says:

    Un gioiello è un oggetto ornamentale (con valenze simboliche e/o emotive) realizzato con materiali e pietre preziose.
    Altrimenti si definisce bijoux, o bigiotteria.
    La terminologia “di design” è ininfluente in quanto riguarda forma e stile. Ci può essere un gioiello o un bijoux di design.
    Che poi nelle gioiellerie vengano offerti in vendita bijoux è tutto un altro discorso.
    Un cordiale saluto.


  6. Franco Marchesini says:

    Raccolgo con soddisfazione l’invito a partecipare. Se non adesso, quando?
    Dopo questa battutona di fantasia creativa, devo confessare apertamente a tutti i lettori – escludendo le due (forse tre) persone che mi conoscono – la mia abissale ignoranza sui temi della definizione e la mia incapacità di capire il significato di tante paginate sull’argomento. Ciononostante vorrei rivolgere un accorato appello agli esperti a lavorare in fretta. Perché i problemi imortanti da risolvere ci sono, ma sono altri. Infatti la mia sollecitazione deriva dal fatto che la produzione italiana dell’oggetto di cui si sta cercando il nome si è dimezzata, in termini reali, nell’ultimo decennio. E la tendenza alla riduzione non sembra si sia arrestata.
    Con buona pace degli afflitti da jettatura, che già stanno prendendo le opportune – spesso inconfessabili – contromisure.


  7. Gianni Roggini says:

    Mi associo all’amico Franco nel raccomandare una certa premura: in effetti, di tempo ne rimane poco. E il problema da risolvere non è quello di una definizione più o meno azzeccata. Di sostanza mi par che si debba parlare. Quanto al resto, può andare benissimo quanto ha scritto Wilma Viganò, che, essendo di origini friulane, è molto ma molto precisa. Come sempre.


  8. Franco T. says:

    Si dice che il tempo è galantuomo ma talvolta è anche vero che trascorrendo annebbia la memoria. Chiedo scusa per l’errata attribuzione circa la tua vera identità di appartenenza alla nobile contrada dell’Onda. Per quanto riguarda l’argomento principale noto con piacere che il tuo angolo accoglie anche chi come Wilma ha dato tutta la sua professionalità per promuovere il disattento settore orafo italiano. Riusciranno i nostri eroi a superare il deserto che sta davanti al gioiello? Come? Con che cosa? Con il design? Le risposte ai posteri.


  9. Gianni Roggini says:

    Caro Franco, spero proprio che non dovremo attendere i posteri per avere risposte da discutere e, nel caso, contestare. Credo che neanche a te sorrida l’idea di cercare in chi verrà le possibili soluzioni dei nostri problemi. Meglio un bel dibattito fra viventi, non trovi? Quanto a Wilma e ad altri amici, è superfluo dire che sono onorato dell’affettuosa attenzione. Purtroppo, nel corso degli anni non ci son0 state abbastanza Wilme né abbastanza Wilmi. In caso contrario, forse ci porremmo domande meno… impegnative. Ma forza, andiamo avanti! Qualcosa questo settore ci ha dato, qualcosa abbiamo dato, qualcosa continueremo a dare. Finché ce lo permetteranno…


  10. Non sono d’accordo sulla definizione di gioiello come qualcosa da caratterizzarsi in base ai materiali. Un gioiello è un gioiello. Prezioso o non prezioso che sia. La scelta del materiale non va a definire l’oggetto, un po’ come nella vita: ciò che si ha non corrisponde a ciò che si è.
    Un oggetto di design dovrebbe, per definizione, riassumere in se funzionalità ed estetica. Per definizione un gioiello non dovrebbe mai essere un oggetto di design in quanto la funzionalità non è propria del gioiello se non della spilla nella funzione della spilla da balia o simili.
    Al di là delle sottigliezze però definirei un gioiello di design un gioiello in grado di mostrar se stesso, le sue peculiarità ed il suo essere, portando chi lo osserva a non badare quasi di cosa è fatto. Un gioiello di design è come una donna: può indossare vestiti da poco prezzo e non essere particolarmente bella, ma se ha fascino, al suo passaggio lascia un alone di charm che fa voltare chiunque a guardarla.


  11. Stefano Ricci says:

    Caro Gianni,
    tu e Wilma avete ben detto. Ma dice bene pure chi invita ad uscire da certi schemi mentali che inquadrano il gioiello come un prodotto.
    Ciò che ha ridimensionato sostanzialmente il desiderio di possedere un gioiello è la serialità esasperata, voluta per meri fini speculativi, ma comunicata come un valore.
    I valori immateriali di un gioiello – quelli che ci portano a desiderarlo – non sono nelle materie preziose, ma in ciò che queste esprimono nella forma in cui vivono e significano.
    Il gioiello che oggi ci manca non è quello che ostenta una superba, raffinata e costosa manifattura che esalta gemme rare e stupende. Non è il gioiello minimalista e/o concettuale. Non è il gioiello che esibisce citazioni più o meno colte. Non è il gioiello per tutti e per tutte le stagioni.
    Il gioiello che ci manca è quello che rappresenta la nostra anima, il sentimento che ci accompagna nell’esperienza quotidiana, quella che ci costringe al confronto, alle scelte con noi stessi… a riconoscerci, ad accettarci, ad amarci, ad esprimerci.
    Tutto ciò non è più nei gioielli che ci offre il mercato, né quello delle griffes né quello dei cosiddetti “unbranded”.
    Questo lo possiamo trovare nel dialogo diretto e profondo con i pochi autori che conoscono il gioiello, che conoscono la vita ed amano la vita e il gioiello. Ed hanno l’umiltà di mettersi in gioco, trasferendo ad altri innamorati della vita e del gioiello la propria sapienza e l’emozione della ricerca e dell’unicità dell’opera.
    L’industria orafa ha fatto il suo tempo. L’ubriacatura è finita. Il gioiello è un’altra cosa.
    Un caro saluto.
    Stefano Ricci


    • Gianni Roggini says:

      Caro Stefano, ti ringrazio dell’impegno con cui hai affrontato l’argomento “gioiello”, estendendo il campo della partecipazione al dibattito. E’ un aspetto importante: ora come ora mi sembra giusto che il settore vada alla ricerca di risposte più che di sentenze tipo “l’ubriacatura è finita. I gioiello è un’altra cosa.” E in questo senso avevo orientato la mia piccola e trepida provocazione. A volte, da vecchi, le emozioni sono molto forti…
      Bene: penso che uno di questi giorni ci troveremo in un locale sufficientemente spazioso e parleremo di e con persone disposte a sostenere che anche attraverso l’amore per il gioiello si può sviluppare l’amore per la vita” e ad accettare un’idea non facile: “il gioiello che ci manca è quello che rappresenta la nostra anima”.
      Ho seguito con piacere, negli ultimi mesi, vivaci accenni di sviluppo di un nuovo modo di rapportarsi al gioiello, di proporne un nuovo ruolo e una nuova funzione. Si può essere d’accordo o meno sulla definizione; fatto sta che persone di spessore s’impegnano a trovare nuove immagini, nuove forme. Coraggio, amici, bisogna continuare; per l’esattezza, VOI dovete continuare perché il gioiello è uno strumento per indagare il futuro, è lo spirito in divenire.
      Il gioiello è un’altra cosa, afferma Stefano Ricci: per un attimo, non importa stabilire “altro” rispetto a cosa.


  12. Un gioiello per cominciare e fatto d’un materiale pregiato, (oro,platino,argento) puo’ essere abbianato a pietre preziose, semipreziose, oppure abbinato ad altri materiali ma sempre con oro,platino,ecc.( se non fatto in altri materiali non sopra nominati si chiama accessorio,ecc.)
    Un gioiello prima di apparire deve essere il reflesso di chi lo indossa…… il resto nella mia pagina facebook:

    http://www.facebook.com/gabrielarigamotiJewels

    secondo il mio punto di vista.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In Lebole secondo banner orizzontale