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Chimento in liquidazione

Accordo sindacale a tutela dei 73 dipendenti: l’azienda vicentina in attesa di possibili operazioni di rilancio

Chimento

Crisi, un altro “gioiello” del Made in Italy a rischio. La Chimento Gioiellieri di Grisignano di Zocco ha infatti comunicato ai sindacati di categoria, Fiom Cgil e Fim Cisl, di essere in liquidazione. La misura sarebbe stata presa per preservare il patrimonio dell’azienda, in attesa di possibili operazioni di rilancio dell’attività produttiva, che potrebbero concretizzarsi in una cessione o affitto d’azienda.

La storica impresa vicentina alla fine di dicembre ha sottoscritto un accordo sindacale per tutelare i 73 dipendenti attualmente in forza, per richiedere al ministero del Lavoro la concessione della cassa integrazione straordinaria prevista, in questi casi, per un periodo di 1 anno. Un tempo nel quale si spera di trovare soluzioni per salvare un marchio che vanta una lunga tradizione.

Le difficoltà del brand di Grisignano, nato nel 1964 e trasformatosi negli Anni ’90 in Chimento Gioiellieri, però, non sono recenti. Dopo un inizio di millennio fortemente positivo, l’azienda di Grisignano ha accusato difficoltà, con un crollo dei ricavi del 47% dal 2006 al 2011, che l’hanno portata, già nel 2009, ad una prima tranche di cassa integrazione per una cinquantina di dipendenti. Nel 2012 è stata la volta della mobilità per 63 lavoratori sui 143 all’epoca presenti in azienda, che aveva rappresentato la riduzione più drastica di personale, al termine della quale si era sperato in un superamento della criticità.

Recentemente, invece, la decisione di procedere alla liquidazione e la nuova cassa integrazione approvata a fine 2015, nella speranza, entro un anno, dell’arrivo di marchio che voglia acquisire e rilanciare il prestigioso brand. Alcuni contatti ci sarebbero già e voci, tempo fa, riguardavano un interessamento dell’americano Richline Group.

Intanto il sindacato chiede aiuto alle istituzioni. “Ci preoccupa il futuro delle oltre 70 persone occupate nell’azienda – afferma Giampaolo Zanni della segreteria della Cgil di Vicenzaed il rischio che un altro importante e storico pezzo di manifattura vicentina vada perso per sempre. Le istituzioni locali e le forze politiche e sociali del territorio dovrebbero farsi sentire, assieme alle organizzazioni sindacali, per cercare di affrontare situazioni come questa e di rilanciare il nostro tessuto produttivo. Risulta infine ancora una volta chiaro, che senza interventi nazionali di politica industriale e di rilancio dell’economia il nostro manifatturiero da solo non riesce a reggere. Servono interventi del Governo per aiutare il nostro tessuto produttivo ad affrontare queste mutate condizioni nazionali e globali”.


1 commento

  1. Per la serie “tutti i nodi vengono al pettine” . Da ex concessionario che volontariamente non ha voluto farsi imporre target per restare tale, e dopo tanto discutere col proprio agente sulla mancanza di attente politiche di prodotto e distribuzione adeguate al particolare frangente di crisi del mercato, posso affermare che un poco di ragione ce l’avevo.Beninteso sono molto dispiaciuto e faccio i migliori auguri all’azienda e ai dipendenti, Un prodotto , un brand e un know-how tali non si devono perdere. Solo al prossimo inizio auspico una vera sintonia Concessionari-prodotto-Dirigenza. Il concessionario non è un magazzino da riempire, ma un partner da ascoltare e coinvolgere , per un successo durevole. Vincenzo Stolfi.


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