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Certificare l’etica della filiera è l’ambizioso obiettivo del Responsible Jewellery Council

Tutelare i diritti umani, sostenere i principi sociali ed ambientali. È il primo obiettivo perseguito dal Responsible Jewellery Council, l’organizzazione internazionale no profit volta a promuovere norme e prassi operative in tutto il settore orafo, dall’estrazione mineraria del nobile metallo e dei diamanti sino alla vendita al dettaglio.

La sua storia ha inizio nel 2005 quando un gruppo di 14 organizzazioni di fama mondiale si riuniscono dando vita al rinomato Consiglio. Oggi conta circa 150 membri tra aziende, associazioni ed organizzazioni di categoria coinvolte integralmente nella mission comune. Una partecipazione attiva che ha contribuito a sottoscrivere un nuovo Sistema di Certificazione internazionale per la manifattura di oro e diamanti nonché per l’etica imprenditoriale nel rispetto dei diritti umani e della protezione ambientale. Di fondamentale importanza la presenza di 15 stakeholders, revisori esterni accreditati per verificare la conformità con le norme di procedura del Council e controllare il sistema di gestione delle aziende partecipanti. La loro efficienza e l’alto valore della Certificazione permettono l’attuazione di pratiche correttive adeguate e di sanzioni in caso di irregolarità ripetute ed intenzionali. Una garanzia unica nel suo genere che assicura il mantenimento di precisi standard che identificano il rispetto, la trasparenza e la salvaguardia dei valori etici e l’imparzialità sociale e ambientale.

Un sostegno per tutte le comunità e le popolazioni dei luoghi soggetti a qualsiasi forma di estrazione mineraria istaurando con le stesse un rapporto di solidarietà e rispetto. Una vera protezione per le zone da esplorare attraverso l’immediata chiusura di scavi qualora si manifestassero segni di impraticabilità o possibili danni ambientali. Repentino l’intervento in merito alla vicenda dei diamanti provenienti dal giacimento di Marange nello Zimbabwe dove avvengono pesanti violazioni dei diritti umani e da dove vengono esportati illegalmente anche con certificati Kimberley Process falsi. Da qui l’immediato potenziamento di vigilanza da parte del personale di auditing e l’aggiornamento sugli sviluppi di questo triste caso di sopraffazione e sfruttamento criminale. Un invito ai suoi membri ad attenersi rigorosamente agli schemi di Certificazione diffidando dal trattare, acquistare e vendere tali diamanti. Il Sistema diviene così un concreto aiuto umanitario.

Pubblicamente varato e divenuto operativo lo scorso dicembre, è stato presentato per la prima volta alla Fiera di Vicenza riscuotendo un enorme successo. Lo stesso presidente Roberto Ditri ha dichiarato che tale iniziativa è “da una parte uno stimolo per tutti i nostri operatori e dall’altra conferma Vicenza come un palcoscenico internazionale per raggiungere la filiera dell’oro a livello mondiale”. Con entusiasmo John Hall, vice presidente del RJC, ribadisce così l’importanza del progetto: “Usare il sistema di certificazione del Responsible Jewellery Council per rafforzare la fiducia nel consumatore e garantire l’applicazione ed il mantenimento di alti valori di etica e moralità nel proprio lavoro”. Ancora Hall evidenzia la riduzione della quota associativa pari al 25% allo scopo di ridurre la percentuale delle vendite annuali dallo 0.006 allo 0.0045% per i venditori e i produttori di oro e diamanti e dallo 0.004 allo 0.003% per le aziende orafe. L’RJC preannuncia per i prossimi due anni di sostenere pienamente la realizzazione del Sistema e continuare ad incrementare la sua influenza e il valore dei membri.


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